Il museo del papiro di Siracusa è un tesoro nascosto. Eppure è un’istituzione famosissima fra i docenti e gli esperti di egittologia di mezzo mondo che accorrono a frotte per partecipare al convegno organizzato dall’Istituto internazionale del Papiro, l’ente gestore del museo creato nel 1987

di Régine Cavallaro

Il museo del papiro di Siracusa è un tesoro nascosto. Eppure è un’istituzione famosissima fra i docenti e gli esperti di egittologia di mezzo mondo che accorrono a frotte per partecipare al convegno organizzato dall’Istituto internazionale del Papiro, l’ente gestore del museo creato nel 1987.

Inoltre, il museo del Louvre a Parigi e quello del Cairo corteggiano premurosamente il fondatore, Corrado Basile, per farsi dare un esemplare rarissimo di barca interamente fatta con il papiro. Loro non ne hanno, mentre la piccola sede siracusana ne possiede tre, provenienti dai laghi Tana e Zwai in Etiopia e dal lago Ciad. Vero è che il turista, ignaro della lunga tradizione della lavorazione del papiro a Siracusa, può stupirsi quando, gironzolando per le vie di Ortigia, s’imbatte sul museo, ospitato nell’ex convento di Sant’Agostino risalente al XVII secolo.

Secondo gli specialisti, il Cyperus papyrus sarebbe stato introdotto in Sicilia dall’Egitto nel III secolo avanti Cristo, inviato da Tolemo II Filadelfo a Ierone. La pianta prosperò e si estese in tutta l’isola, fino a Palermo, dove diede il nome al fiume paludoso, il Papireto appunto, che attraversava la città. Oggi vegeta principalmente nelle zone umide della Sicilia orientale, lungo le sponde del fiume Ciane nel Siracusano e alle sorgenti del Fiumefreddo nel Catanese, senza dimenticare, naturalmente, i rigogliosi papiri della Fonte Aretusa, uno dei monumenti imprescindibili di Siracusa.

La presenza del papiro lungo il corso del fiume Ciane, a pochi chilometri da Siracusa, diede vita nel Settecento alla produzione di carta papiracea, iniziata dallo studioso Saverio Landolina(1743-1814). Un’attività che si protrasse fino al Novecento. Il museo ne ripercorre la storia e ne descrive la manifattura mostrando anche i materiali scrittori. Nelle varie sale dell’edificio si possono ammirare esemplari di papiri dal XV secolo avanti Cristo all’VIII secolo dopo Cristo, manufatti in papiro come sandali, corde, stuoie, recipienti nonché le tre famose barche.

Ma Corrado Basile, fiancheggiato dalla direttrice Anna Di Natale, non si limita all’attività museale e svolge anche ricerche e missioni di restauro, specialmente presso i musei e siti archeologici egiziani. Un mio consiglio: se vi capita di visitare Siracusa, non perdete questo museo dal fascino fuori tempo.