Grandi catene alberghiere e imprenditori italiani e stranieri si sono contesi a suon di milioni gli storici alberghi a cinque stelle. Un chiaro segnale della forte ripresa del turismo nell’isola. Che sia l’inizio di una nuova dolce vita alla siciliana?

di Guido Fiorito

Dal Grand Tour al Big Shopping. Se l’ospitalità a Goethe, al suo sbarco a Palermo nel 1797, fu affidata a un oste, che pure lo sistemò in una sontuosa stanza con vista sulla rada, oggi sono le grandi catene e i ricchi imprenditori alberghieri a contendersi a suon di milioni di euro l’opportunità di accoglie­re i turisti in Sicilia. La cessione degli storici alberghi siciliani del gruppo Acqua Marcia di Francesco Caltagirone si unisce a una serie di iniziative e di annunciate aperture. In particolare è il segmento del turismo di lusso a riscoprire la Sicilia: soltanto nel 2017 sono stati aperti otto nuovi hotel 5 stelle e 5 stelle lusso e altri li stanno seguendo.

Il Big Shopping riguarda il gruppo di alberghi che era appartenuto alla Sgas, la Società grandi alberghi siciliani del Banco di Sicilia, che li aveva poi ceduti a Caltagirone venti anni fa per cento miliardi di lire. Con il gruppo romano in crisi, gli alberghi sono stati messi all’asta attraverso un bando del tribunale fallimentare di Roma. Gli ultimi tre sono stati venduti pochi mesi fa. Villa Igiea è stata comprata da Rocco Forte per 25,2 milioni di euro, il Grand Hotel et Des Palmes dal fondo di investimento Algebris del finanziere Davide Serra per dodici milioni.

L’Excelsior di Palermo è stato aggiudicato per 8,5 milioni a Luxury Private Properties della famiglia Giotti che aveva già preso il Des Etrangers di Sira­cusa (10.4 milioni nel 2017). In precedenza, nel 2016, il San Domenico Palace era andato all’immobiliarista Giuseppe Statuto che aveva battuto con 52,5 milioni lo sceicco Hamad Bin Jassim Al-Thani della famiglia reale del Qatar. Dietro queste montagne di soldi la realtà incantata dei gioielli del turismo siciliano, gli affreschi liberty di De Maria Bergler, i mobili e le decorazioni lignee disegnate da Basile e realizzate da Ducrot, le stanze che hanno visto passare monarchi, grandi letterati e compositori come Wagner e tutti i divi del cinema. I luoghi incantati della Dolce Vita siciliana oggi attraggono i vecchi e nuovi ricchi europei e del mondo globalizzato.

Tutto ciò nel quadro di una Sicilia in ripresa turistica, che nel 2018 ha viag­giato verso il primato dei quindici milioni di presenze. Dato che potrebbe essere sottostimato: per Nico Torrisi, presidente di Federalberghi Sicilia e ad della società che gestisce l’aeroporto di Catania, le strutture abusive isolane sarebbero diecimila:“Siamo davanti a persone che non pagano le tasse e non fanno crescere il sistema Sicilia. Un numero enorme. Stimo che le presenze reali siano il doppio di quelle ufficiali”. Certi invece i dati di crescita degli aeroporti di Palermo e Catania, che in 5 anni hanno visto aumentare del 50 per cento i flussi di passeggeri. Palermo era a 4,4 milioni di passeggeri nel 2013, nel 2018 è a 6,6; Catania è passata da 6,4 (2013) a oltre 9,9. È invece calata Trapani (da 1,9 milioni a 0,5) per la riduzione dei voli Ryanair. Perché l’essenziale è aumentare le rotte. Secondo stime Gesap, il 2018 ha visto 4615 voli in più a Palermo e il 15 per cento di incremento dei passeggeri è secondo in Italia solo a Napoli. “Il punto è capire – ha spiegato Torrisi – dove diavolo siano, perchè stando ai dati ufficiali di tutti questi viaggiatori non si trova poi traccia nelle strutture ricettive registrate”.

“La Sicilia ha sempre fatto gola – dice Paolo Gobbetti, direttore operativo e socio di Errequadro, manager che si occupa da venti anni di gestione di alberghi -, in particolare questi hotel meravigliosi con il loro valore storico. La crisi del Nord Africa ha messo in evidenza la Sicilia, con la sua storia e le sue bellezze naturali. Una meta facile da raggiungere che offre tantissimo. La crisi economica non tocca il segmento del lusso e in questo momento questi alberghi garantiscono ricavi medio-alti”. La Sicilia adesso interessa tutti. Bernard Arnault, il proprietario di marchi come Vuitton e Dior, a dicembre ha comprato la catena Belmond che de­tiene, tra i suoi 45 hotel di lusso, lo storico Timeo e il Villa Sant’Andrea a Taormina. Arrivano anche micro imprenditori. È il caso del tosco-romagnolo Lorenzo Pazzi e della moglie Francesca Brunelli de “La Mortilla”. “Abbiamo comprato – racconta Pazzi – una vecchia casa di fine Ottocento in cima a una bassa collina nel territorio di Cattolica Eraclea e l’abbiamo trasformata in un relais a cinque stanze. Il concetto è ospitare i turisti a casa nostra, perché noi viviamo qui durante i sei mesi di apertura e io cucino per tutti”.

Se il lusso fa i migliori fatturati è il settore extra alberghiero, a vivacizzare la crescita del turismo in Sicilia. Vale, secondo l’Osservatorio turistico sull’Economia delle Isole, l’81 per cento delle strutture e tre milioni di notti vendute in un anno. Adesso Villa Igiea e des Palmes chiuderanno per restauri e ristrutturazioni per riaprire nel 2020. Ristrutturazione anche per il San Domenico ma qui non è certo quando saranno finiti i lavori. Il progetto di ristrutturazione del des Palmes, per esempio, prevede cento camere, un ristorante stellato e un sistema di condhotel con 22 appartamenti con cucina che saranno messi in vendita. Condhotel (condominium hotel) significa che i proprietari degli appartamenti possono, se vogliono, metterli a disposizione dell’albergo che li affitta per loro, dividendo i proventi. Saranno recuperati anche gli ultimi due piani dell’edificio per ora non utilizzati.

Tutto bene? “Si può fare di più – dice Paolo Gobbetti -. I turisti nei mesi invernali sono pochissimi. Una strada resta quella del golf, che però sem­bra non interessare più nessuno, e il turismo sportivo. Mancano inoltre voli diretti dalle capitali europee per offrire weekend in città. Infine, il turista oggi cerca l’esperienza emozionale e per questo è importante migliorare la qualità degli staff”. In contrada Torre Salsa, tra Siculiana e Montallegro, è in costruzione un hotel di lusso con spa di Adler Resort & Lodges, il primo sotto la Toscana del gruppo altoatesino. Il programma è di aprirlo nel 2020. Sorgerà a sessanta metri sul livello del mare in una zona vicina alla riserva naturale di Torre Salsa gestita dal Wwf, fatto che ha provocato proteste di ambientalisti. Il progetto è stato approvato e costerà 45 milioni di euro (dieci con un finanziamento attraverso Invitalia) per realizzare 108 stanze con 14 family suite.

Sorgono nuovi alberghi mentre i vecchi cercano di tenere il passo. È il caso di Città del mare, che ha compiuto quarant’anni nel 2011, che dopo l’acquisizione del Gruppo Turistico Mediterraneo, ha ristrutturato le aree comuni e quattrocento camere su ottocento ottenendo l’anno scorso il riconoscimento delle 4 stelle. Un nuovo albergo,invece, è previsto a Palermo all’interno del Prustt (Piano di riquali cazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio) sull’area dell’ex Manifattura tabacchi, della Cassa Depositi e prestiti Immobiliare. Un Prusst che risale al 2006 e che nel 2013 è stato approvato dal consiglio comunale. Nel progetto è compreso un albergo di circa cento camere con il fascino del panorama sul mare e portuale, che sarà collegato all’attività nautica del porticciolo dell’Acquasanta. Si aspetta di superare il passaggio della valutazione ambientale, che coinvolge assessorato regionale all’Ambiente e il Comune di Palermo, per passare alla progettazione. I lavori non inizieranno prima del 2021. Ma di certo in quell’edificio dove per decenni le sigaraie lavoravano i tabacchi, arriveranno turisti appassionati di vela.