Il palermitano Salvatore Benintende, in arte TVBOY, è oggi tra i più noti street artist della scena europea. Ecco come nascono i suoi progetti e che cosa ha regalato alla sua città

di Gabriele Micciché

Un fantasma si aggira per l’Italia, lo street artist autore del profetico bacio tra Salvini e Di Maio, comparso poco prima della formazione dell’attuale governo sulle strade di Roma. Un personaggio che, nelle rare foto che lo riprendono, compare sempre con la mascherina con cui dipinge. È palermitano, si chiama Salvatore Benintende, in arte TVBoy.

“Sì, sono nato a Palermo, ma quando avevo due anni la mia famiglia si è trasferita a Novate Milanese, in Lombardia”. Ma il tuo rapporto con l’Isola dev’essere forte se il tuo primo nickname è stato Crasto. “Sì, molto intenso. Ho passato tutte le mie vacanze da ragazzo in Sicilia. La mia famiglia è originaria di Enna ma i miei avevano una casa vicino a Taormina. Papà insegnava all’Accademia di Belle arti e quando ero malato mi disegnava degli animali sulle pareti di casa. Chissà, forse la voglia di dipingere i muri nasce proprio di lì”, sorride.

L’inizio della carriera segue le strade consuete: giovanissimo “si fa” i treni, le periferie di Milano. Poi si specializza – con un tratto personalissimo che supera da subito il limite della firma, della tag – nel dipingere le centraline elettriche del centro meneghino. Infine un cambio radicale: segue la sua ragazza, catalana e con cui adesso ha un figlio, a Barcellona, è il 2006. “Era la città dei graffiti, venivano da tutta Europa per dipingere. Mentre a Milano la Moratti lanciava una campagna di repressione, a Barcellona c’era grande tolleranza. Oggi purtroppo non è più così, anche qui le cose sono cambiate. In peggio”.

E anche il tuo metodo è cambiato. “Prima improvvisavo, dipingevo spontaneamente, un po’ come tutta la scena europea del resto. Ma ho studiato comunicazione e design e mi è venuto naturale immaginare che la mia arte avrebbe avuto un maggiore impatto se avessi organizzato di più i miei interventi”.

C’è una factory dietro?
“No, lavoro da solo. Preparo tutto in studio (la maggior parte dei suoi interventi sono dipinti su carta sagomata e incollati poi sui muri, ndr). Raramente mi servo di un assistente. Però ho dietro un’organizzazione”.

Tutta siciliana per altro: Angelo Casa, imprenditore, cura l’organizzazione, Carmelinda Comandatore la comunicazione.
“Anche l’arte di strada è un lavoro di squadra e ho sempre molto apprezzato il metodo di artisti come Warhol, Jeff Koons, Damien Hirst, il genio isolato è ormai perlopiù un retaggio del passato”.

Torniamo al lavoro che ti ha rivelato – almeno in Italia – al grande pubblico.
“Oggi mi conosce anche la casalinga di Voghera”, sogghigna. “Il primo bacio a fare clamore l’ho realizzato nel 2017, è quello tra Messi e Ronaldo, i due mostri sacri, allora, del calcio iberico. Là però ho capito quanto fosse importante il contesto. L’ho dipinto la notte precedente alla festa di San Jordi – uno dei santi più cari al popolo catalano – e proprio in quel giorno si giocava ilclasico, Barcellona-Real Madrid. Il dipinto superò subito il mio pubblico abituale, quello che girava  dalle parti di Paseo de Gracia”. Che è una delle strade più belle di Barcellona dove TVBoy aveva “occupato” un distributore di benzina abbandonato. “Capii che oltre alla qualità del dipinto e alla scelta del soggetto erano importantissimi il luogo e il momento in cui l’intervento veniva realizzato. Fu quindi del tutto naturale andare a Roma per dipingere Salvini e Di Maio e avvicinarmi al Vaticano per realizzare l’ipotetico incontro tra il Papa e Donald Trump”.

Ma la notorietà dell’artista risale già a diversi anni prima. A partire dal 2010, o giù di lì, TVBoy è uno degli artisti prediletti dalla pubblicità. Ha disegnato borse, zainetti, t-shirt ed è stato coinvolto da marchi internazionali.
“I grandi marchi sono i committenti dei nostri tempi, come i principi nel Rinascimento e i papi nel Seicento. Ma a parte questo spesso i marchi si rivolgono a me per veicolare un discorso molto specifico. La campagna che ho fatto per la Nike voleva significare un ritorno alle origini. Il marchio, che si era affermato come il produttore di scarpe per la gente di strada, temeva di aver perso le sue caratteristiche originarie, di stare per imborghesirsi e di rimanere il marchio delle star dello sport. Studiammo un’azione in cui tappezzai diverse città con la sagoma del calciatore Coutinho con indosso le scarpe che si pubblicizzavano. Fu un evento importante. Il testimone era una star dello sport ma la sua immagine tornava per le strade. Ma ovviamente il momento creativo, quello autentico, è quando dipingo per me stesso, liberamente. Quando lavoro su commissione devo fare un bozzetto che va approvato e so che certe cose non ce le posso mettere”.

Come scegli i soggetti? Ultimamente hai lavorato molto sull’arte del passato. “All’inizio mi ispiravo molto agli americani, Warhol, Basquiat. Poi mi sono detto, ma io sono italiano, perché rifarmi ad altri modelli?” E così è nata una serie, molto bella, con riferimenti – certamente superpop – a Botticelli, Raffaello, Michelangelo.
“Quella di strada è comunque un’arte democratica, fruibile da tutti, anche da coloro che è molto difficile metta mai piede in un museo”.

E adesso sei stato a Palermo per dipingere una Santa Rosalia a piazza Meli, che peraltro campeggia sul tuo sito (ma è quella realizzata a Barcellona e rapidamente scomparsa). Nostalgia?
“No, quella è proprio un’opera che mi è piaciuto fare. Il volto l’ho preso in prestito da Rosalía Vila Tobella, una giovanissima cantante pop nata in un paese vicino a Barcellona ma che canta soprattutto flamenco. Ha un incredibile successo in Spagna e in America, in Italia invece è praticamente sconosciuta. Mi ha intrigato trasformare un’icona pop internazionale nella santa più popolare di Palermo”.

Come mai l’hai portata anche a Palermo?
“Be’, dopo che l’immagine a Barcellona è scomparsa, mi è venuto voglia di rifarla. Mi è sembrato naturale realizzarla a Palermo. Nella mia città d’origine ho lavorato raramente. Ma ci vorrei tornare più spesso. Vorrei fare un lavoro sui rifugiati. Mi piace molto l’atteggiamento della città, l’immagine che ha saputo dare, anche all’estero, di città dell’accoglienza. Il lavoro del sindaco Orlando mi pare da questo punto di vista esemplare. Ma con questi temi bisogna fare molta attenzione. Sono argomenti molto delicati in cui si fa in fretta a esprimere un atteggiamento buonista che non serve. Anzi, che fa male”.

E allora tornerai?
“Spero di sì. Come ho detto, il mio legame con la Sicilia è molto forte. E, rispetto al mio lavoro, suscita degli stimoli che non sono marginali. Vedremo”.

Il talento non gli manca e una sapiente cura del marketing neanche.