Il più innovativo simulatore di vita mai creato arriva dalla start up siciliana “LGD studio”. Il gioco comincia con la nascita di un pargolo virtuale che si deve far crescere. Un vero tutorial per genitori 2.0

di Claudia Cecilia Pessina

“Hai presente il classico scantinato in cui iniziò l’avventura di Apple? La nostra, in piccolo, comincia con ognuno nella propria stanza. Perché i soldi per allestire uno spazio comune, dove ritrovarci per lavorare tutti insieme, non c’erano”. A raccontare è Daniele Lo Grasso, fondatore della start up palermitana LGD studio. Poi, invece, dopo gli enormi sacrifici iniziali, i soldi sono arrivati. Non a pioggia. Ma abbastanza per trasformare in studio la veranda dietro casa. Ordinato e ben organizzato. Dove i ragazzi che hanno creduto nel progetto, ora sono concentrati sull’aggiornamento dell’applicazione che ha fatto il giro del mondo e consente loro di mantenersi dignitosamente.

Di che parliamo? Di “I Live”, il più innovativo e realistico simulatore di vita mai creato, a detta di tante testate del settore. Un bambino da crescere, in modo virtuale, un Tamagotchi rivisto in chiave moderna con l’implementazione dei sentimenti umani. Forse perché due figli veri Daniele li aveva avuti da poco, ha pensato di riversare la sua esperienza genitoriale nello spazio digitale traendo ispirazione dalla sua quotidiana amorevole fatica per crescerli.

Il giocatore parte infatti dalla nascita del pargolo virtuale. Può scegliere il genere del nascituro, o decidere di affidarsi al caso, il nome, e da lì in poi tutto quello che riguarda il suo accudimento. Dalle azioni pratiche con cui prodigarsi per il suo benessere e sostentamento, agli oggetti che lo circondano, da “acquistare” gratuitamente oppure, in certi casi, con una spesa reale a proprio carico. Da qui i proventi ricavati dall’azienda. Costanti. E globali. Non senza difficoltà. Perché il settore in Italia, sottolinea Daniele, non è molto sviluppato. Pur essendo il mercato dell’intrattenimento vastissimo, pochi scommettono sulla creazione di software e formazione dei giovani, come invece si sta facendo in Francia e Germania, dove anche il governo punta in questa direzione, incentivando le aziende. Tenendo conto che il comparto muove un fatturato che ha superato quello della cinematografia. Di tutte le attività della LGD (che si occupa anche di sviluppo di effetti visivi a 360 gradi, dal cinema alle serie tv a videogame e app per dispositivi mobili) è il videogioco che sostiene l’azienda.

Dal 2015 “I Live” è disponibile su AppStore e GooglePlay, e a oggi coinvolge nel gioco più di due milioni di utenti in tutto il mondo, una delle più grandi community di sempre. In Brasile e negli States ha superato persino Fortnite. Un gran risultato. Sviluppato con unity3D, si avvale di oltre cinquemila fotogrammi per le animazioni, luci e ombre dinamiche, e la grafica è tra le più curate in circolazione, rendendo l’esperienza di gioco estremamente realistica.

Una scommessa da vero imprenditore quella di Daniele. Tutti i risparmi dei lavori precedenti e quelli da impiegato in un’azienda informatica investiti per seguire il suo sogno. La passione per il computer e per il disegno innanzitutto. Sbocciata da bambino, dai primi giochi col Commodore 64, passando per la consolle dei videogiochi, gli effetti speciali VFX. E poi tanti anni di studio da autodidatta. Si specializza nei disegni animati e si fa un nome in città. Lavora per diversi studi ma capisce presto che per realizzare il suo progetto deve seguire una strada tutta sua. Anche più ardua e tortuosa.

“Su internet trovi tutto. Fondamentali i tutorial creati da esperti stranieri che mettono a disposizione la loro esperienza in rete. Anzi, oggi mi sento di consigliare questo approccio rispetto ai corsi in aula. Certo serve l’inglese…”, confida Daniele con una punta di rammarico per la mancata padronanza della lingua del web.

Ma per farcela non basta essere bravo nel tuo settore. Devi avere anche un’abilità commerciale. Ed essere un ottimo comunicatore. “È fondamentale analizzare attentamente il mercato. Tutti si buttano su quello che va forte. Mentre io ho visto che quello che volevo fare c’era, ma in piccolo. E ho pensato: se io lo faccio meglio può funzionare”. Convoca due amici. Fidati. Appassionati. Con voglia di studiare e di darci dentro. Fulvio Satta, studi da ingegnere elettronico e maestro di Tai Chi e Qi Qong, e Roberto Orciani, 3D general artist, specialista di effetti speciali per cinema e fiction. “Voglio fare un bambino”, dice. “Il fatto che li pagassi per seguirmi nella realizzazione di questa pazzia visionaria li ha convinti. Il rischio, in fondo, era tutto mio”. Loro, come spesso accade al di qua delle Alpi, ci hanno provato da soli. Pensavano di farcela in un anno con un investimento di diecimila euro e invece gli anni sono più che raddoppiati e i soldi triplicati. “Dopo tutta la messa a punto e il pre-marketing, che prima ancora dell’uscita aveva già creato un campo di aspettative del pubblico, abbiamo deciso di lanciare il prodotto anche se non privo di difetti. Il motivo è semplice. Avevamo finito i soldi”. Fortunatamente il pubblico si è subito affezionato, e ora è lì a richiedere gli aggiornamenti e lo sviluppo della seconda parte. Il bambino virtuale deve arrivare fino ai cinque anni. E siamo solo al compimento del primo anno di vita.

Certo non sono mancati i momenti bui. Come nel 2018, quando le entrate da un giorno all’altro sono cadute in picchiata. Colpa di un cambio di algoritmo da parte del motore di ricerca. È stato un danno non da poco. Ma adottando varie strategie la piccola azienda è riuscita a riprendersi. “Il tuo prodotto è un pesciolino nel mare. Quindi bisogna sempre stare attenti e farlo saltare per farsi notare”, osserva Daniele. Perciò la pubblicità è importante. Specialmente per raggiungere l’estero, dove il gioco made in Sicily è ben posizionato. “Il prossimo obiettivo? Raggiungere la patria del videogioco. Il Giappone. Ci stiamo lavorando. C’è la barriera della lingua. Ma siamo fiduciosi. Di idee ne abbiamo tante. Ora vogliamo crescere”.  

L’obiettivo più ambizioso, comunque sia, è già stato raggiunto. Ed era in fondo la massima aspirazione del fondatore. Quello di creare posti di lavoro. In una terra in cui tanto spesso si dimenticano di pagarti, riuscire a ricavare oltre al proprio, gli stipendi di due dipendenti fissi, messi in regola, più almeno tre o quattro collaboratori a chiamata, che si occupano di musiche, grafica, web design e fotografie, è il sogno più rivoluzionario che si possa pensare. E poi sono arrivati anche dei ringraziamenti da parte di coppie che non possono avere figli, e hanno trovato nel digitale il modo per condividere quell’esperienza che la vita non ha concesso.