Una proposta di rasegna

di Claudia Cecilia Pessina

THE CANADIAN PRESS, CANADA – Frances d’Emilio –  3 ottobre 2018
A Linosa è facile adottare i ritmi rilassati dell’isola
Non ci sono hotel, ma gli isolani aprono le loro semplici case a chi cerca ritmi rilassati. Niente banche, ma non c’è molto da comprare con i soldi. Un unico negozio di souvenir e pasti a prezzi modici. Mentre la straordinaria bellezza naturale è abbondante e gratuita in questo paradiso verdeggiante. Tra le tante splendide isole italiane mi mancava solo Linosa, forse perché ci vuole un po’ di determinazione per arrivarci.

A settembre, eravamo in venti, molti viaggiatori solitari come me. Dopo un paio di passeggiate nelle poche strade, i visitatori fanno amicizia con gran parte dei circa trecento Linosani. L’unico “locale notturno” è un wine bar, che sabato sera chiude prima di mezzanotte. Niente discoteca. Ma di notte si possono osservare i rituali di una colonia di Berte maggiori. Giovanni Grana condivide appassionatamente con una manciata di turisti a bordo del suo semplice motoscafo di legno, i dettagli che ha appreso sulle abitudini di questi affascinanti uccelli, rendendoli poesia. “Il mio obiettivo è far innamorare dell’isola”.

DS MAGAZINE, BELGIO – Bruno Vanspauwen – 26 gennaio 2019
Metti il vigneto sulle pendici del vulcano

Molto si è scritto sull’influenza del suolo su qualità e gusto del vino. Ma in nessun caso è più evidente che con le viti cresciute su suolo vulcanico. Lava solidificata e cenere conferiscono al vino non solo un sapore fruttato, ma anche intensi aromi di terra e minerali. I vini più affascinanti sorgono sempre in condizioni al limite. Ripidi pendii, altitudini elevate, temperature estreme e terreni aridi. E cosa c’è di più estremo di un vulcano? Se ne può assaporare la potenza e l’energia.

Il viticoltore può vederlo semplicemente come una collina o una montagna dove le viti stanno su un pendio, buono per l’esposizione al sole e il drenaggio. Ma il terreno fa la differenza. Come per molti vulcani silenti o estinti in Campania e Basilicata, in Ungheria e nell’Ardèche. O lungo la Mosella e il Reno, nel sud dell’Alsazia, sull’isola di Santorini o di Madeira. Lanzarote è forse il posto più famoso in Europa, ma il vino buono purtroppo è raro, forse a causa della mancanza d’acqua. O forse per i troppi turisti. Risultati molto migliori si possono trovare in Sicilia, sulle pendici dell’Etna. In particolare col meno conosciuto ma eccellente Nerello Mascalese, chiamato giustamente pinot nero di Sicilia.

LE FIGARO, FRANCIA – Olivier Michel – 01 febbraio 2019
Le misteriose mummie di Sicilia

Negli scantinati di dozzine di chiese e monasteri siciliani, migliaia di mummie raccontano, silenziose, una storia sconosciuta. “Eravamo quello che sei, sarai quello che siamo”. All’ingresso delle Catacombe di Palermo, questa frase annuncia un percorso dal quale si ritorna vivi, ma emotivamente non indenni. Novemila mummie appese in piedi o distese in nicchie, sono raggruppate per sezioni: notabili, religiosi, corporazioni e famiglie. Più avanti, si riconoscono i preti e i monaci.

La storia della mummificazione inizia con l’installazione dei cappuccini sull’isola nel 1528. In quattro secoli diventano esperti di diversi metodi di conservazione. L’interesse per queste tecniche si sta diffondendo in tutta l’isola e non c’è cittadina di una certa importanza che non esponga nella cripta della sua chiesa i corpi di sacerdoti, monaci o cittadini in vista. Una forma terrestre di vita eterna.