Unire la tradizione artigianale con le moderne tecnologie e affrontare, da un piccolo laboratorio di Acireale, il confronto con i grandi marchi mondiali della pelletteria. È questa la sfida di “Le panier bags”, azienda fondata da un gruppo di giovani siciliani. Una scommessa vinta

di Antonio Schembri

Nemo propheta in patria: locuzione confermata mille volte dalla Storia. Non una regola certa, però, se ottimismo della volontà e saper fare si associano per rivitalizzare un artigianato di lunga tradizione messo all’angolo, anzi destinato a scomparire, dall’avanzare della “modernità” e dall’insufficienza di nuove leve. Scommessa coraggiosa quella di salvare attività ad alto tasso di manualità a lungo figurate dall’anziano homo faber capace di inventare plasmando pochi materiali a disposizione, ma spesso costretto a interrompere il lavoro se questi scarseggiavano o venivano a mancare. Scommessa che si può vincere salvaguardando la tradizione senza rinunciare ad aggiornarla, con materiali e tecniche di lavorazione al passo con i tempi.

Una sfida che cinque anni fa ha convinto sei giovani imprenditori siciliani del settore pelletteria a invertire la rotta che li aveva condotti al Nord per trovare impiego in aziende del settore conciario di lusso. E a puntarla definitivamente verso Acireale, loro città d’origine. È nel centro principale della Riviera dei Ciclopi, polo del barocco al cospetto dell’Etna, che hanno fondato Le Panier Bags, piccola srl specializzata nella produzione di borse e di una variegata gamma di contenitori che spazia dalle minaudiere ai trolley, dai portafogli ai marsupi e ai porta computer. Un’azienda sui generis già a partire dalla sede: non dentro un capannone industriale che evoca spersonalizzanti ritmi di lavoro ma in pieno centro storico, in due spaziosi locali affacciati sul cortile dell’ottocentesco Palazzo Pennisi di Floristella.

Un laboratorio oggi composto da diciotto artigiani d’età media di trent’anni che la sua scommessa la sta vincendo mettendo insieme un’ultradecennale esperienza collettiva capace di coniugare il lavoro artigianale con quanto l’attuale tecnologia mette a disposizione in termini di macchinari e controllo dei processi. Una piattaforma che oggi collega Le Panier a diversi tra i brand apicali della pelletteria di lusso a livello mondiale: tra gli italiani Bottega Veneta e Brunello Cucinelli, il “re del cashmere”, la cui produzione include anche borse da viaggio e pochette in pelli pregiate. E poi altri grandi marchi, come i britannici Burberry’s, famoso per il motivo a tartan dei suoi prodotti d’abbigliamento e simbolo imitato anche nel comparto della produzione pellettiera, e Asprey, icona londinese dell’oreficeria da oltre due secoli.

Il territorio siciliano era ricco di concerie: un bacino artigianale che poggia sulla millenaria diversità del patrimonio isolano alimentato soprattutto da Greci e Arabi – racconta Tina Mazza, laureata in Archeologia e oggi alla guida del reparto sviluppo del prodotto Le Panier -. Se il settore del lusso in Italia ruota essenzialmente attorno a Milano per la moda e tra Toscana e Veneto per la pelletteria, la Sicilia ha dal canto suo potenzialità espressive del tutto peculiari ispirate dalle forme della sua natura e dall’architettura dei suoi monumenti”.

Un patrimonio che quindi vale davvero la pena recuperare e valorizzare nei mercati: “Molti di noi hanno accumulato esperienza nelle aziende del Veneto, soprattutto nell’area vicentina vocata alla pelletteria di alta qualità – dice Rosario Michele, laurea in Lettere classiche a Catania e diventato esperto in modelleria e progettazione CAD -. Confrontandoci con designers e uomini-prodotto in un contesto internazionale abbiamo acquisito una mentalità aperta insieme con una certa conoscenza di mercati, clienti e materiali. È la passione ad alimentare il nostro lavoro e la scelta di suddividerlo in team per migliorarne l’efficienza. I nostri pilastri sono la flessibilità – tutti siamo chiamati a conoscere e gestire ogni fase di sviluppo e costruzione del prodotto – e la sperimentazione. Con questa metodologia di lavoro riusciamo a procedere non seguendo regole vincolanti per i nostri clienti ma definendole in base alle richieste dei designer con cui lavoriamo a stretto contatto”.

Non sono poche le difficoltà da superare ogni giorno. Quelli d’ordine logistico anzitutto. “Specie all’inizio non è stato facile – spiega il trentenne Andrea Privitera, studi in Economia, oggi responsabile Pianificazione e controllo dello sviluppo in azienda -, il primo ostacolo con i committenti è culturale. Non tutti comprendono che le distanze geografiche possono essere superate. Certo, i nostri competitor in Veneto, Toscana o Lombardia riescono a presentare un prototipo al committente in due ore, basta che prendano un treno veloce. Da Roma un modello arriva a New York in 24 ore. Per noi invece ci vogliono due giorni soltanto per farlo arrivare nella Capitale”.

Si deve faticare di più, insomma: “A qualcuno di noi è capitato di prendere un volo per Londra pur di consegnare un lavoro. Anche se questo significa rimetterci economicamente sul momento, è comunque un investimento utile a dimostrare al cliente che sei affidabile”. Il fatto di lavorare in Sicilia – secondo Michele Lopez, socio più “anziano” (49 anni) e responsabile commerciale del gruppo, “risulta in definitiva positivo. L’essere insulari ci consente di concentrarci meglio sulla cultura e i colori del mare che abbiamo davanti e il barocco dei nostri monumenti che ispira il nostro lavoro attraverso la grande varietà delle forme ma anche il loro equilibrio. Siamo un gruppo di amici affiatato, che si frequenta anche fuori dal lavoro, viaggiamo insieme due volte all’anno a Parigi, Londra, Amsterdam e New York per visitare grandi negozi e bottegheer cogliere le tendenze cui allinearsi e che puntiamo anche a anticipare. E lavorare insieme in questo ambiente è un valore aggiunto che ci sforziamo di concretizzare nei nostri oggetti in pelle”.

Ricerca continua, quindi. E investimenti, soprattutto in macchinari all’avanguardia. Come le due stampanti 3D e le macchine di ultima generazione per il taglio e la cucitura acquistate recentemente da Le Panier. Una di queste capace di tagliare la ceramica e la pietra lavica per la costruzione di oggetti da applicare a contenitori in pelle.
“Tutto questo significa che nel nostro entourage non mancano profili professionali dedicati a ricerca e implementazione dei processi produttivi”, aggiunge Michele Lopez. Per far funzionare in questa maniera il laboratorio, indispensabile è la formazione: “Chiamiamo periodicamente professionisti e consulenti tecnici esterni a affiancarci a rotazione per migliorare la nostra operatività in ogni fase di sviluppo e produzione e le nostre conoscenze di nuovi materiali, dettagli, lavorazioni, intrecci, tecniche lavorative e tecnologie mutuate da altri settori” .

Grazie all’esperienza del team maturata in aziende dell’alto lusso, Le Panier è oggi tra le poche realtà che lavorano con materie pregiate. Anzitutto i pellami provenienti da capi d’allevamento che sono scarti dell’industria alimentare nonché pelli esotiche quali quelle di coccodrillo, pitone, struzzo, anche se in quantità ridotte, precisano. Un sistema formativo, quello di Le Panier Bags, non solo a uso di soci e dipendenti: “Il sogno – dice Mazza – è quello di creare un network siciliano della pelletteria di qualità, coinvolgendo enclave storiche del settore ancora presenti anche se minuscole a Siracusa, a Messina e a Licata. Nel frattempo, nell’atelier di Acireale, l’azienda lavora per trasferire la capacità di lavorare con le mani ai più giovani. Negli ultimi anni alcuni di questi da semplici stagisti hanno avuto i primi contratti precari e infine sono stati definitivamente strutturati nel gruppo. Ed entro fine anno assorbiremo tre nuovi dipendenti” .

“Occupati delle cose prima ancora che esistano”, recita un antico adagio cinese scelto dai creativi artigiani pellettieri acesi. Ciò che di certo esiste e in cui l’aziendina etnea potrà esprimere la propria connotazione “glocal” – internazionale ma fortemente identitaria – è un mercato in buono stato di salute che piace sempre di più ai clienti stranieri. Nel primo trimestre di quest’anno infatti l’export della pelletteria Made in Italy è salito del 7,2 per cento in valore, superando i due miliardi di euro e facendo registrare un aumento del prezzo medio dell’11,2 per cento.