Una laurea in fisica nell’ateneo palermitano e poi una carriera da professore nella prestigiosa università tedesca di tubinga. Andrea Santangelo racconta quanto è contato formarsi a Palermo e che cosa gli manca della sua città

di Mario Pintagro

Nell’Università tedesca di Tubinga, una delle più antiche della Germania, operativa già dal 1477, batte un cuore palermitano. È quello di Andrea Santangelo, 55 anni, “full professor” di Astrofisica delle alte energie e direttore dell’istituto di astronomia dello stesso ateneo. Bisognerebbe avere un certo timore reverenziale nel varcare l’austera soglia dell’ateneo al pensiero che nella sua lunga storia ha sfornato ben undici premi Nobel di Medicina, Fisica e Chimica e ha avuto per allievi Keplero e Newton.

Santangelo però preferisce non pensarci perché si sente un cittadino del mondo che si è fatto da sé. Liceo classico in pieno Cassaro al Vittorio Emanuele II, studi in Fisica all’Università di Palermo dove è stato allievo di Livio Scarsi e Giuseppe Manzo. È proprio Scarsi, cattedratico di viale delle Scienze e accademico dei Lincei, fisico all’avanguardia nello studio dell’astronomia delle alte energie, che gli apre le porte del mondo della ricerca. Nel ’96 Santangelo è con lui in un’equipe particolare: quella dei “ragazzi di Palermo”, il gruppo che partecipò alla progettazione e al lancio del satellite Beppo-Sax, la missione scientifica che cambiò l’astrofisica italiana delle alte energie.

“E chi se la dimentica più quell’esperienza – spiega il professore Santangelo – mentre il centesimo Atlas Centaur si staccava dal suolo e si librava sull’orizzonte di Merryt Island colorando di un arancio irreale la notte di Cape Canaveral, capii quale sarebbe stata la mia strada. Dopo alcuni anni da ricercatore al Consiglio nazionale delle Ricerche ho presentato il curriculum all’Università di Tubinga e sono stato assunto. Quella missione scientifica mi ha spalancato le porte di nuovi orizzonti, con quelle scoperte sui lampi gamma vincemmo anche il Rossi Prize, il più ambito dei premi in quel campo”.

E allora eccolo sulla cattedra di astrofisica tedesca dove si impone, sbaragliando un’agguerrita concorrenza da vari Paesi, a spiegare agli allievi che l’universo non è un posto così tranquillo come lo immaginavano Galilei e Brahe, ma regno di immani cataclismi, caratterizzato da scontri di stelle e galassie, morte e nascita di oggetti cosmici che generano radiazioni micidiali, supernove che esplodono.  Ma che fare se si è anche sposati e genitori di cinque figli? Santangelo decide di diventare mezzo tedesco e mezzo italiano e così tutta la famiglia si stabilisce a Tubinga e impara anche la lingua sassone. Non è stato facile, è vero.

Tra qualche rimbrotto dei figli piccoli che non volevano abbandonare l’eterna mitezza del Mediterraneo, questa allegra combriccola lascia Palermo con un po’ di rimpianto, sapendo di avere lasciato un pezzo di cuore. Oggi però quei vivaci ragazzi, diventati adulti, vivono tutti in Germania, e son contenti di quella scelta fatta da papà. Vincenzo Santangelo, laureato in Filosofia, vive a Colonia e lavora a Bonn in un centro di accoglienza; Manfredi vive a Jena dove si sta laureando in Storia della cinematografia; Claudia, dopo la laurea in Letteratura, vuol prendersi anche quella in sport a Tubinga; Giuliaè laureata in Psicologia a Friburgo.

E infine Thea insegna all’Università di Berlino con un dottorato di ricerca. Mamma Lia – Lia Modica – dopo un dottorato di ricerca, è rientrata a Palermo a insegnare Matematica e Fisica al liceo Meli. Da qualche tempo però le cose si son fatte più complicate. Il professor Santangelo è richiestissimo anche in Cina. Così spesso vola a Pechino in qualità di “visiting distinguished professor” per mettere a punto i mille particolari di una missione spaziale congiunta targata Cina-Europa. Si tratta del satellite eXTP (Enhanced X-ray Timing and Polarimetry) che partirà nel 2025 ed esplorerà l’universo più caldo, più violento e più estremo. Una missione congiunta a guida cinese in cui l’Esa, l’Agenzia spaziale europea, partecipa con tanta tecnologia.

Se un astrofisico laureato a Palermo entra nella stanza dei bottoni dell’astrofisica delle alte energie è segno che la nostra Università non è poi così male.
“La preparazione offerta dalle nostre università in campo scientifico è di livello e continua a sfornare ottimi cervelli. Il problema è che queste teste non trovano spazio in Italia e lasciano il Paese. Un vero peccato. Ma i nostri fisici sono apprezzatissimi dovunque, dal Cern di Ginevra alla Nasa e in mille altre istituzioni”.

Lei avuto anche una brevissima esperienza politica nel ’98 quando si è candidato con il Pds alla Provincia.  Nel depliant che pubblicizzava la sua candidatura non poteva mancare il razzo al decollo da Cape Kennedy.
“Non diventai consigliere provinciale per una manciata di voti, ma è andata bene lo stesso. Ho dato poi il mio contributo nei Consigli di classe alla scuola media dei miei figli, la Leonardo da Vinci. Anche la scuola, nel suo piccolo, è una palestra di convivenza in cui si sperimentano modelli di governo”.

E Palermo, ha ancora posto o fa parte solo del bagaglio dei ricordi?
“Ci torno appena posso. Lì ci sono ancora molti affetti, non ho reciso il cordone ombelicale. Ma se devo essere franco, mi manca soprattutto la Palermo del coraggio civile, la Palermo che si batte per riscattarsi. Probabilmente una minoranza, ma è quella la Palermo che mi piace”.