Nel Mezzogiorno due donne su tre non lavorano. eppure la Sicilia racconta storie di donne imprenditrici nell’editoria, nell’agro-industriale, nel turismo, nei servizi. una presenza da fare crescere

di Antonio Calabrò

6,7 trilioni di dollari. 6.700 miliardi, per dirla in altro modo. L’equivalente del Pil, tutta la ricchezza prodotta in un anno da Italia e Giappone. Una montagna di soldi. Di risparmi. Gestiti da quattro donne.

Ecco i loro nomi: Anne Richards di Fidelity International, Abigail Johnson di Fidelity, Mary Callahan Erdoes di JP Morgan Chase e Michelle Scrimgeour, 55 anni, appena nominata amministratore delegato di Legal & General Investment Management, la società dell’omonimo gruppo assicurativo inglese con un patrimonio di 1,3 trilioni di dollari in gestione. Una così potente e qualificata presenza femminile, raccontata da “L’Economia” del Corriere della Sera (4 marzo) è una novità rilevante, in un mondo finanziario dominato dagli uomini, spesso rapaci “lupi di Wall Street”.

E siccome nella grande finanza nulla succede se non rispondendo a robusti interessi, si scopre che proprio nella gestione del risparmio le donne si sono dimostrate più affidabili, acute, lungimiranti, abili nel capire e nel costruire futuri sicuri (proprio quel che chiedono le famiglie che ai fondi affidano i loro soldi, garanzia d’un migliore avvenire per i figli o d’una vecchiaia più tranquilla). Il caso del “poker di donne di denari” è solo l’ultima delle notizie che raccontano una maggiore presenza femminile nel mondo economico. Le donne al vertice di grandi imprese sono ancora poche, anche in Italia. Ma il loro numero sta aumentando.

La legge Golfo-Mosca del 2011 sull’obbligo di avere almeno un quinto di donne nelle società quotate in Borsa ha fatto crescere la loro presenza (erano il 2 per cento nel 2003, sono il 35 nel 2017). Ma resta ancora molta strada da fare: sono donne solo il 19 per cento del top management nel complesso delle imprese italiane (dati Luiss Business School 2018). Più in generale, se le partecipazione femminile italiana al mondo del lavoro fosse del 60 per cento (la percentuale della dinamica Lombardia, allineata alla media Ue), il Pil del Paese crescerebbe del 7.

Più donne, più ricchezza, più sviluppo, insomma. Vale soprattutto nel Mezzogiorno, dove due donne su tre non lavorano. Eppure, proprio la Sicilia racconta storie di straordinarie donne imprenditrici, nell’editoria, nell’impresa agro-industriale, nel turismo, nelle varie attività dei servizi. Una presenza da fare crescere.