Astrofisico, esperto nella gestione di quelle immani masse di informazioni scambiate in rete, Luca Naso dalla Cina è tornato in Sicilia. Perché “essere decentrati può diventare un’opportunità”

di Antonio Schembri

Non solo cervelli in fuga. C’è chi torna da dove è partito e fa fruttare il bagaglio di conoscenze acquisito nei centri di ricerca di altri Paesi. La storia di Luca Naso, 38 anni da Caltagirone, astrofisico di formazione, data scientist per scelta e professione, esemplifica questa scommessa. Lui è rientrato a Catania nel 2013 da Pechino, cuore della tecnologia mondiale. Nella blasonata Accademia delle Scienze ha trascorso gli ultimi due di otto anni all’estero. Ricerca pura, la sua, su materie misteriose, quelle dei campi magnetici nell’universo:“Stelle di neutroni e la fisica dei nuclei delle galassie”, accenna. A cui ha aggiunto gli studi sulla simulazione numerica con i super calcolatori, macchine che occupano intere sale e ancora oggi rappresentano il top della tecnologia computazionale.

In Cina Naso approfondisce anche l’indagine su un altro genere di galassie: l’uni- verso dei Big Data, l’immane quantità di informazioni prodotta, e continuamente moltiplicata, dalle tecnologie digitali. Il“petrolio del futuro”, lo chiamano in molti. Vale la pena soffermarsi su questo fenomeno. Nei primi anni’ 80 un pezzo dei Police, Too Much Information, alludeva al rischio di perdere il lume della ragione per il sovraccarico di notizie che illudono di “aver visto il mondo sei volte, dal Mar del Giappone alle scogliere di Dover”. Ma il caos di dati di quell’epoca era poca cosa rispetto alla loro attuale esplosione. Quando si parla di Big Data ci si approssima infatti a una mole informativa giornaliera stimata a oggi in circa 2,5 exabyte (1 exabyte equivale a 1 milione di terabyte).

Una crescita esponenziale mossa solo in parte dai social networks più infl  Gli esperti sostengono che se fosse possibile stipare all’interno di volumi l’intera massa dello scibile oggi digitalizzato otterremmo una “libreria” di cinque scaffali, estesa, per adesso, alme- no quanto la superficie degli Stati Uniti. Quel che è certo è che tale patrimonio di conoscenza esorbita la capacità dei comuni hardware e software di elaborarlo. È in questo contesto che agiscono i data scientists, professionisti specializzati nel trarre dai Big Data i necessari insight, cioè percezioni per costruire software in grado di adoperarle, soprattutto in chiave predittiva.

Materia strategica, quindi, per aziende e pubbliche amministrazioni. Luca Naso è uno di loro. Ma anziché nella mainstream dell’economia digitale – dalla californiana Silicon Valley alle corporation asiatiche dell’intelligenza artificiale ha preferito mollare un gigante economico come la Cina per approdare prima a una piccola e creativa azienda digitale di Mirabella Imbaccari, paesino tra Piazza Armerina e Caltagirone. Poi, a un altro gruppo del settore, con sede nel centro di Catania.

Da astrofisico in terre lontane a scienziato dei dati in Sicilia. Come e perché?
“Ho fatto combaciare due passioni, la fisica e i computer. Dopo la laurea a Catania, sono partito per un dottorato in astrofisica a Trieste, al quale sono seguiti contratti di ricerca nella stessa materia all’università di Padova e successivamente di Varsavia e di Oxford. A Pechino ho avuto il contratto più lungo. Mentre studiavo le stelle ho cominciato anche a orientarmi verso progetti in cui l’architettura dei calcolatori viene fino al miglioramento della vita collettiva. Sono tornato in Sicilia per attuarli in questo particolare momento di transizione”.

A cosa si riferisce?
“Alle nuove direzioni dell’economia. Tornato dalla Cina, tra il 2013 e il 2015 ho fatto parte del team della Edison Web (a Mirabella Imbaccari, ndr). Quell’esperienza ha prodotto alcuni importanti risultati nel campo del digital signage, la comunicazione mediante pannelli e totem elettronici. Per esempio, un’azienda americana di taxi ha scelto il nostro sofware per gestire il traffico della sua fl nell’area urbana di New York. Oggi, con la catanese Neodata, lavoriamo per aiutare brand, agenzie, publisher ed emittenti a utilizzare dati di audience per immettere nel mercato contenuti personalizzati di natura editoriale o pubblicitaria. Nel concreto, abbiamo fornito a Mediaset il Data Lake Corporate, cioè un sistema d’archiviazione dei Big Data all’avanguardia, e strumenti per misurare l’audience in tempo reale: un’innovazione rispetto all’Auditel, che consente invece di raccogliere quei dati solo il giorno dopo. Ma tra i nostri clienti ci sono anche Sky, Unicredit, Barilla e Real Madrid”.

Comunicazione sempre più mirata…
“Sì. Un elemento importante anche in politica. Ricordiamoci quanto la gestione dei Big Data ha pesato nelle ultime campagne elettorali americane”.

Come è cambiato l’approccio ai dati?
“Da un metodo analitico, per fornire una lettura della realtà di tipo storico, siamo arrivati a un approccio olistico, in cui il risultato è di ottenere, mediante algoritmi, uno scenario generale, attraverso cui è possibile anche prevederne altri”.

Qualche esempio?
“Un formidabile produttore e utilizzatore di Big Data è il circo della Formula Uno. Lo stesso vale per l’ambito delle auto a guida autonoma. Le microtelecamere montate su questi prototipi distinguono in millisecondi ciò che si pone davanti al veicolo grazie a archivi di fotogrammi comunicanti col computer di bordo”.

Con quali sistemi si ottiene tutto questo?
“Con il Machine Learning. È la tecnologia che permette di estrarre conoscenza dai dati. Ma ci sono tanti altri strumenti per gestirli”.

Quali i settori oggi più coinvolti nel fenomeno Big Data?
“Sono disparati. Oltre all’industria automobilistica, si va dalle telecomunicazioni alla finanza, dall’industria manifatturiera al commercio on line. E ancora la pubblicità e il broadcasting. Ambito, questo, in cui cresce la progettualità della cosiddetta Addressable Tv (letteralmente, Tv mirata, ndr), per adesso centrata sull’erogazione in tempo reale di annunci pubblicitari tarati su fasce orarie e specifiche esigenze delle famiglie”.

È possibile in Sicilia incrementare il business nel digitale?
“Non ci sono limiti. L’attività del data scientist si basa sulla lettura dei trend e con- durla da osservatori decentrati può essere davvero un valore aggiunto. Occorrono però logiche di squadra e la costante volontà di innovare”.