Una proposta di rassegna

Deutsche Welle, Germania – Stefania D’Ignoti, 21 dicembre 2018
Tropici in Sicilia
Il cambiamento climatico ha lentamente danneggiato le colture tradizionali. Approfittando dell’innalzamento della temperatura di 1,5 gradi, tutta una nuova generazione di under 30, spesso con lauree di altro tipo alle spalle, sceglie di dedicare la propria esistenza alla terra, di provare a dare nuova vita ai possedimenti di famiglia cercando alternative innovative in armonia con la natura. Manghi, avocado, annona e  feijoa “a chilometro zero”, sono sempre più richiesti sia sul mercato europeo che locale.

“Gli agricoltori in Sicilia sono di solito molto indipendenti ed evitano di cooperare perché temono la concorrenza”, dice Alberto Continella, che continua la tradizione del padre, tra i primi esportatori di avocado. “Vogliamo promuovere l’opposto nel campo della produzione esotica e insegnare agli altri il know-how necessario per non fallire”. Lavorando insieme puntano a condividere il costo dell’irrigazione e promuovere una revisione delle obsolete infrastrutture che portano allo spreco di molta acqua.

Otago Daily Times, Nuova Zelanda – Dunedin Botanic Garden, 21 dicembre 2018
Aglio siculo

Già solo il nome, Nectaroscordum siculum (in inglese Honey garlic) mi attrae. La sobrietà dei fiori lo rende un’ottima scelta per qualsiasi giardino. Non è da coltivare da solo: per ottenere quell’effetto che ti stupisce, ha bisogno di essere piantato in gruppi. Se ben posizionati, i fiori viola, verdi e bianchi catturano l’attenzione sia delle persone che degli insetti impollinatori. In tarda primavera, le gemme a punta emergono come piccoli razzi dalle foglie.

Poi i boccioli lentamente si rovesciano in grappoli di campanelle annuenti. Molto duratura, l’infruttescenza di per sé ha una sua bellezza, e può essere essiccata e utilizzata a scopo decorativo. Una volta che l’aglio ha messo seme, tende a propagarsi. Originario del Mediterraneo meridionale e della Sicilia, cresce a metà collina nel Giardino mediterraneo del Giardino botanico di Dunedin.

Le Figaro, Francia – Jean Chichizola, 03 gennaio 2019
L’archeologia è scienza rigorosa. Ma anche sogno a occhi aperti. Ad Halaesa, città oggi nel territorio di Tusa, che ha dormito sotto 20.000 metri cubi di terra per dodici secoli, il sogno si è avverato. Due squadre di archeologi francesi hanno portato alla luce un eccezionale monumento, risalente al IV-III  secolo avanti Cristo. Le precedenti campagne di scavo italiane avevano lasciato in sospeso molte domande sull’organizzazione urbana. E soprattutto sulla presenza di un teatro.

Quest’ultimo punto ha incuriosito Angelo Tudisca, ex sindaco e assistente agli affari culturali, che sin dal 2015 ha creduto nel potenziale patrimoniale e turistico del “suo” teatro. Combinando intuizione, competenza scientifica e tecnologia il sito è stato finalmente individuato. Il diametro di 70 metri e l’altezza di 17 metri lo rendono tra i più grandi dell’Isola. Potrebbe ospitare fino a 10.000 spettatori. Il lavoro di scavo e di restauro su un sito usato nei secoli come cava e discarica è lungo. Ma una speranza segreta anima tutti quanti: trovare un’iscrizione che ci dica chi ha voluto la costruzione di un monumento così bello.