Ecologica, resistente, versatile, la Cannabis sativa può essere utilizzata per realizzare plastiche bio. è la sfida di Kanésis, una nuova fabbrica della sostenibilità

di Claudia Cecilia Pessina

Può essere che il petrolio veramente finisca. Come può essere che non finisca mai, perché in realtà si rinnova. O semplicemente perché le tecnologie si evolvono e si potranno scoprire e sfruttare nuovi giacimenti in territori prima ritenuti impossibili.

Ma una cosa è certa. Petrolio, combustibili fossili e derivati, come la plastica, sono altamente inquinanti e costituiscono un serio problema per la biosfera. Si sa ormai che il peso dei rifiuti plastici negli oceani potrebbe superare quello dei pesci entro pochi decenni. Il mondo ha bisogno di un cambiamento. E qualcuno ci sta provando. Proprio qui in Sicilia, associazioni e aziende virtuose si stanno muovendo in direzione ostinata, contraria e consapevole.

“La nostra visione è una filosofia di produzione e di consumo green. Il nostro obiettivo è quello di cambiare le abitudini delle persone facendole tornare gradualmente all’origine, al cento per cento vegetale, e lo facciamo, nello specifico, sostituendo gli additivi sintetici con additivi ottenuti dagli scarti vegetali, che vengono poi uniti ai materiali plastici, totalmente biobased o di transizione”, dice Giovanni Milazzo che, insieme ad Antonio Caruso, dopo aver partecipato e vinto il contest StartUp Academy dell’Università di Catania, ha fondato nel 2015 a Ragusa Kanésis.

Cantiere di idee, laboratorio di ricerca e sviluppo e, soprattutto, fabbrica di sostenibilità che si propone di sviluppare processi industriali e nuovi materiali a partire dagli scarti di diverse filiere agricole. Il modello di riferimento è quello dell’economia circolare: trasformare quello che fino a ora ha rappresentato un rifiuto, con relativi costi di smaltimento per le aziende, in nuovi materiali sostenibili e funzionali alle esigenze di approvvigionamento dell’industria contemporanea.

“La Sicilia è una terra di agricoltura e biodiversità. Tante aziende hanno molto scarto e non sanno che farsene. C’è la possibilità di attingere a numerose biomasse, studiarle e sperimentarle all’interno dei materiali plastici”. Brevettato nel 2016,  l’HempBioPlastic è il primo bio-composito creato da Kanésis. Compostabile e interamente “made in Italy”, è ottenuto dall’unione di una matrice di acido polilattico (PLA) derivato dall’amido di mais, attualmente il principale prodotto biodegradabile e alternativo alla plastica di origine petrolchimica, con gli scarti di lavorazione del canapulo, il nucleo interno legnoso dello stelo della Canapa Sativa.

La canapa, in particolare, per le sue caratteristiche bio-chimiche e la sua versatilità, è adatta a questi scopi. Resistentissima, riesce a vivere praticamente a ogni latitudine senza l’uso di fertilizzanti e pesticidi, e con poca acqua. Veloce a crescere, assorbe grandi quantità di carbonio dall’atmosfera, e sostanze inquinanti dal terreno, migliorandone la qualità. Utilizzarla per produrre plastica è sicuramente una mossa vincente, a maggior ragione se questa plastica è adatta per la stampa 3D, il settore che in questo momento è in più forte crescita e su cui l’azienda ragusana sta rivolgendo le proprie energie. Il filamento termoplastico di Kanésis, Hemp filament, di colore beige, simile al legno, si differenzia dai concorrenti convenzionali e non per un miglior rapporto peso/volume e finitura superficiale, una maggior coesione a livello molecolare e resistenza alle deformazioni.

Ottenuti con lo stesso processo, nel 2018 sono arrivati anche Weed, di colore verde, realizzato a partire dallo scarto di trebbia dei fiori di canapa di Sicilia e Tomato, creato dall’unione del PLA e di scarti di lavorazione del pomodoro. Naturalmente rosso. Entrambi sono già disponibili per la stampa 3D.  “Lo scarto agricolo potenzialmente si può aggiungere a qualsiasi plastica – spiega Giovanni – ma il PLA è quello che si avvicina di più alla visione di Kanésis. Lo scarto conferisce al materiale delle proprietà uniche, tra cui colorazione e proprietà meccaniche; svolge un importante ruolo nell’immagine green dell’azienda e la mette in regola con la normativa vigente”. La produzione per addizione, propria della tecnologia di stampa 3D, anziché per asportazione di materiale dal pieno, fa sì che il ciclo produttivo abbia una quantità irrisoria di scarti e un bassissimo impatto ambientale.

“Il prezzo dei materiali che mettiamo a punto è vantaggioso se paragonato ad altre linee green – continua Giovanni – le aziende che pensano solo a spendere meno non verranno a cercare il nostro materiale. Per quelle che condividono la nostra filosofia il nostro prodotto è vantaggioso in senso sociale, perché cerchi di cambiare il modo di pensare della gente; in senso ambientale, perché rispetta l’ecosistema; in senso economico, perché se una parte delle cose che utilizzi nella tua plastica è uno scarto è chiaro che costa meno degli additivi sintetici”. Sono già attive diverse partnership sia italiane che internazionali, con ambiziosi progetti, come la collaborazione con un laboratorio di progettazione sul bamboo che si chiama Laboo, anch’esso siciliano, per dar vita a biciclette e giocattoli per bambini in materiali naturali: bamboo e bio-plastica Kanésis.