I giardini della Kolymbetra sono un piccolo paradiso terrestre incastonato nel cuore della Valle dei Templi, una combinazione ineguagliabile di natura e di cultura: la Bellezza al suo climax

di Santo Piazzese

I giardini della Kolymbetra sono un piccolo paradiso terrestre incastonato nel cuore della Valle dei Templi, un sito nel quale i mandorli e i carrubi convivono con gli ulivi, i pistacchi e gli agrumi, circondati dalla macchia mediterranea e dalle antiche rovine greche. Una combinazione ineguagliabile di natura e di cultura: la Bellezza al suo climax.

Ovviamente, siamo dentro un noir, Il delitto di Kolymbetra, edito da Sellerio. In­terpreti principali, Saverio Lamanna, giornalista “di insuccesso”, e il suo amico poco-facente Peppe Piccionello, già protagonisti del precedente noir di Savatteri, La fabbrica delle stelle. Non avrebbe potuto trovare scenario più suggestivo, Gaetano Savatteri, per am­bientarvi l’evento più anticlimax per un luogo così incantevole: il ritrovamento di un cadavere. La vittima di quello che appare come un delitto è l’anziano professore Demetrio Alù, archeologo in pensione ma ancora molto influente per via del suo ricono­sciuto prestigio, costruito in decenni di attività di ricerca e di oculata gestione del potere accademico e del proprio carisma.

Saverio e Peppe si trovano accidentalmente sul luogo del delitto perché il primo ha accettato l’incarico di inviato speciale per raccontare una scoperta archeologica per conto di una testata locale, e il secondo è stato spedito dai parenti sulle tracce di una giovane coppia in fuga da possibili persecutori mafiosi, nell’agrigentino. Sono ospitati entrambi nell’hotel Villa Athena, che si affaccia sulla Valle dei Tem­pli, e sede di un convegno cui partecipano Alù e la sua ex corte di collaboratori, in competizione per la successione al professore.

Il duo Lamanna-Piccionello sarà suo malgrado coinvolto nel caso, e si ritroverà a indagare sulla cerchia più vicina ad Alù, perché i primi indiziati sono proprio i collaboratori del professore. Sullo sfondo, la possibile individuazione del sito del teatro greco della Valle dei Templi. Una scoperta che potrebbe valere un delitto? Scrittore di impegno civile e di sostanza intellettuale, Gaetano Savatteri ha da qualche tempo affiancato alle sue tradizionali tematiche un secondo filone che si sarebbe indotti a definire più “leggero”, ma che in realtà mimetizza sotto il velo di un’ironia pervasiva tematiche che ruotano intorno all’identità siciliana: non tanto il chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, ma il perché noi siciliani siamo come siamo.

È un perché filtrato anch’esso da un’ironia più amara di quanto si potrebbe pensare a una prima lettura. Se ne fanno portatori – ma forse sarebbe più appropriato definirli complici – i due principali protagonisti del nuovo filone, autori di memorabili dialoghi che talvolta sfiorano lo slapstick verbale.