Da Ulisse ai romani, passando per i normanni e barbarossa, fino ai nostri giorni: un libro ripercorre le improbabili e avventurose vicende del ponte tra Sicilia e ontinente. E di un tratto di mare che è diventato sogno e leggenda

testi Antonella Filippi

Ci provò Caio Lucio Cecilio Metello che, dopo aver sconfitto i Cartaginesi, unì le due sponde del Fretum Messanae per trasferire a Roma i 142 elefanti lasciati dagli africani sui campi di battaglia della Sicilia. Distrutto dalla prima tempesta, quel ponte fatto di barche e botti rimase l’unico concreto tentativo di agganciare la Sicilia al continente.

Ancora Cristo doveva venire al mondo. Pure a Carlo Magno venne l’idea di una serie di ponti e, per realizzarla, mise al lavoro tutti i popoli del Sacro Romano Impero ma non si arrivò ad alcun risultato.Aveva iniziato anche il normanno Roberto il Guiscardo nell’anno Mille ma alla sua morte i lavori furono abbandonati e in seguito non si andò oltre a qualche indagine subacquea. Capitombolo nei secoli, fino all’Ottocento quando, il 9 novembre 1860, sul Gior­nale Officiale di Sicilia, si racconta di “una grande Compagnia inglese” interessata a unire con una ferrovia Siracusa “al continente napolitano”, contemplando un eventuale attraversamento stabile dello Stretto di Messina.

Un esempio di come la classe politica italiana abbia sempre mantenuto le pro­messe fatte, balza chiaro leggendo Le monde illustré 349 del 1863, in cui un celebre uomo politico dichiarò all’ingegnere francese Alphonse Oudry – che l’anno pre­cedente aveva pubblicato sulla stessa rivista un Projet d’un pont à quatre travées, proposé pour franchir le detroit de Messine – che “siamo talmente convinti dell’utilità del ponte di Messina, che dal giorno in cui voi ci proverete che è possibile rea­lizzarlo, noi faremo il necessario per risolvere la questione finanziaria”. Nel 1866, invece, appare il primo progetto di fattibilità del “ponte metallico tra Sicilia e Calabria”, affidato dal ministro Jacini all’ingegnere Alfredo Cottrau.

Bene, dalla prima volta in cui si sentì parlare della costruzione del ponte sul­lo Stretto, cioè durante la III Legislatura del Regno di Sardegna, tutto quanto avreste voluto sapere e non avete mai osato chiedere su questo affascinante ma complesso specchio acqueo e sul fantomatico ponte lo potete trovare nel libro Stretto di Messina. Traversata e collegamenti, scritto dal giornalista Attilio Borda Bossana. Cent’anni di contraddizioni e litigi all’italiana.“C’è stato un momento in cui sembrava che la costruzione del ponte davvero fosse prossima – spiega Borda Bossana – e risale al patto tra socialisti e democristiani, tra il 1984 e il 1985, ministro Claudio Signorile. Ultimamente, invece, soltanto diatribe politiche”.

Si realizzano plastici sull’argomento, si sbranano governanti e ambientalisti, si consultano dotti, medici e sapienti danesi che quel loro ponte sull’Oresund, quattordici chilometri per unire Copenhagen e Malmoe, completo di tunnel sottomarino e isola artificiale, hanno impiegato appena quattro anni a realizzarlo. Niente. Trasformare un mito in realtà non è un’operazione facile a certe latitudini. Eppure la copertina de La domenica del Corriere del 29 marzo 1965 annunciava:“La Sicilia diventa continente” e perfino Paperone sulla prima pagina di un Topolino datato 1982 strizzava l’occhio al ponte, intravedendone vantaggi economici. Nel frattempo ci si è industriati: oltre all’attraversamento con speronare, feluche, buzzetti, schifazzi e liudelli, c’è chi, come Axel Schlesinger e Franz Kuehn, nel 1964, ha trasformato in un veicolo anfibio il proprio maggiolino ed è passato da una sponda all’altra.

La navigazione dello Stretto nell’antichità godeva di pessima fama per le correnti rapide e irregolari, per i venti violenti e in conflitto tra loro e, scontrandosi, davano luogo a vortici che terrorizzavano i naviganti. Mettici anche il canto delle sirene ed ecco perché risalire lo Stretto è sempre stato guardato con sospetto. “L’immagine dello Stretto – riprende Borda Bossana – la diffusero in tutto il mondo le figurine Liebig, abbinate all’estratto di carne. Lo stesso successe con i cioccolatini Boutron Guérin, quando l’azienda affiancò al prodotto immagini di vedute di 75 città italiane e, tra queste, Messina e Reggio Calabria con il mare che le unisce”.

E continua con le curiosità: “Una regia traversata, nel 1881, di re Umberto I e della regina Margherita, procurò all’allora dodicenne Vittorio Emanuele III una real infreddatura”. Edmondo De Amicis, in Ricordi di un viaggio in Sicilia, sottolinea che “ora, venendo dal continente, si attraversa lo Stretto senza discendere dai vagoni ferroviari, che sono trasportati da una riva all’altra sopra un piroscafo”. È il nuovo che avanza. Borda Bossana: “L’innovativo servizio di ferry-boat viene inaugurato nel 1899. Da allora il traghetto è diventato un tratto distintivo di Messina.

Già nel secondo semestre del 1896 era iniziato il servizio con le prime due navi traghetto, o ‘piropontoni’, ‘Scilla’ e la gemella ‘Cariddi’, la cui costruzione fu commissionata, nel 1894, dalla Società Sicula. Furono progettate dall’ingegnere Antonino Calabretta, che presentò anche un progetto di ponte tra Punta Faro, in Sicilia, e Punta Pezzo, in Calabria. Negli anni Settanta del secolo scorso ci fu l’avvento dei privati che innescò la concorrenza e portò alla fine del monopolio delle Ferrovie”. Ma il ponte si farà mai? “Credo di no – conclude Borda Bossana -. La volontà di realizzarlo dipende sempre dalla stagione politica. Io non prendo posizioni ma credo che potrebbe generare una scossa economica”.