I grandi hotel siciliani tra storie, leggende, lussi e stravaganze

di Guido Fiorito

IL FANTASTICO MONDO DELLE SUITES
Ogni hotel di lusso ha le sue suites e storie legate ai personaggi famosi che vi hanno abitato. La suite più grande di Villa Igiea è quella presi­denziale, descritta come “la camera più lussuosa di Palermo”. Camera si fa per dire: ottanta metri quadrati, arredata con mobili art noveau. Terrazzo privato con vista sul mare. Tra gli ultimi a dormirci, Sophia Loren, nel 2015 a Palermo per uno spot di Dolce & Gabbana, e, nel novembre scorso, il premier Conte durante il vertice internazionale sulla Libia. Qui Sting ha fatto yoga prima del concerto del 2011. Si chiama suite presidenziale anche la camera (o meglio l’appartamento di 95 metri quadrati) più costosa del Timeo di Taormina. Questa suite in aprile è offerta a 4.400 euro a notte. In cambio una terrazza panoramica di duecento metri quadrati con vista panoramica sulla baia di Taormina, l’Etna e il teatro greco. “Too much”, fu il commento di Burt Lancaster quando si affacciò da una di queste terrazze.

CIAK! SI GIRA
La dolcezza e il mistero, gli amori com­plicati, la difficoltà di comunicare, il perdersi in un silenzio. Tutto questo at­traversa le drammatiche scene finali de L’avventura di Michelangelo Antonio­ni (1960) ambientate al San Domenico Palace di Taormina. Claudia (Monica Vitti), non riesce a dormire. E all’alba dalla sua finestra dell’hotel si vede il mare. Corre negli ampi corridoi dell’ex convento e per i saloni deserti finché non trova Sandro (Gabriele Ferzetti) con un’altra donna. Il San Domenico ha ospitato tanti divi del cinema e tan-ti film, da Tipi da spiaggia di Mattoli (1959) a Piange il telefono (1975) con Mo­dugno, da Il piccolo diavolo di Benigni a Le Grand Bleu di Besson (entrambi 1988) fino a Grande, grosso e Verdone (2007) con Carlo Verdone e Claudia Gerini, buzzurri nella hall dell’hotel. Il Des Palmes, invece, è al centro di Dimenti­care Palermo (1990), il film di Francesco Rosi, anche se le scene d’interni furono girate in altri hotel. Addirittura Grand hotel des Palmes è il titolo di un film del 1978 di Memè Perlini che racconta la morte di Raymond Roussel all’interno dell’hotel, ispirato liberamente al libro di Salvatore Sciascia. De Sica gira a Vil­la Igiea il finale de Il viaggio (1974) con la morte di Sophia Loren-Adriana, an­che se nel film rappresenta un interno di Venezia. Johnny-Benigni si mette lo stecchino in bocca per la prima volta nella sala Basile di Villa Igiea mentre flirta con Maria (Nicoletta Braschi). È Johnny Stecchino, 1991.

IL BARONE IMPRIGIONATO
Misteri e leggende accompagnano questa storia. Certo è Giuseppe Di Stefano, baro­ne di Sciacca e originario di Castelvetrano, visse confinato quasi cinquant’anni all’in­terno dell’Hotel des Palmes, in via Roma a Palermo, cliente a vita della suite numero 204. Nel 1946 avrebbe ucciso senza volerlo, colpendolo con un calcio, un ragazzo impa­rentato con uomini di mafia. La leggenda vuole che si fosse trovato a scegliere tra la punizione di Cosa Nostra e l’auto-condanna a una sorta di ergastolo. E che quindi avesse scelto di chiudersi dentro l’albergo. Fosse o no questa la causa dell’esilio, con il tempo, alla paura si sostituì l’abitudine. Tanto che negli anni Settanta evadeva talvolta verso Napoli. Era appassionato di musica e gran­de amico del tenore Giuseppe Di Stefano, suo omonimo; invitava a pranzo all’albergo gli artisti protagonisti delle prime al Teatro Massimo.Tra i suoi ospiti abituali anche Re­nato Guttuso, l’unico cui permetteva di bere whisky a tavola. In agosto passava le “vacan-ze” a Villa Igiea e aveva l’abitudine di fare il giro dell’isolato attorno al Des Palmes per sgranchirsi le gambe. In albergo gli veniva portato tutto: dai soldi dalla banca agli in­gredienti per il cibo. Si faceva cucinare dallo chef cui dava antiche ricette siciliane. Chie­deva in cambio notizie sul mondo esterno perché si rifiutava di guardare la televisione. Vestiva in modo impeccabile un completo di lino bianco, con in bocca sigari che si faceva arrivare da Cuba. Morì nel 1998 a 92 anni e il feretro, contrariamente alle abitudini de­gli hotel di nascondere i decessi, fu l’unico ad uscire dalla porta principale con tutti i dipendenti schierati.

D’ANNUNZIO E IL NOME IGIEA
La storia di Villa Igiea inizia quando a fine Ottocento Ignazio Florio acquista all’Ac­quasanta una casina con un grande parco da Sir Domville, per farne un sanatorio per ricchi. Decise di chiamarla Villa Igiea, dal nome della dea della salute. Sorse un problema ortografico, se si dovesse scrivere Igea o Igiea. E poiché i Florio puntavano sempre al massimo il quesito fu proposto a Gabriele D’Annunzio che rispose per lettera (qui sotto). “Si rassicuri – scrive il poeta – e non muti nulla. Il nome sta benissimo nella forma che Ella ha già fatto incidere durevol­mente: Igiea”. Il sanatorio non decollò e fu deciso di trasformarlo in albergo.

L’HOTEL PIÙ ANTICO
Il Grande hotel Timeo fu fondato nel 1850. In quell’anno, Francesco La Floresta aprì lì una locanda a Taormina, ristrutturando un rudere vicino al Teatro greco. La pronipote Fran-ca afferma che il bisnonno all’epoca fu chiamato Don Cicciu ‘u pazzu dai taormi­nesi, per lo più pescatori. Nel 1863 il conte prussiano Otto Geleng arrivò a Taormina e iniziò a dipingere i paesaggi dal mare all’Etna. Fu lui a suggerire a La Floresta di dare il nome di Timeo alla locanda. Timeo era il figlio di Andromaco (che aveva fondato Taormina nel 358 avanti Cristo) e visse esiliato per decenni ad Atene, dedicandosi alla storia greca. L’albergo fu trasformato e i La Floresta vi aggiun­sero i magnifici giardini di Miss Trevelyan, una ricca inglese. La sua terrazza letteraria è stata calcata da grandi scrittori: Lawrence, Mann, Pirandello, Maugham, Capote. Quel La Floresta, altro che pazzo.

LINGUA UFFICIALE IL FRANCESE
Nella Belle Époque la lingua ufficiale era il francese e questo spiega perché alcuni hotel siciliani portano nomi in questa lingua come il Grande Hotel & des Palmes a Palermo, l’Hotel Beau Sejour di Taormina o il Grand Hotel des Etrangers a Siracusa che nella pub­blicità portava maison italiane de premier ordre e ouvert toute l’anné. Quest’ultimo albergo è anch’esso in ristrutturazione con l’obietti­vo di riaprire entro l’anno. Cercle des Etrangers, ovvero Circolo degli stranieri, era il nome del club che organizzava feste, divertimenti e attività sportive a Villa Igiea. Fu inaugurato nel 1903 e l’eco di queste feste organizzate dai Florio arrivava fino a Parigi, dove Le Figaro pubblicava l’elenco degli stranieri che arrivavano nell’albergo palermitano. Frequentato dai reali inglesi fino al sultano di Zanzibar, con storie romantiche e clamorose come quella del tenente De Bosis, che per fare colpo sulla donna che amava, una mattina, sorvolò in ae­reo la spiaggia per salutarla, tanto basso che finì schiantato sulle rocce.