La casa che fu di Christiane Elisabeth Reimann si trova a Siracusa su un’area archeologica e paesaggistica di straordinario interesse. Un vero e proprio museo en plein air da non perdere

testi e foto di Laura Grimaldi

Bella non era. Determinata e visionaria sì. Danese di nascita con una grande passione per il mondo greco-romano e innamorata di Siracusa. Christiane Elisabeth Reimann ebbe prima e più di altri l’intuizione che quel luogo della città dove nel 1934 scelse di vivere per il resto della sua vita, dovesse essere protetto e difeso “da ogni deturpazione”. Un unicum in un luogo di straordinaria bellezza su una delle aree archeologiche più importanti ed estese della città. Certamente la più ricca di latomie, necropoli e monumenti d’epoca greco-romana e bizantina.

Via Necropoli Grotticelle, dove si trova Villa Reimann, è una zona panoramica di Siracusa. Poco distante c’è il Teatro Greco. “Una delle più suggestive contrade di Siracusa in cui si trova la cosiddetta tomba di Archimede… Non si trova zona più bella e incantevole in tutta l’Europa. Essa è unica!” – scrisse la signorina Reimann nel 1940 al ministro delle Belle Arti dell’epoca. Manifestò anche la sua reale preoccupazione per una crescita edilizia senza identità e priva di rispetto per questi luoghi di inestimabile valore monumentale e anche paesaggistico. Parole che suonano come una premonizione se è vero che un’altra dimora storica di Siracusa, villa Abela, in stile Liberty, sarà demolita per far posto a un nuovo complesso di quattro piani.

Villa Reimann è una delle superstiti residenze extra urbane della città, insieme a Villa Landolina e a Villa Politi. Il suo giardino è un tesoro di antichità fatto di grotte e ipogei di età greca, utilizzati come sepolture in epoca cristiana. Ed è recente la riscoperta della latomia del Carratore, la più piccola tra le otto latomie  di Siracusa, conosciuta ma inaccessibile da mezzo secolo. L’austera signorina accenna a un sorriso nel ritratto esposto al pianterreno della villa color rosa pastello. I capelli ben raccolti sotto il cappello accademico da cerimonia. Orgogliosa di aver coronato il suo sogno di prima infermiera danese laureata al Teachers College Columbia University  di New York.  Era il 1925 e lei aveva 37 anni. Sfidando il parere contrario della sua famiglia, aveva raggiunto gli Stati Uniti con la prima nave passeggeri che lasciò Copenhagen dopo la fine della  Prima Guerra mondiale.

L’immagine è appesa lungo la scala interna che porta al piano superiore della sua bella casa di Siracusa, dove tutto è come allora. Raffinata nella sua sobrietà. In un angolo della stanza da letto ci sono le sue valigie, compagne di tanti viaggi. C’è anche un costume nero intero, di certo indossato per lunghe nuotate.  E poi cappelli, scarpe, un vestito lungo in organza e persino una scatola di cartone ingiallito della Hudson Bay, una delle più antiche compagnie commerciali del mondo che per buona parte della sua storia si è dedicata al commercio delle pellicce, “Fourrures”, in francese, come si legge sulla confezione. Quadri e soprammobili, alcuni di particolare pregio, solo da pochi mesi ritornati al loro posto nelle stanze della villa dai depositi in cui per anni sono stati conservati. Segno di un rinnovato interesse da parte dell’amministrazione della città, in particolare dell’assessore alle Politiche culturali Fabio Granata, per la valorizzazione di questo sito. E anche la Soprintendenza di Siracusa pensa a un vincolo più specifico sull’intera area del giardino e della villa.  

C’è da dire che Save Villa Reimann, Italia Nostra, il Fai e il Consorzio universitario Archimede, che dal 2006 ha sede nella villa, si sono dati da fare per richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sullo stato di degrado della storica dimora. Dalla fine di settembre gli ambienti al pianterreno sono di nuovo aperti alla città. Il sabato e la domenica spesso ospitano diverse attività culturali e si pensa di “avviare nuovi corsi di laurea”, come dice Silvano La Rosa, dal 2016 presidente del Consorzio universitario. L’originaria Villa Fegotto, dal nome dei primi proprietari del feudo in contrada Teracati, fu costruita nel 1881. La data è scolpita su un cartiglio in pietra che guarda il parco. Un grande giardino di agrumi, roseti rampicanti e piante esotiche. E poi viali e vialetti in lieve pendenza, impreziositi da erme, ovvero pilastri sormontati da teste scolpite in pietra siracusana e ispirate a miti e leggende dell’antica Grecia.

La villa era chiusa e disabitata da più di quindici anni quando Karl Alter, psichiatra tedesco, promesso sposo di Christiane Reimann, per sua procura la acquistò nel febbraio del 1934 per 95 mila lire oltre a quasi 365 lire all’anno dovute “all’amministrazione dello Stato per l’uso e il godimento delle acque demaniali del canale Galermi”. Sì perché il giardino di Villa Reimann è attraversato da uno dei tratti terminali del più antico acquedotto greco, Galerme (oggi Galermi), che vi giunge in parte interrato dalle sorgenti dell’Anapo, dopo aver attraversato il Teatro Greco e apparire nella Grotta del Ninfeo. La dipinse Jean Hoüel nel Settecento durante il suo viaggio in Sicilia.

L’acquisto di casa Fegotto sembrò “un ottimo affare” anche per l’ambiguo dottor Alter. Talmente vantaggioso, da rivendere l’intera proprietà a insaputa della fidanzata e mentre lei era lontana da Siracusa. “Si trova sulle alture della tomba di Archimede … La posizione è meravigliosa , però lontana dal mare … con una veduta bellissima su tutta Siracusa, verso tutte le direzioni sia via terra che via mare”, aveva scritto lui soltanto un anno prima a Christiane mentre era a Ginevra, prima di decidere insieme di acquistare la villa. Il matrimonio in realtà non avvenne mai e fu l’inizio di un tormentato rapporto che sfociò in una lunga e dolorosa vicenda giudiziaria.

Ancora una volta la signorina Reimann non si diede per vinta. In pochi mesi riuscì a riscattare la sua casa grazie a una provvidenziale clausola inserita dal notaio nell’atto di vendita. “Vado a Siracusa per sempre – scrisse all’amica Ulfbeck – e a Siracusa verrà anche l’avvocato Rabby per quindici giorni per trattare l’acquisto della villa che deve essere effettuato entro il 3  novembre”. 

Riscatto, interessi e spese giudiziarie non furono un problema per lei che aveva ereditato un consistente patrimonio dai genitori. Il padre, Christian Carl Reimann, era agente di cambio. Lei conosceva bene il tedesco e l’inglese e aveva studiato canto e pianoforte. Per dodici anni fu segretaria esecutiva dell’International Council of Nurses, il Consiglio internazionale delle infermiere, a Ginevra. Città che per sua proposta divenne il quartiere generale dell’organizzazione. A sue spese decise di pubblicare un periodico ufficiale del Consiglio internazionale e poi fondò e finanziò una grandissima biblioteca a Ginevra per mettere a disposizione delle infermiere del mondo testi specialistici.  Nel 1934 Christiane Reimann scelse di stabilirsi per sempre e da sola a Siracusa. Si dedicò alla valorizzazione della villa: fece costruire un secondo piano e una grande terrazza sul giardino. E lì in mezzo volle realizzare un’altura artificiale con il belvedere fatto da una struttura in legno ottagonale. Da lassù, ancora, si ha una vista privilegiata sulla città, anche se molto cambiata rispetto a ottanta anni fa. 

Promosse gli scavi nell’area del suo giardino, in Necropoli Grotticelle nel più ampio sito della Neapolis, meta privilegiata del viaggio in Sicilia dall’epoca del Grand Tour. Erano quelli gli anni delle campagne di scavi dell’archeologo trentino Paolo Orsi che nel 1930 misero in luce testimonianze significative del patrimonio della città. Fu lui a proporre al podestà “di liberare del tutto e a dare ampio respiro agli imponenti ruderi del tempio di Apollo”, all’ingresso di Ortigia, considerato il “più grande dell’antichità”.

“Christiane Reimann ha restituito a Siracusa e ai viaggiatori di oggi un museo archeologico en plein air di inaspettata bellezza, sconosciuto anche alla ricerca archeologica, inaccessibile al pubblico e del tutto da valorizzare”, dice Lucia Trigilia, professore associato di Storia dell’Architettura moderna all’Università di Catania e direttore scientifico del Centro Internazionale di Studi sul barocco. È autrice insieme a Vittorio Fiore, professore associato di Tecnologia dell’Architettura nello stesso Ateneo, di un recente volume (La dimora e la città tra ‘800 e ‘900. Villa Reimann: storia e recupero) che aggiunge nuovi interessanti particolari sui passaggi di proprietà avvenuti tra la metà dell’Ottocento e il Novecento, sugli aspetti storici, archivistici e archeologici della villa e del giardino. Al contempo il libro presenta un progetto di riqualificazione e di riuso virtuoso della villa e del parco. Con l’intento di risvegliare l’interesse per questo luogo, la Scuola di Architettura di Siracusa, con sede in Ortigia, ha promosso dal 2014 un programma didattico e di ricerca che coinvolge il Comune di Siracusa, stimolato a occuparsi della catalogazione e sistemazione dell’Archivio Reimann che  “una volta completamente disponibile a fini di studio, potrà far luce sulla vita e su alcune scelte della Reimann rimaste in parte oscure”, dice la professoressa Trigilia.   

Al museo archeologico all’aperto si aggiunge la riscoperta della latomia del Carratore, salvaguardata nella parte alta proprio dai successivi acquisti di terreni vicini da parte della Reimann, che ne hanno di fatto impedito l’ulteriore degrado e accerchiamento edilizio. “La latomia costituisce il valore aggiunto di un sito già di per sé ricco di importantissime testimonianze – dice la professoressa Trigilia -. Completa il quadro delle conoscenze dell’area di Necropoli Grotticelle, saldando la storica dimora alla più vasta area di latomie e necropoli della Neapolis, uno dei parchi archeologici più suggestivi al mondo”.  Alcune tracce ritrovate durante i rilievi di studenti del corso di Storia dell’Architettura, sembrano rivelare che la latomia del Carratore sia stata utilizzate come rifugio durante la seconda Guerra mondiale.

Christiane Reimann, donna colta, cosmopolita e benefattrice, è entrata a far parte della storia di Siracusa dove visse fino all’età di 92 anni.  “Il suo amore per questa città e il mondo greco-romano di cui nutrì il suo spirito in una sorta di ascetismo laico” – dice Lucia Trigilia – la spinse con testamento del 1976, tre anni prima della morte, a donare il proprio patrimonio al Comune, vincolandolo a destinarlo a perenne attività di valorizzazione per promuoverne crescita civile e culturale. Il suo sogno era offrire i suoi spazi ai cittadini, ai viaggiatori e agli studiosi. E per far questo la Reimann, da  donna pragmatica quale era, pensò di lasciare al Comune anche i fondi rustici Canalicchio in contrada Tremilia e Case Bianche, affinché – saggiamente amministrati e coltivati – potessero con il loro reddito contribuire alle spese necessarie per il mantenimento della villa e il raggiungimento delle finalità che aveva indicato.

Nel testamento non si dimenticò dell’altra sua grande passione della vita. Destinò fondi sufficienti all’istituzione di un riconoscimento a livello mondiale, una sorta di premio Nobel, da assegnare ogni quattro anni alle infermiere più meritevoli. L’International Council of Nurses seguì le sue volontà e dal 1985 lo consegna ogni quattro anni in occasione del congresso.