Vincitrice dell’Accenture innovation awards 2018, la start-up Bi/ond crea microprocessori per la ricerca medica: la guida Cinzia Silvestri, una delle cinquanta italiane più influenti nel campo della tecnologia

di Alessia Franco

Quando parla della ricerca che sta portando avanti non si sente una pioniera. Eppure in un certo senso, quello che fa con il suo gruppo attraverso la start up di cui è amministratore delegato e fondatrice, ha molto di pionieristico.

E anche un aspetto di utopia: “Non sempre è semplice spiegare a chi ascolta che le ricerche che stai conducendo potrebbero dare i loro frutti nei prossimi vent’anni”, dice Cinzia Silvestri. Trentadue anni, ingegnere elettronico con dottorato in microelettronica, di Carini per parte materna e di padre pugliese, Cinzia è oggi una delle cin­quanta italiane più influenti nel campo della tecnologia. In Italia ha ricevuto il riconoscimento Inspiring Fifty Italy, che nasce in Olanda in seguito a una ricerca portata avanti da Microsoft.

“I risultati di questo studio – spiega la scienziata – hanno dimostrato che per il 45 per cento delle studentesse italiane è importante avere un modello di riferimento femminile che sia fonte di ispirazione, che stimoli l’interesse per le materie scientifiche e che incentivi a continuare il proprio percorso in questo ambito”. E chi più di questa giovane donna che si infervora per una ricerca in cui crede molto, tanto da avere fondato in Olanda – insieme al ricercatore trentino Nikolas Gaio e al costaricano William Quiros Solano -la start-up BI/OND?

“Nel concepire l’idea su cui ruota la nostra ricerca mi ha aiutata moltissi­mo il dottorato svolto all’università tecnica di Delft. In Olanda – precisa l’ingegnere – un dottorato non è una borsa di studio, ma un lavoro vero e proprio, anche ben pagato. Durante questi anni, ho avuto la possibilità di lavorare sull’evoluzione di componenti sempre più piccole e sensibili degli smartphone”.

Da questa esperienza è nata l’idea di applicare le nanotecnologie alla spe­rimentazione medica: “La biologia utilizza spesso metodi arretrati, come le ‘piastre di Petri’ – spiega Silvestri – piattini di plastica dentro cui le cellule si comportano in modo del tutto diverso dal corpo umano. Ecco perché spesso, quando la sperimentazione viene applicata al corpo umano, i risultati sono molto diversi da quelli iniziali, quando non fallimentari”.

Il microchip sperimentato dalla scienziata e dal suo gruppo, invece, simula il funzionamento che il farmaco avrebbe direttamente sul corpo umano. Se si studia un problema cardiaco, il chip sarà in grado di battere come un cuore e di simulare i vasi sanguigni. La ricerca, al momento, è focalizzata sulle patologie cardiache e sul cancro. “Immaginiamo, un giorno – pronostica la giovane ricercatrice – di strutturare cure chemioterapiche personalizzate e quindi più efficaci attraverso il nostro chip. Si può pensare anche di personalizzare i farmaci in generale, riducendo così costi e tempi per lo sviluppo (sono necessari circa tredici anni e svariati miliardi di euro per metterne a punto uno solo) e di ridurre anche la speri­mentazione su animali. La nostra speranza sarebbe quella di annullarla, ma dobbiamo ricordare che gli scienziati non sono i soli attori in scena”.

Una ricerca che è valsa alla start up BI/OND – che riporta significativamente alla parola beyond, in inglese oltre – il prestigioso premio degli Accenture Innovation Awards 2018, che si è svolto lo scorso 2 novembre in Olanda. Una sorta di Grammy award della tecnologia.

Al di là di una preparazione e di un talento indiscussi, però, vale la pena chiedere a Cinzia come lei, abituata a guardare lontano e a credere nel­le utopie nonostante il rigore scientifico, veda il mondo tra vent’anni. “Nel mio lavoro distinguo molto tra innovazione e progresso. Se l’innova­zione non porta un cambiamento per la società – spiega – allora non ne vale la pena. Ma le rivoluzioni si fanno tenendo conto dell’etica. L’intelligenza artificiale ha portato un grosso cambiamento, ci permette di delegare alle macchine i lavori basilari. Magari, in un futuro speriamo prossimo, un operaio potrebbe pensare di dedicarsi ad altro”.

Parlando con Cinzia Silvestri di scienza, ideali, realtà e utopie, un luogo co­mune si infrange: quello che vorrebbe i ricercatori chiusi in un loro mondo impermeabile alla vita che scorre. “Se penso alla Sicilia,dove un giorno spero di tornare con le mie ricerche, la mente va agli alberi di limone. Li coltivava mio nonno – e la sua voce per un po’ si spezza – sono le mie radici, anche ora che non c’è più. Quando sono scoraggiata penso che lui non aveva gli stessi miei strumenti ma che è andato avanti lo stesso. Ogni volta che ho paura penso al nonno, e mi dico che posso fare sempre meglio”.