Cartoni animati dedicati a Falcone e Borsellino, a padre Puglisi, alla Shoah. Rosalba Vitellaro racconta come, anche lontano dalle grandi case di produzione, si possono realizzare dei veri capolavori

di Mario Pintagro

Carosello è stato lo scrigno che apriva ogni sera fantasticando prima di andare a nanna.È stato il pozzo dei suoi desideri.“Se non ci fosse stato avrei fatto altro nella vita – racconta oggi Rosalba Vitellaro, palermitana, direttore artistico di Larcadarte, centro di produzione cinematografico e video, con una propensione per i cartoni animati -. Da piccola, ogni sera alla tv guardavo ammirata le avventure di Cocco Bill, Paulista, Jo Condor. Erano i cartoni animati ideati dai nostri Bruno Bozzetto,Toni Pagot, Giuseppe Laganà, dallo Studio Testa; cartoni in bianco e nero è vero, ma di grande suggestione, di elevata perizia tecnica e grande inventiva, tutti elementi espressivi della creatività italiana. Poi mi hanno ispirato anche i cartoni di Hanna e Barbera, Candy Candy”.

Era destino che Rosalba, un passato da velocista sul tartan delle Palme, dovesse incrociare un’altra sportiva di talento, Alessandra Viola, pallavolista della Rio Casamia, per realizzare un sogno che coltivava sin da piccola: realizzare cartoni animati e farne un lavoro. Con l’amica ha dato vita a Larcadarte, centro di pro­duzione video che piano piano ha conquistato l’attenzione della Rai con i suoi cartoni ispirati all’attualità più o meno recente, dalla storia di Falcone e Borsellino a quella della Shoah. Ma ai cartoni, Rosalba arriva dopo una lunga esperienza in centri di produzione televisiva.

“Per molto tempo ho lavorato come aiuto regista nella realizzazione di programmi televisivi, poi abbiamo conquistato il nostro spazio di autonomia e prodotto e realizzato documentari e video. Ma era un mercato saturo, con una concorrenza feroce. Infine è stata proprio Alessandra a darmi il suggerimento giusto: e se producessimo cartoni animati? Era il 2001, l’idea mi piacque molto, ma non sapevo nulla della realizzazione, dovevamo partire da zero. Ci documentammo alla Scuola del Fumetto a Palermo e cominciammo a muovere i primi passi.”

Nel 2009 esce Benedetta, coprodotto con Rai Fiction e il Comune di Palermo
“Era una storia molto palermitana, nata da un mio soggetto. Era la storia di Benedetta, una bimba undicenne della Vucciria, appartenente a una famiglia disagiata, che va a lavorare tutti i giorni al semaforo. Benedetta è abilissima, vende sale e schedine precompilate agli automobilisti. È soprannominata Cruci, perché ogni volta che riesce a piazzare qualcosa si fa il segno della croce. Benedetta ama volare con la fantasia e un giorno questa si scambia di posto con la realtà. La storia affrontava tanti temi, dalla dispersione scolastica allo sfruttamento del lavoro minorile, insomma un cartone carico di impegno, che si è subito imposto all’attenzione della critica.”

Un anno dopo è la volta di Giovanni e Paolo e il mistero dei pupi, ancora con il contributo di Rai Fiction.
Stavolta anche la Regione Siciliana decide di sostenere la produzione. È un prodotto dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, un cartone animato che parla ai giovani della maa, spiega come difendersi da essa. Abbiamo immaginato la Palermo degli anni ’50, con Falcone e Borsellino ragazzini. Abitavano nello stesso quartiere. Giovanni e Paolo sono compagni di scuola e con l’aiuto degli amici cercano di liberare la città dalla pesante cappa in cui l’ha fatta precipitare il mago Nìvuru che ha tolto loro l’anima, facendo diventare i palermitani cinici e violenti. Noi abbiamo usato la metafora per affrontare temi difcili come il bullismo e l’omertà, senza trascurare effetti umoristici. La solidarietà e l’unione del gruppo, come accadde poi nel Pool antimaa, darà i suoi frutti e i due liberano i cittadini dall’incantesimo. Giovanni e Paolo ha ricevuto dieci premi in Italia.

E nel 2013 giunge La missione di 3P
Noi sapevamo pochissimo di Padre Pino Puglisi, ma ci siamo documentate rac­cogliendo testimonianze a Brancaccio e dai familiari del prete. È stato anche quello un cartone di forte impatto, che ha avuto il patrocinio dell’Unicef ed è stato premiato dal presidente della Repubblica Napolitano

Uno guarda un’animazione oggi e rimane ammaliato dalla ricchezza di particolari. È un lavoro manuale o è affidato tutto ai computer?
Il lavoro del disegnatore è fondamentale.Il disegnatore fa i primi abbozzi,trasfe­risce sul foglio di carta l’idea del soggettista. Copione e storyboard devono mirare al punto giusto. I nostri lavori sono adeguati a un target giovane, ma interessano anche gli educatori e dunque anche docenti e genitori. Ma dal disegno all’anima­zione c’è tantissimo lavoro. Dopo il disegno a matita si passa direttamente alla lavagnetta elettronica con i colori, la grandezza del tratto, la grafica.

Quanto costa realizzare un cartone animato?
Dipende dalla complessità del prodotto. Noi realizziamo cartoni animati 2D, da 800/1000 disegni al minuto, con una grafica non complessa, ma comunque sono necessarie molte figure oltre a quella del disegnatore. C’è l’esperto degli effetti speciali, il costumista, il direttore luci, si fa anche uno studio sugli oggetti.A conti fatti si può dire che un minuto di animazione costa intorno a diecimila euro.A cui bisogna aggiungere altri costi artistici come quello dei musicisti e dei doppiatori.

La lavorazione avviene tutta in Italia?
No. In Italia c’è la mente e la struttura operativa che realizza la fase progettuale. La nostra è una struttura semplice, oltre a me e Alessandra c’è la segretaria di redazione, Tiziana Ferrante, e un gruppo di collaboratori. Il lavoro ripetitivo, di migliaia e migliaia di disegni che sembrano all’apparenza tutti uguali, avviene all’estero.Anche nel mondo dell’animazione c’è la delocalizzazione, i costi all’e­stero, Oriente soprattutto, si abbassano notevolmente.

Quali progetti nell’immediato futuro?
Abbiamo appena prodotto Il traguardo di Patrizia che ha ricevuto il premio Unicef a“Cartoon on the bay”e la medaglia di rappresentanza dal presidente Mattarella. Stiamo lavorando a un nuovo cartone, ma non diciamo il titolo e il soggetto per scaramanzia. Ma noi realizziamo anche documentari e spot in cui l’animazione spesso gioca un ruolo fondamentale. E le aziende e gli enti spesso preferiscono un prodotto diverso per pubblicizzare le proprie attività, qualcosa che li liberi dal complesso del deja-vu e che possa fare scattare una nuova scintilla nel pubblico.