È possibile individuare, su una spiaggia o in una baita di montagna, popolate di famiglie di varia provenienza geografica, le madri siciliane? Di solito, si riconoscono per tre caratteristiche

di Augusto Cavadi

È possibile individuare, su una spiaggia o in una baita di montagna, popolate di famiglie di varia provenienza geografica, le madri siciliane? Di solito, si riconoscono per tre caratteristiche. La prima: estrema protettività. A mare i figli (anche se sono dei quindicenni nuotatori provetti) non dovrebbero spingersi dove con i piedi non toccano il fondo. Per fortuna la stragrande maggioranza, prima o poi, disobbedisce e, spostandosi dove l’acqua è un po’ più alta, riesce finalmente a nuotare felicemente.

Questa protettività si manifesta rarissimamente con moine e sdolcinature: la norma sono urla, minacce, rimproveri. Questa è una seconda caratteristica: le madri siciliane ritengono di essere ascoltate in proporzione al volume della voce. Gli astanti sono ovviamente disturbati, anche perché alle grida rispondono i pianti filiali, ma alle madri basta lo sguardo di approvazione di un’altra madre – meglio se anche nonna – che, con un lieve inchino del capo, esprima consenso ammirato: “Brava, così si dimostra di amare davvero le proprie creature! Non come le nordiche che se ne fregano e lasciano i figli in balìa di stessi!”. Pleonastico specificare che per “nordiche” si intendono le signore provenienti da Reggio Calabria a Oslo.

Il turista che osservi dall’esterno potrebbe supporre che questi modi bruschi di allevare la prole giustifichino, in casi eccezionali, un suo intervento diretto qualora il moccioso si riveli  particolarmente fastidioso. Attenzione: sarebbe una supposizione pericolosamente sbagliata! Sì, perché – siamo a una terza caratteristica – la madre siciliana può essere severa nei confronti dei propri figli, ma guai se qualcun altro si arroghi lo stesso diritto (o si senta investito dello stesso dovere).

Se un ragazzino giocando a pallone sulla sabbia colpisce un ombrellone e lo fa cadere sulla testa dei bagnanti, o correndo in bicicletta schizza del fango sui vestiti di un passante, l’estraneo deve aspettare rispettosamente che sia la madre dello screanzato a intervenire: se per qualsiasi motivo non lo fa lei, non lo può fare nessun altro al mondo. Dunque, i turisti siano avvertiti: la pedagogia materna delle siciliane prevede rigidamente un doppio registro. Le mamme possono persino picchiare, fisicamente, i pargoli; ma, se un terzo si intromette, anche solo per far notare con discrezione una trasgressione del galateo, scatta in esse un istinto felino a difesa dei cuccioli (considerati  tali dalla nascita a settant’anni).

Come afferma solennemente un proverbio che mia nonna ripeteva convinta: “Il tuo familiare va difeso a ragione o a torto”.