Un mese fa, domenica 10 marzo – la stessa data fatale della battaglia delle Egadi, forse la sua più grande passione da studioso – Sebastiano Tusa se n’è andato nel lampo dei pochi istanti del disastro aereo in Etiopia

di Laura Anello

Un mese fa, domenica 10 marzo – la stessa data fatale della battaglia delle Egadi, forse la sua più grande passione da studioso – Sebastiano Tusa se n’è andato nel lampo dei pochi istanti del disastro aereo in Etiopia. “Come un esploratore di altri tempi”, dicevano pochi giorni dopo nei suoi uffici da assessore regionale ai Beni culturali, l’incarico da tecnico che aveva assunto da un anno.

Di lui, del suo spessore di uomo e di archeologo avvezzo tanto a platee internazionali quanto a frequentazioni con tutta la gente di mare – pescatori, subacquei, giovani appassionati – resta una grande eredità da raccogliere, custodire e portare avanti. Un’eredità che qui raccontiamo in un inserto a lui dedicato – tra memoria e anticipazioni – non con lo spirito luttuoso che non gli sarebbe piaciuto, ma con uno sguardo sul futuro. Sognava, lui, una Sicilia fiera della sua storia e capace di presentarsi al mondo con orgoglio non vacuo. Una Sicilia competente e di qualità. Una Sicilia che cresce, la Sicilia di Gattopardo