Li abbiamo conosciuti prima attraverso la loro cucina, con i ristoranti pionieristici che proponevano Involtini Primavera e Riso alla Cantonese su cui noi europei faticavamo con le bacchette. Poi…

di Laura Anello

Li abbiamo conosciuti prima attraverso la loro cucina, con i ristoranti pionieristici che proponevano Involtini Primavera e Riso alla Cantonese su cui noi europei faticavamo con le bacchette. Poi hanno cominciato a popolare di lanterne rosse i primi vicoli e interi isolati, con cortesia e tenacia tutte orientali.

Adesso i cinesi sono diventati una comunità radicata in Sicilia, capace di acquistare grandi attività commerciali e di offrire lavoro agli italiani. Negozi di abbigliamento, ristoranti, elettronica. E la loro fama di comunità “chiusa” si è stemperata nei colori del Capodanno cinese sventagliati a Palermo e in altre città dell’Isola. Mentre si moltiplicano gli scambi e le collaborazioni tra Università, centri di ricerca, imprese. E ci si chiede come attrezzarsi ad accogliere un popolo le cui rotte turistiche finora hanno privilegiato altre mete in Italia e in Europa ma che presto, molto presto, potrebbero abbracciare lo straordinario patrimonio monumentale e culturale della Sicilia.

Patrimonio che peraltro è pieno di riferimenti iconografici e stilistici al Paese del Dragone, figli di quella febbre orientaleggiante che contagiò le dimore reali e aristocratiche nel Settecento, a cominciare dalla Casina cinese. Per citare il titolo di un celebre film, la Cina è vicina. Molto più di quanto immaginiamo.