Verdura, Picciolo, Villa Airoldi, Donnafugata: sono alcuni dei nomi dei golf club siciliani. Splendidi percorsi tra il blu del mare, il nero dell’Etna, la ricchezza del barocco. Sarà per questo che da qualche anno attirano sempre più giocatori creando un circuito sportivo – turistico in piena espansione

di Guido Fiorito

“Il golf è il sistema migliore per rovinare una bella passeggiata sui prati”, diceva Oscar Wilde. Chi ha giocato nei campi siciliani, sullo sfondo il mare mediterraneo o l’Etna,  è in totale disaccordo. Il golf poi non ha solo valori estetici e sportivi ma anche economici; può contribuire alla fortuna turistica di un territorio. Come succede nell’Algarve in Portogallo, in Costa del Sol in Spagna (40 campi) e nella costa atlantica del Marocco. Fino a  venti anni fa il golf era sconosciuto in Sicilia, dimenticata la parentesi, durata dal 1925 alla guerra, del campo di Mondello legato alla presenza inglese a Palermo.

Alla fine degli anni Ottanta, stimolata da alcuni appassionati come  i fratelli  Leonardi, la Regione varò un programma ambizioso per diventare una terra di golf e inserirsi nelle grandi rotte turistiche collegate a questo sport. Prevedeva una ventina di campi ed è stato realizzato solo in parte. Il boom non è arrivato ma il sistema del golf siciliano cresce e dal Nord Europa sono annunciati più turisti.

“Al Picciolo, le presenze di  marzo  e aprile di quest’anno  – dice Salvatore Leonardi, amministratore unico del club  e presidente del comitato regionale della Federgolf – andranno benissimo, meglio che nel 2017. In totale l’anno scorso abbiamo avuto 8000 presenze, con un ottimo novembre in cui abbiamo sfiorato l’overbooking: svedesi, tedeschi, inglesi, francesi….Per il 2018 le prenotazioni già chiuse ci garantiscono  il raggiungimento del budget previsto”.

Il Picciolo è stato il primo campo siciliano ad essere inaugurato nel 1989 e, a parte la foresteria, è collegato a un resort con 98 camere. Il percorso è magnifico nelle colline di Castiglione di Sicilia, con l’Etna vicinissimo e le pietre laviche residuo dell’eruzione del 1916. Il percorso è talmente armonizzato con il terreno e la campagna, tra gli alberi di ulivo e i saliscendi, da sembrare totalmente naturale. Ma indimenticabili sono le buche sul mare del Verdura, il campo creato da Rocco Forte a Sciacca, quelle dei laghetti del Donnafugata Ragusa, oppure quelle nella campagna siracusana del Monasteri.

Alla buca 7 di Villa Airoldi, nel parco della Favorita a Palermo, si colpisce la pallina guardando la parete di roccia del monte Pellegrino e la ciliegia rosa del castello Utveggio. Campi disegnati da grandi professionisti come Kyle Philips (Verdura) e Gary Player (Donnafugata). Con le Saie di Carlentini, in Sicilia si arriva aun totale di sei circoli. Per andare avanti bisogna unire le forze. Offrire pacchetti turistici integrati.  Più facile per i quattro club della Sicilia orientale, distanti tra loro un’ora di auto al massimo, e consorziati in  Sicily Golf Destination.

Da quest’anno, tra l’altro, la società JSH Hotels Collection  (14 hotel in Italia, tra cui il Punta Ala golf) dopo il resort del Picciolo, gestisce da gennaio,  grazie ad un accordo con il gruppo Bulgarella, anche Monasteri. “I golfisti rappresentano per noi un segmento importante di clientela – dice Raniero Amati, direttore di vendita e marketing e co-fondatore di JSH Hotels Collection – sul quale incentreremo molti investimenti”.

“Siamo promuovendo i nostri campi assieme alla Regione – dice Leonardi –  e già nel 2017, con l’intervento di un promoter inglese sono stati chiusi contratti con tour operator per portare più turisti del golf in Sicilia. Certo dobbiamo riflettere sul fatto che resort a 5 stelle con clientela d’alto livello, come il Verdura e Donnafugata, abbiano deciso una pausa invernale, per evitare perdite economiche. La sinergia tra Picciolo e Monasteri faciliterà gli accordi con gli altri due club. Il campo siracusano sarà migliorato e il resort riaprirà per Pasqua”.

Se lo slogan generale della campagna promozionale 2018  è “Sicilia isola del golf”, il contenuto è “golf and more”, golf e di più. “Resort come il Verdura – dice Leonardi –  possono lavorare anche con soggiorni al mare e congressi. Non possiamo competere con la Spagna per numero di campi ma oltre il golf i giocatori turisti possono dal Verdura raggiungere Selinunte e la Valle dei templi di Agrigento, dal Monasteri Siracusa e Noto, dal Donnagugata il barocco di Ragusa e le attrattive di una provincia in pieno boom turistico. L’enogastronomia, la nostra cucina, i vini”.

I tesserati siciliani sono  629 (dato 2016), non molti ma  in crescita (erano 459 nel 2012). Pochi i giovani ma con valide promesse come i palermitani Gabriele Costanzo (miglior under 12 italiano nella classifica di fine 2017) e Luca Civello e la siracusana Ludovica Farina, che, grazie al golf, studia gratuitamente in un college americano del Maryland.

“Vogliamo far crescere il numero dei ragazzi che si avvicinano al golf – dice Leonardi  -e in questo può aiutarci Villa Airoldi a Palermo che è l’unico club cittadino”. A Villa Airoldi, 9  buche tra le pietre di antiche fontane e agrumi, c’è un nuovo proprietario, l’imprenditore Luciano Basile: “Sono un appassionato – dice – e penso che a Palermo il golf possa crescere tanto. Miglioreremo il campo di gioco e il circolo dotandolo di una club house e di una piscina. Uno sport di qualità deve offrire strutture di qualità. Cercheremo di far crescere le presenze turisti, collegandoci agli hotel cittadini, e, soprattutto, andremo nelle scuole per creare un vivaio di futuri golfisti”. Il club sta mutando il suo nome in Golf Club Palermo Parco Airoldi.

I siciliani iniziano a farsi valere anche nell’organizzazione golfistica. Un esempio è l’acese Sebastiano Torrisi, giudice arbitro professionista dell’European Tour o il palermitano Giovanni Scalici che è greenkeeper, ovvero responsabile della qualità del campo, a Donnafugata.
Il riberese Federico Alba, 29 anni ha scoperto il golf dopo essere stato assunto al Verdura. Primo giocatore professionista siciliano, dopo un’esperienza in Inghilterra,  oggi è maestro ad Abu Dhabi nell’esclusivo Saadiyat Beach Golf Club. Il Verdura ospiterà  ancora il Rocco Forte Open, torneo dell’European Tour, montepremi un milione di euro, secondo solo agli Open d’Italia. “Dopo il successo della prima edizione del Rocco Forte Open – dice  Keith Pelley, ceo dell’European Tour – siamo felici di tornare in Sicilia nel 2018. Il Verdura Resort è una location spettacolare, apprezzata da tutti i giocatori che hanno preso parte al torneo lo scorso maggio”.

E poi c’è la possibilità di recuperare due campi: il Madonie golf resort, chiuso dal 2014, e quello in costruzione a Taormina se riprenderanno i lavori. Il club di Collesano, con un percorso giudicato tra i più belli d’Italia, è stato chiuso nel 2012 e periodicamente viene messo all’asta dal curatore fallimentare. Il valore iniziale era di 60 milioni di euro, adesso è sceso a meno di 20 e dopo tante aste a vuoto ci sono imprenditori interessati e potrebbe arrivare l’offerta buona.

I lavori di costruzione del Corinthia Golf & Spa Resort Taormina, a Trappitello, in contrada Vareggio, si sono interrotti il 9 novembre 2011 quando un’alluvione ha devastato buona parte di ciò che era stato realizzato. Sono poi ripresi e di nuovo fermati. L’Ossevatorio regionale sul turismo in uno studio sul golf del 2013 afferma che su 28.000 arrivi e 92.000 presenze legate al golf in Sicilia il 63 per cento fossero stranieri, contro una quota generale del 41 per cento.

I golfisti del Nord Europa – conclude Leonardi – vengono volentieri a giocare in Sicilia. Per crescere ancora servirebbero più voli aerei, soprattutto fuori dall’alta stagione, in particolare con paesi come quelli scandinavi.  L’obiettivo adesso è intercettare i turisti golfisti stranieri legati alla Ryder Cup in Italia del 2022, manifestazione, che  porterà popolarità al nostro sport  e quindi tanti nuovi giocatori”. Se fosse vivo e venisse in Sicilia Oscar Wilde cambierebbe idea.