Luogo pubblico di narrazione delle visioni urbane, di facilitazione dei processi decisionali e partenariali e di argomentazione delle scelte nel governo delle città

di Maurizio Carta

Da più di venti anni la competizione tra le città, la necessità di processi virtuosi di rigenerazione urbana, sviluppo economico e sociale e promozione culturale hanno determinato nelle principali città europee e in alcune italiane (Bologna, Torino e Milano) la nascita dell’urban center come luogo pubblico di narrazione delle visioni urbane, di facilitazione dei processi decisionali e partenariali e di argomentazione delle scelte nel governo delle città.

Queste strutture si sono evolute da essere solo centri di informazione urbana a fungere da veri e propri centri di interpretazione condivisa sulle trasformazioni urbanistiche, sociali e culturali delle città (come quello di Parma). Fino ad arrivare alle più recenti forme di urban center creativo, che agisce, partendo da un’intensa attività di comunicazione e argomentazione, per la progettazione partecipata e la promozione delle attività di trasformazione urbana.

In Sicilia, dopo le esperienze pionieristiche di Palermo e Catania, nate all’interno dei rispettivi piani strategici, si torna a discutere e sperimentare nuove forme di “casa della città”. Tra le esperienze in corso, due significative sono quelle di Alcamo e Favara, pensate dalle amministrazioni comunali insieme al dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo per alimentare nuove forme di partecipazione, usando anche la tecnologia digitale, basate su una stretta cooperazione con le imprese e la società civile, per promuovere l’azione integrata dei diversi livelli di governo applicando il principio di sussidiarietà circolare. E a Palermo ci si sta riprovando con la collaborazione dell’Ance e dell’Ordine degli Architetti.

Gli urban center di nuova generazione, quindi, diventano una componente fondativa della società aperta, della sostenibilità gestionale dei progetti, della rivoluzione culturale dell’urbanistica attivando preziose azioni comunicative, attraverso incontri, esposizioni, ascolto e mappatura della domanda sociale, e proponendosi come luoghi di incontro tra i bisogni sociali, l’economia e il governo del territorio, come costruttori di comunità di interesse culturale per incentivare i processi di responsabilizzazione dal basso verso la rigenerazione urbana.

Solo una poderosa noosfera urbana potrà sottrarre le nostre città dal rischio dell’omologazione, dalla rincorsa a modelli esterni, dalla indistinguibilità dei luoghi, alimentando invece la potente ricchezza del nostro palinsesto culturale, del paesaggio, degli stili di vita più lenti ma innovativi, del recupero del rapporto con la natura. I nuovi urban center nutrono radici e dispiegano ali.