La Sicilia, al netto dei prodotti petroliferi, ha una modesta “base di esportazione”. L’incremento dei turisti extra-regionali ed esteri deve costituire la priorità della politica di sviluppo del turismo

di Antonio Purpura

Nella nostra regione, il turismo “interno”, ossia quello dei siciliani che trascorrono le loro vacanze nelle destinazioni turistiche regionali, rappresenta la metà del totale dei turisti italiani che visitano l’Isola. L’impatto del turismo sull’economia regionale (il famoso “volano”) dipende prevalentemente dall’afflusso dei turisti extra-regionali ed esteri.

A differenza di quella dei turisti siciliani, la spesa di questi si configura come “export”, al pari di quanto avviene con la vendita all’estero dei prodotti della nostra agricoltura e della nostra industria. Un effetto, questo, che è interessante per una regione che, al netto dei prodotti petroliferi, ha una modesta “base di esportazione” e un ridotto grado di apertura nel mercato internazionale.

Ne consegue che l’incremento dei turisti extra-regionali ed esteri deve costituire la priorità della politica di sviluppo del turismo. Orbene, data la marginalità geografica dell’Isola e la sua discontinuità territoriale rispetto al resto del Paese e dell’Europa, il trasporto aereo s’impone come unico, o quasi esclusivo, sistema di mobilità turistica, tenuto anche conto del fatto che i turisti preferiscono, in misura crescente, il modello della “vacanza breve” (short break). 

Le recenti vicende dell’aeroporto di Trapani-Birgi segnalano l’urgenza di una politica regionale del trasporto aereo finalizzata alla mobilità turistica. Il progetto di una “Aviolinea siciliana” di proprietà pubblica, o quasi, appare suggestivo. Esso, però, dovrebbe essere valutato attentamente nei suoi risvolti manageriali e gestionali e, in particolare, con riferimento alla capacità di realizzare e gestire il network di scali italiani ed europei dai quali dovrebbero affluire nuovi crescenti flussi turistici verso la regione.

Il progetto andrebbe confrontato, o comunque coordinato, con quello, autenticamente low cost, di una riorganizzazione anche radicale (unificazione) della rete aeroportuale regionale che ne valorizzi le sinergie, anche sotto il profilo della capacità di negoziazione con i numerosi vettori low cost che operano con successo, e da tempo, in Europa. E non soltanto Ryanair, Easyjet, o pochi altri. Dopotutto, dobbiamo avere la consapevolezza che stiamo negoziando i flussi turistici della regione con il più elevato potenziale di sviluppo in tutto il Mediterraneo.