Servono investimenti, piani per attrarre le imprese, strategie per collegare in modo produttivo turismo, cultura, agricoltura e industria di qualità, guardando alla relazione Europa-Mediterraneo

di Antonio Calabrò

L’Italia continua a crescere in modo sbilenco. Nelle regioni del Nord, nel 2017, l’economia è andata avanti bene, con una crescita del Pil dell’1,8 per cento. Nel Mezzogiorno, molto meno, dell’1,4 per cento (la media nazionale è dell’1,6). Lo documentano i dati dell’indagine annuale della Banca d’Italia su “L’economia delle regioni italiane”. E adesso che nel 2018 il ciclo economico è rallentato, sino al segno negativo del terzo trimestre dell’anno e si teme un 2019 segnato da una previsione dell’1 per cento circa, le regioni del Sud rischiano di andare peggio. Con effetti su redditi, lavoro, qualità della vita.

I “numeri”, mal tollerati da chi preferisce la retorica ai conti con la realtà, dicono anche altro. Che rispetto al 2007 il Pil del Sud è ancora inferiore del 9 per cento, mentre quello del Nord solo del 4, mentre l’area di Milano ha del tutto recuperato ed è in positivo. La conseguenza del divario si legge pure da un altro punto di vista, quello dell’Indice di povertà, arrivato al 12 per cento secondo dati Svimez (nel 2008 era al 10).

Metà dei 5 milioni di poveri italiani stanno nel Sud, soprattutto nelle grandi città. E c’è un altro divario che s’allarga, tra economia in movimento e società in crisi crescente: “Al Sud si delinea una netta cesura tra dinamica economica che, pur in rallentamento, ha ripreso a muoversi dopo la crisi e dinamica sociale, che tende a escludere una quota crescente di cittadini dal mercato del lavoro, ampliando le sacche di povertà e disagio”, sostiene Luigi Bianchi, direttore Svimez.

Si ripropone dunque, in modo sempre più evidente, la questione di una “crescita negata”, come ha fatto notare Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, sollecitando governo, politica ed economia a “sciogliere i nodi del Sud”. Come? Servono investimenti pubblici e privati, piani per attrarre le imprese (come Apple e Cisco a Napoli), strategie per collegare in modo produttivo turismo, cultura, agricoltura e industria di qualità, guardando alla relazione Europa-Mediterraneo. Molta economia di mercato, poca spesa pubblica assistenziale.

Per dirla con le parole di un grande imprenditore, Maurizio Marchesini, multinazionale farmaceutica emiliana, “i problemi sociali non vanno trascurati, ma il tema dell’Italia è creare sviluppo, con investimenti e non facendo beneficenza fine a se stessa”.