Sabbia nera è un giallo ambientato tra Catania e l’Etna. Ha subito scalato le classifiche e presto diventerà anche una fiction tv. Storia di una nuova eroina e della sua autrice Cristiana Cassar Scalia. Tutte e due siciliane Doc

di Sofia Catalano

“La Sicilia è mavara. Quando uno se ne va, Lei gli fa la fattura e se non torna muore di nostalgia”. In estrema sintesi è questo, secondo la scrittrice siciliana Cristiana Cassar Scalia, il legame indissolubile che ogni isolano ha con la sua terra. In questa frase, tratta dal suo secondo libro “Le stanze dello Scirocco”, c’è già tutto quello che prova la protagonista del suo terzo scritto: “Sabbia Nera”, caso editoriale di Einaudi di cui sono stati già opzionati i diritti per il cinema e la tv. Un’altra tappa del genere giallo e poliziesco siciliano, esploso con Camilleri ma in realtà di ben più antiche origini. Questa volta, però, al femminile.

Ci troveremo a sentire “Vanina sono”, parafrasando Montalbano?
Vanina è il diminuitivo della protagonista, la vicequestore Giovanna Guarrasi. Una che ha provato a scappare dalla Sicilia, ma poi è tornata, nonostante le ferite ancora aperte. Palermitana, figlia di un ispettore ucciso dalla mafia nei terribili anni ’90, periodo delle stragi, fugge via da Palermo, emigra a Milano, ma il richiamo della terra è troppo forte. Torna, ma a Catania, dove il passato non è così incombente. Ricomincia il suo lavoro e scopre un altro mondo.

Il gioco delle parti tra due città, Palermo e Catania. “Palermo – spiega – mi affascina incondizionatamente e irrazionalmente. A differenza di Catania non è mai stata distrutta dal terremoto e quindi conserva intatte, in molti luoghi e nelle architetture, le stratificazioni delle dominazioni subite, la Cattedrale ne è un perfetto esempio. Palermo rappresenta per me quello che la Sicilia è stata nei secoli. Ed è una capitale. Una città conservatrice che ho sempre guardato un po’ da lontano, ma che ho tanto amato da ambientarci il mio secondo romanzo, che attraversa il periodo del ‘68 . Un racconto che è anche una saga familiare e propone vicende personali, riprese dai tanti aneddoti dei miei nonni, e dove arrivo a sfiorare anche la Seconda Guerra mondiale…”.

Vanina invece a Palermo ha troppi ricordi dolorosi: non solo quello del padre barbaramente assassinato, ma anche una storia d’amore tormentata con un collega. Allora sceglie. Sicilia, ma altrove. “Catania, che è la città in cui vivo e lavoro come medico, da sempre più incline al cambiamento, al progresso”, continua. Cassar Scalia è oftalmologa e lavora in ambito privato proprio per poter privilegiare la scrittura. “Io, nata a Noto, e trasferita per studi qui, la racconto al lettore insieme al vicequestore. Ne scopro gli angoli, le abitudini e mi spingo sino alle pendici dell’Etna”.

Comincia infatti con un’eruzione esplosiva “Sabbia Nera”, un’eruzione che si porta dietro quella pioggia di cenere pungente che ricopre ogni cosa e trasforma città, paesi e campagne in un paesaggio lunare. In questa atmosfera surreale, in un’ala abbandonata di una villa aristocratica, viene ritrovato il cadavere di una donna, ormai mummificato dal tempo: Vanina è l’incaricata del caso. “L’idea del giallo è nata proprio andando a vedere una villa abbandonata da anni, un luogo inquietante e allo stesso tempo intrigante e affascinante, che ha fatto scattare la molla”. E così nasce un’altra ispettrice: donna e siciliana.

Dopo la Marò di Giuseppina Torregrossa ne “Il basilico di Palazzo Galletti”, la Rosa Lentini di Nino Motta in “La parrucchiera di Pizzuta”, e – perché no – la commissaria Valeria Ferro della serie tv “Non uccidere”, torinese, ma interpretata da Miriam Leone, siciliana verace.
“Credo – racconta l’autrice – che la letteratura, e anche il cinema e la tv
rispecchino sempre i cambiamenti della società. Scrivendo Sabbia Nera 
inevitabilmente ho parlato con molti esponenti della polizia e ho capito
 che, nei ruoli apicali delle forze dell’ordine, adesso ci sono molte figure
 femminili. La narrativa italiana quindi segue l’onda e si sta riempiendo di
storie di donne poliziotto, non solo create da donne ma anche da uomini,
è fisiologico”.

E quindi Vanina Guarrasi , oramai beniamina dei lettori, non può finire la sua missione in un solo libro. Tornerà? “Certo – risponde – sto già scrivendo il suo secondo caso, e credo che la Guarrasi sarà protagonista di
una serie”. Così pensa già al volto cinematografico che la impersonerà. “Ho immaginato Isabella Ragonese, ma ho pensato anche a Valeria Solarino, due donne belle, forti, determinate…”. La prima palermitana doc, la seconda venezuelana ma di padre siciliano. 
“La Sicilia – aggiunge – pur con tutte le sue criticità la porto sempre nel cuore e anche io, come Vanina, non credo potrei stare a lungo lontana dalla mia terra. Certo potrei vivere ovunque, un po’ come faccio adesso, ma avrei sempre bisogno di periodi lunghi nell’Isola, per non recidere mai il legame atavico. E poi non resisterei troppo tempo lontana dal mare”.

Un grande amore che Cristina condivide con il marito, oculista, professore universitario. “In fondo facciamo lo stesso mestiere. Spesso viaggiamo insieme. Mio marito è sicuramente la persona che più mi ha incoraggiato a seguire il mio sogno, a cimentarmi nella scrittura, a crederci e provarci. Fa lui il primo editing, leggendo pezzo per pezzo ogni mio scritto”. E a lui è dedicato infatti il primo romanzo dell’autrice, “La seconda estate”, una storia d’amore ambientata a Capri, luogo del cuore tra gli anni ‘60 e ’80 del secolo scorso. Ma poi ritorna prepotente l’altro amore: la Sicilia.

“Se penso a Palermo – racconta – mi immagino sempre in quel tratto di via Maqueda che va da piazza Pretoria, con la sua Fontana della Vergogna, alla piazza della Martorana con la chiesa di San Cataldo. Di Catania invece ho sempre in mente la maestosa facciata di Palazzo Biscari, il primo luogo della città che ho visto e che ha colpito la mia immaginazione di bambina, già abituata alla bellezza barocca e solare della mia Noto. E poi subisco il fascino del Vulcano, proprio per questo gran parte del mio giallo si svolge alle pendici dell’Etna”.

E a chi la paragona a Camilleri, Cristina Cassar Scalia dice: “La cosa mi inorgoglisce molto perché Camilleri è il Maestro dei Maestri, ma Vanina e Montalbano sono personaggi profondamente diversi”. A cominciare dal fatto che Vanina è una donna.