Volete conoscere davvero le meraviglie del barocco nell’area sud orientale dell’isola? con il progetto “Neptis” viaggerete nello spazio e nel tempo, fuori e dentro le opere d’arte. Unica avvertenza: non dimenticate il vostro smartphone

di Laura Grimaldi

Attraverso la bellezza del barocco del Val di Noto con l’aiuto della tecnologia più avanzata. Grazie a un sistema software innovativo, smartphone e tablet accom­pagneranno i visitatori in un viaggio sia virtuale che reale attraverso percorsi, siti e beni culturali di quest’area degli Iblei. Un territorio di straordinaria ricchezza anche per l’Unesco. In pratica, un’esplorazione e fruizione aumentata del patri­monio culturale, visibile e sommerso, grazie anche all’utilizzo di modelli digitali tridimensionali. Cos’ sarà possibile esplorare il monumento o il sito da qualsiasi punto di vista, in qualsiasi momento e senza il rischio di rovinare l’originale. Un modo di trasmettere il sapere individuando sistemi semplici e vicini ai modi di pensare di turisti e visitatori sempre più “connessi”.

È quanto ha fatto l’Università di Catania nell’ambito del complesso progetto di ricerca Neptis che ha visto lavorare insieme studiosi, centri di ricerca e la società informatica Engineering spa. La stessa che ha creato il sistema software “Conceptouring”, in grado di contabilizzare e incrociare dati di diversa natura permettendo di costituire un museo diffuso che possa stimolare un maggior desiderio di conoscenza in un’area di eccellenza del barocco europeo. Perché l’idea di fondo del progetto è di coinvolgere un’utenza numerosa e non per forza specialistica e di suscitare l’interesse per il patrimonio culturale di questi luoghi proponendo percorsi tematici che mettano in rete anche le ricchezze storico­culturali e archeologiche fuori dai circuiti.

Il progetto Neptis, proposto dal Distretto di alta tecnologia per l’innovazione nel settore dei beni culturali (DTCB) della Regione siciliana, ha tra i propri partner l’Università di Palermo,l’Università di Catania,il Cnr con il suo Ibam (Istituto per i beni archeologici e monumentali) e ancora partner informatici come la società IDS-Unitelm e il consorzio PiTecnoBio. Il progetto si è svolto in collaborazione con il Centro internazionale di studi sul barocco, impegnato in attività di ricerca e valorizzazione del patrimonio di quella stagione artistica e letteraria che ha lasciato un così profondo segno in questa parte di Sicilia.

Sono stati studiati itinerari collegati tra loro, intrecciando architettura, archeologia e paesaggio e sperimentando modelli per la realizzazione di un museo virtuale. “È inteso come un luogo in cui il visitatore potrà avere una panoramica virtuale del sistema del barocco nel Val di Noto e in particolare la storia delle città della Sicilia sud orientale, ricostruite dopo il catastrofico terremoto del 1693”, dice Lucia Trigilia, responsabile scientifico del progetto per l’Università di Catania, della cui équipe di ricerca fanno parte docenti della Scuola di Architettura di Siracusa, dei dipartimenti di Scienze umanistiche (DISUM) e di Economia e impresa (DEI) e alcuni assegnisti di ricerca.“Il progetto – aggiunge – si propone di far conoscere l’identità di questi luoghi affiancando lo spazio reale, in alcuni casi anche sommerso, a quello virtuale, suggerendo al visitatore una scoperta caratterizzata da nuove esperienze sensoriali”.

La piattaforma Conceptouring ha dato vita a un sistema generatore di applicazioni diverse per grafica, funzionalità e sezioni di contenuto, oltre a un’applicazione web per la descrizione di percorsi culturali. La nuova piattaforma è flessibile e si può implementare. È già a disposizione di quei comuni che vorranno dotarsene per offrire a cittadini e turisti un accesso facilitato e una fruizione personalizzata prima, durante e dopo la visita a un particolare sito o monumento.

C’è di più. Oltre agli itinerari, sono state elaborate le narrazioni, storie capaci di “rivelare i luoghi” attraverso il coinvolgimento emotivo, come maggior stimolo alla conoscenza del patrimonio di beni tangibili e intangibili. Narrazioni realizzate attraverso l’analisi di alcuni temi portanti e sviluppate con testi,video e audio.Tra i temi scelti:“Siracusa. Storia e mito per i viaggiatori”,“Piazza Duomo a Siracusa: spazio, scena e architettura”, “Un’eccezionale rinascita: il Val di Noto dopo il terremoto del 1693”,“Melilli, una città come ex voto a San Sebastiano”,“La festa barocca in Sicilia”. E ce n’è uno anche su “Rosario Gagliardi e i suoi capolavori nel Val di Noto”, che prende in considerazione le opere più note del Gagliardi e i suoi capolavori, snodandosi tra Noto, Ragusa e Caltagirone dove emergono gli alti prospetti a torre, di cui è artefice, divenuti simbolo del barocco ibleo.

“La Sicilia Sud-orientale offre una grande concentrazione di beni culturali, archi­tettonici e ambientali che va dall’età pre-greca a ben oltre il barocco – dice la pro­fessoressa Trigilia -. I beni di quest’area da valorizzare hanno ciascuno una propria storia da raccontare. Storie capaci di svelare la meraviglia dei luoghi e stimolare la curiosità al viaggio sia virtuale che reale attraverso itinerari che uniscono centri maggiormente attrattivi con centri considerati minori o misconosciuti, ma ugual­mente rivelatori degli archetipi del paesaggio del circuito barocco degli Iblei”.

Altri itinerari interessanti sono quelli naturalistico-archeologici che mettono in relazione città che furono abbandonate in seguito al disastroso sisma del 1693 e città di nuova fondazione. “Ne sono esempio i territori di Avola e Noto i cui nuovi centri non possono essere compresi appieno senza considerare il legame, inscindibile, con l’originaria città antica in cui giacciono sepolte le vestigia di un’epoca altrettanto gloriosa – aggiunge Simona Gatto, dottore di ricerca nella Scuola di Architettura di Siracusa -. Questo binomio, ancora oggi sconosciuto ai flussi turistici-culturali, costituisce il punto nodale di un itinerario della memoria, suggerendo una rilettura della storia urbana da attuarsi anche attraverso le sue tracce e i suoi frammenti, permettendo di mettere a sistema un insieme di dati, implementati e in continuo mutamento”.

Come a dire che la valorizzazione del patrimonio culturale non si fa esclusiva­mente preservandone la sua materialità, ma si realizza se il bene culturale e la sua conoscenza, incluso il relativo contesto di appartenenza, sono goduti e fruiti dalla collettività. Bello sì, se si conosce e si vive.