Tra i suoi clienti ha il Vaticano, la regina d’Inghilterra, il presidente degli Stati Uniti. Piccole produzioni, altissima qualità: “Cartera Aetna” è un piccolo gioiello di artigianato siciliano. Oggi laboratorio e macchinari giacciono sotto le macerie dell’ultimo terremoto. Urge aiuto

testi Fabio Albanese
foto Fabrizio Villa

Il terremoto in pochi secondi si è portato via la sua azienda e la sua casa. Ma la voglia di continuare a esserci, il piacere di continuare a fare il suo particolare, e raro, lavoro, quello il terremoto traditore che arriva pure nelle notti di festa, non glielo ha potuto distruggere. Stefano Conti si aggira tra le macerie di quella che è stata la “Cartera Aetna” – una minuscola attività per la produzione artigianale di carta che si trova a Piano d’Api, una delle frazioni di Acireale pesantemente colpite dal sisma del 26 dicembre scorso – e aspetta: che i Vigili del fuoco vengano ad abbattere quel poco che è rimasto in piedi per potere tirare fuori gli antichi macchinari con cui nel tempo sono state preparate preziose carte intestate pure per la regina Elisabetta e per l’ex presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan; che la burocrazia gli dica se e dove ricostruire; che lo Stato gli conceda i risarcimenti promessi ma di cui finora non si ha notizia.

Aspetta, ma la voglia di ricominciare non gli manca: “Certo che ce l’ho. Io sono sempre qui, ogni giorno, anche se non posso fare nulla, anche solo per guardare, per sistemare, per fare qualcosina. Ma per ora la produzione non può proprio ripartire. Ho pure parlato con i miei clienti, che sono sparsi per l’Italia e anche all’estero, mi hanno mostrato solidarietà ma cos’altro possono fare? Mi dispiace anche per loro, perché non c’è come sostituire il prodotto che io ora non posso dare loro. Artigiani della carta ormai ce ne sono davvero pochi, in Italia siamo rimasti tre o quattro e ognuno produce prodotti diversi”.

La storia della “Cartera” è la storia della famiglia Conti. Il padre di Stefano, Franco, era nato a Fabriano dove aveva imparato il mestiere di tecnico cartaio. Negli anni‘60 decise di trasferirsi in Sicilia, prima per completare la preparazione e poi per lavorare come direttore di stabilimento in due delle tre cartiere che fino agli anni ‘80 sono state il fulcro dell’economia della vicina Fiumefreddo, prima che un lento ma inesorabile declino le costringesse alla chiusura, una dietro l’altra.

È anche per questo che Franco Conti nel 1987, con i soldi della liquidazione,  acquisterà il vecchio casolare di Piano d’Api, un antico palmento dell’800 che trasformerà nella sua piccola azienda artigianale dove trasferisce anche a Stefano, uno dei figli, l’arte di fare la carta a mano. Lì, dove oltre al palmento trasformato in laboratorio c’è pure un piccolo capannone per l’asciugatura della carta, l’azienda di Franco e Stefano Conti ha proseguito la sua attività dal 1990 fino all’ultimo Natale.

“Ho imparato il mestiere ma certo da ragazzo non immaginavo che questo sarebbe stato il mio futuro – dice Stefano Conti – ma dal giorno del 2012 che un infarto si è portato via mio padre, appena due ore dopo che ci eravamo salutati e che sembrava la solita roccia indistruttibile, è toccato a me prendermi cura della cartiera. Lo dovevo a lui, a questo lavoro unico, e anche alla passione che nel tempo ha preso pure me. Lui è sempre con me, qui, anche ora tra queste pietre ammassate. C’è un episodio che mi ha colpito e anche turbato, però. Sul cancello d’ingresso ci sono tre vecchie targhe arrugginite, una con il nome dell’azienda, una con il mio nome e una con quello di mio padre. Dopo la scossa di quella notte, la targa di mio padre era per terra. Non so come interpretare questo segnale, se significa che da ora in poi devo andare avanti da solo o se, invece, devo mollare tutto. Ma io non voglio mollare”.

Dopo la scomparsa del padre, l’azienda di Piano d’Api era diventata anche casa: al piano terra gli antichi macchinari, a quello di sopra l’abitazione, immersa in un profumato giardino di aranci e mandarini e dominata dalla maestosità dell’Etna che abbraccia lo sguardo a nord est: “Con la mia compagna avevamo tutto quello che ci serviva – dice Stefano Conti – i nostri clienti, tutti molto esigenti e appassionati della bellezza di carte lavorate a mano con tecniche vecchie di mille anni, non ci hanno mai fatto mancare il loro apprezzamento. Ricordo quando il cardinale Pappalardo ci fece commissionare dal Vaticano, per Papa Wojtyla, la carta per realizzare l’Evangelario moderno, tirato in appena 125 copie, tante quante sono le sedi episcopali nel mondo. Un prodotto unico, impreziosito da miniature, che non si faceva da secoli”. 

Ma ora che il palmento-laboratorio è un ammasso di macerie, il tetto dell’abitazione è crollato sulla stanza da letto, il capannone è fortemente lesionato, nel cortile interno e nella strada di accesso ci sono vistose crepe, sembra impossibile che esista un modo per poter ripartire: “Mi hanno detto che qui non posso ricostruire, il terremoto ci ha fatto scoprire che la mia azienda è proprio sulla faglia di Fiandaca. Devo ricominciare da zero, occorrono soldi per un nuovo terreno, per costruire il laboratorio, e anche per recuperare i macchinari, ammesso che siano ancora utilizzabili”. Ha pure avviato una campagna di crowdfunding. Eppure, Stefano Conti si sente ugualmente un uomo fortunato: “Solo il caso ha salvato me e la mia compagna da un destino terribile – racconta – eravamo in Spagna per una breve vacanza per le feste di Natale e dovevamo rientrare l’indomani; se fossimo stati a casa, o se la scossa fosse arrivata il giorno dopo, il tetto ci sarebbe finito addosso. Quella notte i vicini non sapevano che non c’eravamo, erano terrorizzati all’idea che fossimo sotto le macerie. Poi alle 4 del mattino ho ricevuto una telefonata che ci ha gettati nello sconforto ma che ci ha anche fatto capire che eravamo vivi per miracolo”.     

Ripartire, dunque, è l’obiettivo unico di Stefano Conti. Nonostante tutto. Il destino della “Cartera Aetna” è anche il destino delle centinaia di sfollati dalle frazioni di Zafferana a quelle di Acireale, da Aci Catena ad Aci Sant’Antonio, dove i danni a case, chiese ed edifici pubblici provocati dalla scossa di magnitudo 4.8 sono stati molto gravi. Ancora c’è chi vive in albergo mentre la parola “ricostruzione” sembra tuttora un tabù. Restare e ricominciare, dicono tutti, non solo Stefano Conti. Ma da dove? E con quali risorse? “Ricomincerò, anche se al momento non so come fare perché ci vorranno tanti soldi. E però, se dovessi farlo lontano da qui, da questa terra, da questa acqua, dall’aria di questo luogo, comunque non sarebbe più lo stesso. Lo dico per le caratteristiche uniche della nostra carta, ma anche e soprattutto perché qui c’è un pezzo del mio cuore, e una parte importante della vita della mia famiglia alla quale non posso davvero rinunciare”.

Per sostenere la ricostruzione

Dalla pagina Facebook «Sosteniamo la ricostruzione della Cartera Aetna» si accede direttamente alla sezione raccolta fondi. L’obiettivo è 150mila euro. Raccolte fondi a favore dei terremotati sono state attivate dal Comune di Zafferana e dalla Diocesi di Acireale che hanno aperto conti correnti appositi. Questi gli Iban: Comune Zafferana IT20D0521684330000000091128, causale “raccolta fondi pro terremotati”. Diocesi, ufficio Caritas diocesana: IT83C0521626200000009042141, oggetto “ricostruiamo le comunità”. Nella frazione Pennisi di Acireale si è già conclusa la raccolta fondi per la ricostruzione della venerata statua di S.Emidio, #ritornasantemidio, sulla piattaforma meridonare.it.