Visitare Washington e… lasciar perdere la Casa Bianca. Non si può tentare di dimenticarla, questo no, ma scoprire che la città più politicizzata d’America ha un cuore filantropico, ama mangiar bene (a patto che cucinino gli altri) e nei momenti liberi, si immerge in un mare verde…

di Simonetta Trovato

Visitare Washington e… lasciar perdere la Casa Bianca. Non si può tentare di dimenticarla, questo no, ma scoprire che la città più politicizzata d’America ha un cuore filantropico, ama mangiar bene (a patto che cucinino gli altri) e nei momenti liberi, si immerge in un mare verde… questo sì.

Parola di astrofisica. Parola di Eleonora Troja che anni fa, dopo la laurea e il master in Fisica e Astrofisica a Palermo, vola alla NASA con una borsa di studio. Era il 2009, dieci anni dopo Eleonora vive ancora negli States, si è trasferita dal Texas a Washington DC, ha una bimba bellissima e l’anno scorso è stata premiata dalla Farnesina come migliore ricercatrice italiana all’estero per i suoi studi sui gamma-ray bursts.

E anche se ora si occupa di incarichi più dirigenziali e organizzativi e fa parte di commissioni internazionali, non vede l’ora di ritornare ai suoi telescopi. È lei, oggi, a raccontare la città che si è sviluppata attorno al famoso Mall. “Arrivando a DC, sono andata a vivere a Greenbelt, un sobborgo vicino al centro NASA. Uno squallore incredibile, e ho seriamente pensato che se l’America era questa, non ce l’avrei mai fatta. Per fortuna uno dei miei coinquilini una sera mi ha invitato ad andare a cena a Dupont Circle e ho scoperto una città diversa, piena d’energia, molto dinamica.

Lì ho capito che ce la potevo fare: bastava trasferirsi a Dupont Circle, e quindici giorni dopo l’ho fatto”. Il viaggio parte da questo quartiere residenziale dove ci si muove tra bar eclettici e librerie, concentrati soprattutto in Connecticut Avenue. “Washington è giovane, attrae persone ambiziose, cui piace tenersi in forma, viaggiare e mangiare bene. I washingtoniani sono interessanti da conoscere, ma sempre in movimento, e molto presi da se stessi e dalla carriera”. Cinque giorni lavorativi e il weekend per sé. Magari per scoprire gli Impressionisti della Phillips Collection.

Ma se arrivasse un’amica siciliana… “Se fosse estate la porterei di venerdì allo Sculpture Garden per una serata di Jazz in the Garden; d’inverno da Busboys & Poets per immergersi nello spirito politicheggiante di DC”. Tra le righe, il fondatore di questa libreria-cafè-ristorante è un attivista, artista e filantropo originario di Baghdad, Anas Andy Shallal, che è stato anche candidato a sindaco cinque anni fa. Se invece avete voglia di qualcosa di, diciamo, più grasso, unto, straordinariamente americano, provate al Ben’s Chili Bowl su U Street: “L’half-smoke è il panino di DC, sembra immangiabile, ma se ci vai dopo una serata al pub ti ridà la vita”. Se volete provare l’ebbrezza del washingtoniano doc… Top of the Gate a Georgetown. “Che sia estate o inverno, chi vive a Washington ama i rooftop. Questo ha aperto di recente ed è subito diventato di moda. È sul Watergate Hotel che è ovviamente quello dello scandalo Nixon”.

Teatro o musica? “Non ho dubbi: il Kennedy Center. Ogni giorno organizzano uno spettacolo gratis alle 6 del pomeriggio (Millenium Stage). Nei weekend ci sono lezioni gratis di yoga”. Non si può lasciare Washington senza un giro al National Mall. “Entrate al Lincoln Memorial: forse la vista più iconica della città, nonché uno dei posti migliori per guardare i fuochi d’artificio del 4 luglio”. Ma Eleonora raccomanda anche, a pochi passi dalla White House, la Renwick Gallery, filiale dello Smithsonian, dove c’è una bellissima esibizione su The Burning Man, il festival che anima per otto giorni Black Rock City, sulla distesa salata del deserto Black Rock in Nevada. Ma questa è un’altra storia.