Fra i tanti, tantissimi tesori che nasconde la Sicilia, uno in particolare ha la mia preferenza, a Palermo…

di Régine Cavallaro

Fra i tanti, tantissimi tesori che nasconde la Sicilia, uno in particolare ha la mia preferenza, a Palermo: il Museo geologico Gemmellaro, intitolato al fondatore Gaetano Giorgio Gemmellaro (1832-1904).

Qualche anno fa, ho avuto la fortuna di visitarlo in compagnia del direttore, il professore Valerio Agnesi. Il docente, che insegna anche al dipartimento delle Scienze della terra e del mare all’Università di Palermo, è una miniera di sapienza, storie e aneddoti sulla geologia dell’isola. Percorrendo le sale del museo c’è da meravigliarsi di fronte al numero di reperti. Al pianterreno, nella sala dedicata alla vulcanologia, si trovano campioni di rocce provenienti da Ferdinandea, quell’isolotto emerso nel Canale di Sicilia nel 1831 per poi scomparire sott’acqua.

Le rocce sono state raccolte dal padre stesso del Gemmellaro, Carlo, proprio nel 1831. Al primo piano, scopriamo lo scheletro fossile di Thea, rinvenuto nella grotta di San Teodoro nel Messinese. Questa homo sapiens vissuta ben undicimila anni fa, durante il Paleolitico superiore, sarebbe nientemeno che la prima donna siciliana. Sempre al primo piano, troviamo una goccia d’acqua imprigionata in un cristallo risalente a sei milioni di anni, cioè durante la crisi di salinità che trasformò il Mediterraneo in un grande lago salato.

E naturalmente non dimentichiamo la sala degli Elefanti, all’ultimo piano, che custodisce esemplari dei famosi elefanti nani di Sicilia, vissuti durante il Pleistocene medio-superiore, quegli stessi che sarebbero all’origine del mito dei ciclopi. Secondo l’Università di Palermo “l’opera del Gemmellaro rese il Museo palermitano uno dei principali musei geologici e paleontologici del mondo, secondo, a detta degli studiosi dell’epoca, solamente al British Museum di Londra”.

Certo, le straordinarie collezioni del museo meriterebbero uno scrigno più decoroso. Il palazzo degli anni ‘70, situato in corso Tukory 131, non sarebbe male se non fosse circondato dagli ambulanti che usano la cancellata per esporre le loro merci. Un indirizzo più vicino al centro città (in origine, il museo era ubicato via Maqueda) consentirebbe ai turisti, nonché ai palermitani stessi, di non perdere questa pepita di museo.