Della catena spagnola di ristoranti intitolata a “La Mafia” s’è detto di tutto e il suo contrario

di Gianfranco Marrone

Della catena spagnola di ristoranti intitolata a “La Mafia” s’è detto di tutto e il suo contrario. Installati in una trentina di città iberiche, questi 42 ristoranti si presentano genericamente come “italiani”, e, a consultare il sito o la app, hanno un’offerta molto varia e complessa: menu per bimbi, attenzione ai celiaci, “edizioni limitate”, attrattive sedicenti golose.

Ma il punto, si sa, sta altrove, ossia nel nome prescelto a rappresentare la gastronomia italiana, autentica o meno. Certo, peggio di così il marketing non poteva inventare, riuscendo, con una specie di cattiva sineddoche, a dare dell’Italia un’immagine tanto deteriore quanto limitativa.

Con spirito masochista, trovandoci da quelle parti ci siamo andati. Ordiniamo. Per primo una specialità della casa: “Pasta di Sicilia”; e arriva un piatto di agnolotti con salsa di pomodoro, panna, pinoli, salame piccante e germogli di spinacio. Per secondo ci propongono una pizza con porchetta, funghi, rucola e maionese al tartufo. Passiamo. Dolce: “Suave aroma mediterraneo”, ovvero panna cotta con profumo di vaniglia, base di cioccolato bianco, bagnata con una confettura di frutti rossi. Basta così: andiamo via. Il resto leggetelo in rete.

Occorreva leggere bene tutto il marchio, compresa la seconda riga che recita: “se sienta a la mensa”. Il brand è insomma: “La mafia si siede al tavolo”. E che ci resti il più a lungo possibile.