Secondo il filosofo Immanuel Kant, se tu eviti di passare con il rosso o di gettare un sacchetto di immondizia dal tuo balcone sulla strada solo perché hai paura delle multe, il tuo comportamento è legale ma immorale…

di Augusto Cavadi

Secondo il filosofo Immanuel Kant, se tu eviti di passare con il rosso o di gettare un sacchetto di immondizia dal tuo balcone sulla strada solo perché hai paura delle multe, il tuo comportamento è legale ma immorale. Moralmente apprezzabile lo sarebbe se tu ti comportassi civilmente per senso del dovere, non per timore delle pene. Capite bene che un adepto di questa nobile teoria kantiana, se vive a Kaliningrad (come si chiama, adesso, Königsberg, la città natale del filosofo prussiano) o a Berlino o a Edimburgo, vivrà nel perenne dubbio interiore: sono solo nella legalità o ho raggiunto anche la maturità etica?

Lo stesso cittadino, in visita in Sicilia, potrà godere di una luminosa chiarezza interiore. Infatti, dopo solo tre o quattro giorni di ambientamento, si renderà conto che una parte del paese vive nella (quasi) perfetta a-legalità. Sale su un autobus? Può timbrare o non timbrare il biglietto: nessuno gliene chiederà conto (o, se proprio passasse un controllore, potrebbe sempre vidimarlo in sua presenza). È tentato di posteggiare in una zona vietata o in seconda fila?

Potrà farlo o evitarlo: nessuno si scandalizzerà dell’infrazione, protesterà per il disagio o gli comminerà una sanzione. Ha bisogno di liberare di tutti i mobili decrepiti l’appartamento della nonna defunta? Potrà chiamare il numero dell’azienda municipale e attendere, con pazienza, quindici o venti giorni il proprio turno, ma anche disfarsene la sera dopo cena sul marciapiedi accanto al portone di casa (meglio ancora: accanto al portone della casa del vicino). Egli sarà, splendidamente e tragicamente, solo con la sua coscienza.

Se dopo una decina di giorni egli continuerà a comportarsi come in Russia o in Germania o in Scozia, potrà essere sicuro della sua rettitudine morale: sarà la fedeltà kantiana al dovere per il dovere (o, per lo meno, all’imperativo categorico di comportarsi individualmente come si vorrebbe che si comportassero tutti gli altri cittadini) a guidarlo nelle scelte quotidiane, non certo il timore dei rigori della legge statuale. E, una volta ritornato in patria, potrà benedire per il resto della vita il soggiorno siciliano che gli ha offerto, fra tante altre meraviglie naturali e artistiche, la controprova della sua encomiabile maturazione etica.

L’isola mediterranea, infatti, gli avrà mostrato, come mai prima in vita sua, la bellezza non solo del “cielo stellato” sopra di lui, ma anche della “legge morale” dentro.