La città è nata come il luogo migliore per vivere perché consente una vita di comunità che costruisce relazioni feconde, genera sinapsi fertili, accelera l’innova­zione e produce nuove economie

di Maurizio Carta

La città è nata come il luogo migliore per vivere perché consente una vita di comunità che costruisce relazioni feconde, genera sinapsi fertili, accelera l’innova­zione e produce nuove economie. Se le città in seimila anni hanno resistito a tutte le proposte alternative è anche grazie alla loro capacità di generare lavoro con cui costruire relazioni e modelli di vita, ma anche architettura, arte, letteratura, felicità. Insomma, le città sono potenti sistemi produttivi e creativi, e quando smettono di esserlo inaridiscono e vanno in declino.

La sfida per le città del diverso presente, quindi, è quella di rinnovare costantemente contenuti, relazioni e soggetti di questa produttività, per renderla adeguata al mutamento. Devono incentivare la localizzazione dei nuovi soggetti produttivi (makers, artigiani digitali, creativi, innovatori sociali, contadini urbani) per stimolare e agevolare adeguatamente il ritorno della produzione, nelle forme delle manifatture di nuova generazione, per la ricostituzione di un’indispensabile base economica, dopo gli anni dell’euforia per la smaterializzazione della città dei servizi.


In Sicilia, questa sfida assume la portata del recupero di una tradizione ma­nifatturiera che ha sempre connotato le nostre città, grandi, medie e piccole, accomunate dalla sapienza delle mani dei loro artigiani che sono sempre stati anche facitori di città, plasmatori degli spazi a partire dalle loro botteghe. Come racconta con mirabile precisione e amorevole cura il piccolo libro Botteghe storiche, Artigiani, Nuovi creativi edito da Le Vie dei Tesori, mostrando la stretta relazione tra sapienze umane, luoghi del lavoro e spazi urbani a Palermo.

A partire dal recupero di quella sapienza manifatturiera e della loro vocazione produttiva, le città siciliane possono diventare delle vere e proprie FabCity (come sta facendo con successo Barcelona, seguita da Parigi, Amsterdam, Brest), con l’obiettivo di facilitare la localizzazione di luoghi della produzione manifatturiera in ogni quartiere attraverso laboratori attivi e integrati con le comunità locali, riportando la produzione nelle città e in particolare ai cittadini, ricreando una versione moderna delle corporazioni medievali che hanno forgiato le nostre città.

E i nuovi artigiani urbani sono sempre più spesso anche i rigeneratori delle città, non più composte solo da consumatori di prodotti che vengono realizzati altrove, spesso molto lontano e con scarsa qualità e salubrità, ma fatte di manutentori, di riparatori, di riciclatori, di produttori per l’autoconsumo. Città che tornano a produrre per essere protagoniste della società circolare in cui stiamo entrando.