Sì, ma solo a bridge. Una bella soddisfazione comunque per i palermitani Andrea Manno e Massimiliano di Franco, due giovani professionisti del gioco, in gara sui tavoli di tutto il mondo

di Guido Fiorito

“Tutti i giovani dovrebbero giocare a bridge, perché chi sa giocare a bridge sarà bravo anche in tutte le altre cose della vita”, ha detto Bill Gates. Questa è la storia di due giovani palermitani che hanno giocato a bridge con Bill Gates e lo fanno molto meglio di lui. Lo hanno battuto tre mesi fa a Honolulu, nel torneo Reisinger. Andrea Manno e Massimiliano Di Franco si sono trovati contro il fondatore di Microsoft, uno degli uomini più ricchi del mondo, che indossava semplicemente una t-shirt grigia. “Ha accettato che facessi un selfie, è qualcosa che ti rimane nella vita”, dice Andrea. “Al tavolo – ricorda Massimiliano – non ci pensavo. Dopo ho realizzato di aver incontrato un uomo che ha cambiato il mondo, anche se a bridge non è un fenomeno”. 

Il bridge, per chi non lo conosce, è uno sport della mente, fa parte del Coni dal 1993. Un gioco di carte a coppie in cui il fattore fortuna è quasi inesistente, perché ciascuno si confronta con altre coppie che hanno giocato le stesse carte, imbussolate in scatole chiamate bidding box. Un gioco di carte che ha appassionato Gandhi, Winston Churchill oppure attori come John Wayne e soprattutto Omar Sharif. Andrea, 34 anni, e Massimiliano, 30 anni, formano una delle coppie più forti d’Italia. Sono stati chiamati a rappresentare dall’anno scorso lo Shin Shen Club di Pechino nel campionato cinese, prima coppia italiana. D’altra parte Deng Xiaoping, successore di Mao e leader della Cina fino al 1992, era un bridgista, così come Zeng Peiyan, ex vice primo ministro, e Guo Jinlong, ex sindaco di Pechino. 

“Sono stati due giocatori di Singapore con cui avevamo giocato nella stessa squadra a segnalarci – dice Andrea Manno, nella sua casa in zona Politeama, appena tornato dalla Cina -. Un privilegio perché nel campionato cinese vi sono solo undici coppie straniere tra le più forti al mondo. Siamo sempre seguiti da un interprete. I cinesi sono molto seri e precisi nel bridge, affrontano tutto con grande professionalità e danno l’impressione di pensare solo a lavorare. Ogni volta rimaniamo poco più di una settimana. Si gioca in alberghi, nella zona di Shanghai. Non resta tempo per vedere molto”. “Ci trattano molto bene – dice Massimiliano al telefono da Madrid, città dove abita da un paio d’anni -. Al primo torneo, a Ningbo, nel 2018, abbiamo vinto e così ci hanno riconfermato. Il livello è altissimo. Siamo trattati bene, l’unico problema per me è il cibo. Mi sto abituando, anche ai loro orari: si pranza alle undici e un quarto e si cena alle diciotto”. 

Andrea Manno si è avvicinato al bridge seguendo il padre Fulvio, manager regionale che ha amministrato enti locali e aziende sanitarie, istruttore e grande appassionato del gioco. “Mi sono incuriosito al bridge – dice Andrea – quando avevo 17 anni. Ogni Natale andavamo a Nizza, dove il nonno aveva preso una multiproprietà. È lì che è iniziato tutto”. Ricorda Fulvio Manno: “Stavo andando al Bridge Club Cote d’Azur per un torneo quando Andrea mi ha chiesto di venire e di giocare assieme. Ho risposto che non sapeva giocare. Lui ha replicato: me lo spieghi. È così in quindici minuti a piedi da casa al circolo gli ho detto quel che potevo. Siamo andati bene e Andrea è stato lodato per una giocata da un campione francese”. Massimiliano Di Franco ha scoperto il bridge in prima media al “Marconi”, per un corso pomeridiano tenuto dalla professoressa Maricetta Venezia. “Eravamo motivati – racconta – dal fatto che a fine anno scolastico saremmo andati per una settimana tutti insieme a giocare un torneo interscolastico in Calabria. Da allora non ho più smesso”.

I due ragazzi si sono trovati nelle convocazioni ai raduni nazionali giovanili dove hanno assimilato il grande bridge. Hanno giocato spesso assieme in nazionale giovanile. Nella loro bacheca ci sono numerosi titoli italiani e ottime prestazioni a livello mondiale. Più volte in nazionale, agli Europei 2016 e l’anno seguente al Bermuda Bowl, il Mondiale del bridge, a fianco del leggendario Benito Garozzo con un decimo posto finale dell’Italia.  Tanto da averne fatto una professione. Andrea, laureato in Matematica, con un master in Light design, dopo qualche anno vissuto al Nord, è tornato a Palermo e, nel tempo libero dal bridge, ha ristrutturato una casa che ospiterà  presto un bed & breakfast. Massimiliano, padre commissario di polizia e madre casalinga e insegnante di pianoforte, si è laureato in Legge e ha seguito a Madrid la fidanzata palermitana che si sta abilitando come architetto. “Nel bridge – racconta Massimiliano – non importa dove vivi, perché si gioca in giro per il mondo. Qui vi sono circoli di golf con sezioni di bridge dove vado a insegnare. Certo quando metterò su famiglia sarà un po’ più complicato viaggiare sempre ma si troverà il modo”.

Un mondo particolare quello del grande bridge. “È paragonabile alla vela – spiega Andrea -. Una persona ricca e appassionata compra una barca e ingaggia un equipaggio per la regata anche se lui non è il velista più bravo. Così nel bridge. Amatori benestanti sponsorizzano squadre di bridge, che schierano tre coppie, per competere a livello alto. Per esempio io e Massimiliano giochiamo in coppia nei tornei National negli Stati Uniti nella squadra di James Cayne. In Italia gioco per Luca De Michelis, l’amministratore delegato della casa editrice Marsilio”. Jimmy Cayne è un uomo di affari americano, ex amministratore delegato di Bear Stearns, prima compagnia a superare il bilione di dollari di valore. Il suo pacchetto azionario miliardario, dopo il crac della società nel 2009, fu liquidato con “appena” 61 milioni di dollari. Ha 85 anni e non ha mai mollato la sua passione bridgistica. 

Massimiliano e Andrea riescono anche a giocare nella squadra del Bridge Addaura, la società presieduta da Fulvio Manno: hanno vinto due volte la Coppa Italia e, promozione dopo promozione, sono arrivati agli spareggi per andare in serie A. L’Addaura, insieme con il Bridge Palermo ha portato,  con un progetto di alternanza scuola-lavoro, il bridge a scuola all’istituto  Duca degli Abruzzi- Libero Grassi e poi al liceo scientifico Benedetto Croce. “Il bridge è diventato un lavoro – racconta Andrea – ma mi diverto ancora perché ti avvince con i suoi stimoli mentali. E poi l’aspetto relazionale è molto importante, con il tuo compagno e con gli altri giocatori”. “Con Andrea – dice Massimiliano – formo una squadra. Se uno sbaglia l’altro lo sostiene. Se uno fa bene è per tutti e due.  Siamo orgogliosi di portare il nome di Palermo in giro per il  mondo”.