Davide Santacolomba è nato con un grave deficit uditivo ma è diventato un grande pianista. storia di un ragazzo di talento che, grazie a un’eccezionale forza di volontà e maestri che hanno creduto in lui, ha ribaltato il suo destino

di  Alessia Franco

La prima volta che Davide ha sentito il tintinnio dei bicchieri di cristallo, per un brindisi, ne è rimasto insieme affascinato e stupito. Affascinato da quel suono che – lo aveva imparato sul campo – è simbolo di festa; stupito perché, semplicemente, non pensava che due bicchieri, sbattendo leggermente, producessero rumore. Prima che gli venisse applicato un impianto cocleare, nel 2013, Davide Santacolomba non sentiva i suoni di registro acuto, come il vento o il cinguettio degli uccelli. E, ovviamente, moltissime tonalità che fanno parte della grammatica della musica e della sua vita. 

Sì, perché questo giovane uomo di 31 anni e di natali palermitani, di professione fa il pianista e con la sua musica gira tutto il  mondo. 
Sembra lontanissimo quel giorno in cui, a otto anni, la diagnosi fu impietosa: ipoacusia neurosensoriale. Ad accorgersi delle grosse difficoltà che il bambino aveva nel sentire è stata la nonna, notando che, per vedere la tv, si posizionava molto vicino all’apparecchio.

Da quel giorno è iniziato il calvario degli accertamenti, ma anche l’amore di questo bambino prodigio per la musica, e in particolare per uno strumento che non fa sconti in termini di studio e di fatica: il pianoforte. “Dopo gli esami fatti a Palermo, mia madre cercò un ulteriore parere a Milano – racconta il musicista – e anche lì la mia patologia venne confermata. Eravamo ospiti di un’amica di famiglia, che a casa aveva un pianoforte e, per distrarmi, mi suonò Fra’ Martino campanaro. Mia madre e la sua amica mi lasciarono un po’ solo, a pigiare i tasti, ma io volevo disperatamente riprodurre quella melodia, anche se l’avevo sentita molto in parte. Finalmente chiamai mia madre e gliela suonai. Non so come, ma ci ero riuscito”.

Così è nato l’amore tra Davide e la musica: un amore corrisposto ma molto contrastato. Tanto che, dopo avere preso lezioni private e non avere pensato ad altra strada che non fosse il Conservatorio per la prosecuzione degli studi, il ragazzo incontra un insegnante che il problema glielo spiattella lì: “Sei sordo, non puoi suonare”. Punto. Senza tanti complimenti. Verrebbe subito da pensare a Beethoven e al suo straordinario “orecchio assoluto” (la capacità cioè di riconoscere e riprodurre la frequenza di una nota senza un diapason o altri supporti), che gli permise di non abbandonare la musica, pur soffrendo terribilmente della propria sordità.

“Ma Beethoven aveva memoria di certi suoni, perché perse l’udito in un secondo momento – riflette Davide Santacolomba – io non li avevo mai sentiti, o almeno non lo ricordavo. Non c’era nessuno, insomma, nella mia situazione, e la bocciatura all’esame di conferma avrebbe comportato la mia esclusione al Conservatorio, la fine di ogni cosa”. Davide, allora studente e intimorito, decide di fare l’esame lo stesso. Risultato: promosso. Ma nessun insegnante voleva prendersi cura di lui, di un pianista sordo. Accetta la sfida Giovanna De Gregorio, che lo segue fino al diploma (Davide ha il massimo dei voti). Però precisa a madre e figlio: da lui non mi aspetto molto, ma ancora di più.

Per il musicista cominciano anni di lavoro durissimo, nel corso dei quali lui e la sua maestra le tentano tutte, compreso un metodo fatto apposta per lui – lo definisce “folle e tecnico” – che perfezionano continuamente. Insieme. Con tenacia, Davide e Giovanna potenziano i punti di forza, valorizzano l’emozione e i sentimenti che il ragazzo versa sui tasti in ogni sua esecuzione. “Traducono” il registro dei suoni da acuto in grave perché il lavoro tattile aiuti la memoria a farsi strada con il poco aiuto che l’orecchio può offrire.“Questo ragazzo è un miracolo”, sussurra la sua maestra, complice attenta e insostituibile.

Come darle torto? L’intervento per l’impianto cocleare avviene quando Davide ha 26 anni e le sue condizioni peggiorano drasticamente: “Non era più sostenibile questa qualità della vita. Così – racconta il pianista – mi sono sottoposto a sei ore di anestesia totale. Certo che ho avuto paura, ma dovevo andare avanti”. Così avviene anche la scoperta di suoni prima di allora sconosciuti: i sussurri, il vento. Ma anche là occorre allenamento, per accumulare esperienze auditive e logopediche: “Anche se oggi va molto meglio – ammette Davide – quando suono il pianoforte sento soltanto parte degli acuti, e comunque mai in maniera ben definita. Ma va bene così”.

La fiaba di questo giovane musicista non finisce qua, ma si trasferisce a Lugano. Quando studia ancora a Palermo, vince le selezioni per partecipare alla masterclass della pianista di fama internazionale Anna Kravtchenko: è amore a prima vista anche per lei, che di Davide apprezza la sincerità nelle esecuzioni. Così, dopo gli studi nella sua città, il giovane palermitano non ha dubbi e bussa alla porta del Conservatorio della Svizzera italiana di Lugano, dove insegna proprio la Kravtchenko.

Alle selezioni per studiare con lei sono in cento da tutto il mondo, vince lui. Studia anche con un altro pezzo da novanta, la pianista Galina Vracheva. “Lugano è un posto unico al mondo. L’esperienza – dice il concertista – finirà quest’anno, con una specializzazione in pedagogia e in performance. Per il futuro conto di insegnare e di fare concerti come ho sempre fatto, ma voglio tornare in Sicilia, un giorno fare base anche là, dove torno almeno una volta al mese. Di Palermo amo il convivere di bellezza e decadenza, l’unicità di persone dal cuore grande. E ovviamente famiglia e amici”.

Tra gli altri successi, Davide ha anche suonato in Polonia, nella terra natia di Chopin, proprio la Grande polacca brillante, un pezzo virtuosistico, da primo musicista. Un’emozione che ripeterà e che non dimenticherà facilmente. Ma, in generale, questo giovane talentuoso è abituato a coltivarle, le emozioni, senza mai disperderle. Emozione è anche un suono nuovo, mai sentito: “Mi stupisco a mai finire”, dice Davide. E sorride.