Sagre, fiere, eventi, festival, b2b, educational, eventi facebook, e-commerce, mercati contadini. Molti sono i modi per costruire connessioni tra chi produce, chi vende e chi consuma alimenti

di Paolo Inglese

Sagre, fiere, eventi, festival, b2b, educational, eventi facebook, e-commerce, mercati contadini. Molti sono i modi per costruire connessioni tra chi produce, chi vende e chi consuma alimenti. Un mondo certo più complesso di quello che in passato legava, in Sicilia, il produttore al consumatore, in ambiti che raramente andavano al di là dei confini comunali e provinciali.

In un’epoca in cui gli alimenti viaggiano tra continenti a costi a volte inferiori a quelli necessari per muoversi da Palermo a Milano e in cui il 70 per cento degli acquisti si fanno e si faranno, piaccia o meno, nella cosiddetta Gdo, la Grande distribuzione organizzata, come e dove si incontra chi produce e chi utilizza? In Sicilia siamo fermi alle sagre. Antropologicamente interessanti, forse o certamente, ma commercialmente utili a raccontarsi – e ti pareva – che quel paese, piuttosto che quello accanto, è il miglior produttore al mondo, e da sempre, di quel prodotto.

Marketing territoriale, si potrebbe dire. Per carità, vendere un prodotto, insieme ad altri cento, a bambole, magliette di calcio, palloncini colorati, pentole e attrezzi da cucina, tovaglie ricamate, è divertente per lo “struscio” mattutino nel corso e per chi, una volta l’anno, se non una volta nella vita, dalla “metropoli” si sposta, per curiosità, in campagna. Ma non costruisce un sistema, non parla del territorio in modo coerente, non sviluppa conoscenza e, spesso, non si allontana dal folklore.

Chiediamoci, piuttosto, se questo sistema non abbia solo fatto parte delle “concessioni” del sindaco, del deputato locale, dell’assessore, ai suoi amati concittadini o conterranei e, ancora, domandiamoci perché, a parte alcuni, limitati, eventi sul vino, in tutti gli altri casi si scappi a Milano (TuttoFood), Parma (Cibus), Torino (Salone del Gusto) Bologna, (Sana), Verona (Vinitaly), per non parlare di Londra, Francoforte, Berlino. E noi? Noi, incapaci di fare sistema, facciamo sagre, possibilmente finanziate del tutto dalla Regione, non sia mai che investisse un privato.

Noi, che felici e orgogliosi rivendichiamo i primati delle Dop, delle Igp, dei presìdi di Slow Food, del biologico, della dieta mediterranea, che (ci) raccontiamo delle meraviglie del nostro territorio agricolo, noi, non organizziamo nulla che richiami il mondo dell’agroalimentare in Sicilia, dando reale centralità a quello che riteniamo essere centrale. Dobbiamo cambiare prospettiva, pensare in grande, pensare insieme.