Quando Rupert Everett ha assistito alla sua performance al Taormina Film Festival era incredulo…

di Antonella Lombardi

Quando Rupert Everett ha assistito alla sua performance al Taormina Film Festival era incredulo: puntando la Luna con la sua macchina fotografica, a occhi chiusi, la messinese Elisabetta Pandolfino aveva scritto il nome dell’attore con una scia luminosa.

Una tecnica che lei ha battezzato “scatto mentale” perché oltre a creatività e destrezza richiede anche memoria: “Uso la macchina come un pennello e la Luna piena o una fonte luminosa come inchiostro – spiega –, l’abilità sta nel far rientrare il disegno o la scritta nell’area del fotogramma. Molti non capiscono o scambiano la mia scoperta con il light painting, che però non c’entra nulla”.

Nel 2016 l’attrice Maria Grazia Cucinotta presenta a Salina il libro autoprodotto A due scatti da te… con alcune sue immagini che diventano anche oggetto di studio da parte di neurologi; ma Elisabetta vorrebbe altro. “È una vera e propria scoperta che ho registrato, vorrei che entrasse di diritto nella storia della fotografia, perché è una forma d’arte che può aprire nuove frontiere in ambito scientifico. Spero che anche gli ambienti accademici ufficiali se ne accorgano”.