Da Palermo a Venezia in barca a vela e in solitaria facendo scalo su trentatré “scogli” italiani alla ricerca delle storie di coloro che resistono e lottano in difesa delle loro terre. Storia di Lucio Bellomo, ingegnere palermitano che ai computer ha preferito le correnti del Mediterraneo

di Guido Fiorito

Questa è una storia hard per chi si ispira all’incrinato mito del posto fisso oppure a quello più alla moda dello studio lontano da casa, all’estero. Il protagonista è Lucio Bellomo, un ragazzo palermitano, laureato in Ingegneria elettronica a Parigi, che a 28 anni vince un posto di professore associato all’Università di Tolone e si dimette per inseguire e realizzare un’altra vita a contatto con il mare. Oggi è istruttore subacqueo e ha realizzato una bella avventura durata oltre quattro mesi: navigare in solitario a vela per trentatré isole italiane e in ciascuna sbarcare a caccia di personaggi che resistono a star lì in vario modo, finché ti interroghi se sono loro a essere isolati oppure lo siamo noi nella frenetica e standardizzata vita cittadina.

“Mi sono laureato in ingegneria – racconta – solo perché andavo bene a scuola. Il destino di un ingegnere elettronico è di occuparsi di semiconduttori, ovvero della tecnologia dei telefonini. Non mi piaceva. Inizialmente ho lavorato da ingegnere elettronico ad Antibes. Poi, per seguire la mia passione per il mare, ho ottenuto un dottorato di ricerca a Tolone sui radar oceanografici. Mi è piaciuto e ho iniziato a raccogliere dati e a fare ricerche sulle correnti marine, dal Mediterraneo all’Oceano Pacifico dove mi sono imbarcato per un mese e mezzo su una nave francese”.

Poi arriva il concorso di professore associato all’università. “Ho vinto, dovevo insegnare e non c’era più tempo disponibile per fare ricerche. Nel 2014 mi sono dimesso. Sono sempre andato sott’acqua sin da bambino. Ho preso il brevetto di istruttore e ho iniziato a lavorare da sub partendo da Ustica dove c’è la seconda casa della mia famiglia”. Ad Antibes, grazie a un incontro casuale con un francese su un aereo, Lucio si è appassionato anche alla vela. Così decide di fare la traversata dell’Atlantico, trova quattro compagni su internet e nel gennaio del 2016 realizza anche questo sogno: ventidue giorni sul mare in cui impara tante cose. Ma non gli basta.

“Ero alle Maldive per lavorare come istruttore sub – ricorda – quando mi viene in un lampo un’idea: mettere insieme la mia voglia di navigare in solitario e di conoscere il Mediterraneo, il mio mare. Un giro delle isole italiane. Mi metto davanti una cartina e realizzo un itinerario che segue i flussi delle correnti che conosco per le mie ricerche.  Non sono molto esperto di vela, la traversata da Carloforte a Marettimo o da Gallipoli alle Tremiti saranno sfide impegnative. Ma mi piace”.

Dalle Maldive chiama Francesco Belvisi, costruttore palermitano di scafi innovativi, che gli offre una barca abbandonata a Livorno: Maribelle. Tenta di finanziarsi con il  crowdfunding. Ottiene quattromila euro, non sono tanti ma ringrazierà con magliette o cartoline. Il resto viene dai suoi risparmi in banca: “I soldi vanno spesi per realizzare i propri sogni”. Un corso con la skipper Simona Pasqua, la lunga preparazione della barca e poi il 15 aprile inizia il viaggio. Da Palermo a Venezia, trentatré isole da visitare, una collana unita dal filo della scia spumeggiante di una barca.  “Volevo assaporare le sensazioni di navigare da solo, liberarmi dall’inutile concitazione della solita vita e concentrarmi sulle sensazioni del presente. Volevo conoscere persone sulle isole e cercare cosa le unisce.

Ho trovato che da Alicudi a Venezia esiste un comune senso di appartenenza carnale allo scoglio, nome che tutti utilizzano per chiamare la propria isola. Alcuni tornano per questo motivo. E poi c’è un modo di vivere lento lontano dalla frenesia cittadina”. Un ritmo che Lucio ha seguito anche nel viaggio, fermandosi due-tre giorni in ogni isola a caccia di personaggi particolari da incontrare. Alla fine le interviste saranno novanta.

La vita in alcune isole resta difficile: “Negativa è la gestione del sistema scolastico e di quello sanitario. Difficile fare  studiare i ragazzi nelle isole, maestre e professori sono senza incentivi, stanno un anno e poi scappano  via. In gran parte delle isole non si nasce più, per partorire le donne devono trasferirsi sulla terra ferma. Ad Alicudi ho conosciuto la maestra Teresa Perre, un eroe moderno. Da trent’anni insegna ai bambini dell’isola, adesso ha quattro alunni tra scuola elementare e media. Non è andata via perché sente il valore di rappresentare un servizio pubblico”.

Un altro tema è quello del turismo: “Per dieci mesi l’anno – dice Bellomo – gran parte di queste trentatré isole viene dimenticata. Il turismo nelle isole è in gran parte uno sfacelo, distrugge l’ambiente e anche lo spirito degli abitanti. Due esempi sono Venezia e Capri. Mi è piaciuto tanto navigare a vela nella laguna veneziana ma c’è un moto ondoso pazzesco, causato da un traffico navale senza regole. Gli abitanti non sopportano più i turisti”.

Un viaggio per conoscere tante persone, da Umberto Segnini che organizza trekking particolari all’Elba ma anche in Patagonia a Pietro Meneghin artigiano di forcole di legno, ovvero  gli scalmi delle barche veneziane; da Giacomo che a Lampedusa fa l’opera dei pupi e ha decorato la sede della sua associazione con pezzi delle barche dei migranti naufragate fino a Michele che ha riportato le vacche a Linosa; da Clara Rametta, sindaco di Malfa (Salina), che vuole aprire il primo cinema delle Eolie, a  Fabio Masi con la sua libreria per i trecento abitanti di Ventotene.

Cosa rimane?
“Sono felice – dice Lucio, che oggi ha 35 anni – di aver portato a termine il progetto, c’erano tante incognite soprattutto per la parte velica.  Ci sono stati anche momenti di pericolo e di paura. Adesso ho iniziato a scrivere un libro per dare voce alle persone che ho conosciuto e chi mi hanno dato tantissimo. Un regista peruviano, Donald Wilson, mi ha seguito nel viaggio, girando tanto materiale. Penso che più che un documentario dovremo realizzare una docu-serie. Ho ripreso a fare l’istruttore subacqueo a Ustica, lavoro che è comune alla mia fidanzata Elisa. In inverno noi istruttori andiamo a cercare lavoro nei mari tropicali, ma adesso vorrei dedicarmi soprattutto al libro e al documentario”. E lasciarsi andare ancora nella corrente. Delle passioni autentiche.