Appena nominata “Ufficiale dell’ordine delle arti e delle lettere” in Francia, l’etoile Eleonora Abbagnato racconta come dalla spiaggia di Mondello è arrivata al successo. Una carriera in punta di piedi

di Sofia Catalano

Premier Danseuse a soli ventidue anni, étoile a trentaquattro e adesso – nei suoi splendidi quaranta – Officier de l’ordre des Arts et des Lettres, una delle più alte onorificenze della Repubblica francese, conferitale poche settimane fa dal ministro Francoise Nyssen “per il suo contributo, la sua militanza, il suo impegno a servizio della cultura”. Un traguardo straordinario, e il coronamento del grande amore della Francia per la ballerina palermitana, già insignita nel 2010 del titolo di Chevalier dans l’ordre national du mérite dall’allora presidente Sarkozy.

“Una grande emozione”, ha sussurrato lei al suo entourage, tornando subito a immergersi nelle prove del Tribute to Jerome Robbins che debutterà il 27 ottobre all’Opéra de Paris e de La Dame aux Camelias, in scena dal 30 novembre al 3 gennaio 2019. Senza dimenticare i suoi impegni da direttrice del balletto all’Opera di Roma e qualche incursione sulle passerelle: pochi giorni fa è stata ospite a Parigi della sfilata di Dior dedicata alla danza.

Un’icona internazionale, ormai, Eleonora. Anche per le migliaia di bambine e di ragazze che sognano il tutù, le scarpe a punta e la polvere del palcoscenico, preparandosi proprio in questo periodo a varcare la soglia di una scuola. E per le quali Eleonora ha una ricetta molto semplice. “A tutte le bambine – dice – non posso che ripetere quello che ho sempre sostenuto: ci vogliono passione, dedizione, sacrificio. Del resto come in ogni disciplina che venga presa sul serio.

La determinazione nella danza è fondamentale per superare la stanchezza fisica, le inevitabili delusioni, a volte la lontananza dalla famiglia e la competitività inevitabile. Ma tutto sarà ripagato già dal primo ingresso sul palco, fosse anche solo quello del saggio finale. Il percorso professionale è lungo e intriso di ostacoli, ma la gioia del danzare, se veramente motivate, fa superare ogni difficoltà”.

Quanto è importante tenere duro?
“Fondamentale. Io sono stata lanciata subito, molto giovane, in ruoli molto difficili, con grandi ballerini. Forse non ero abbastanza pronta, soprattutto mentalmente. Poi, ho fatto un profondo percorso di lavoro tecnico ma soprattutto mentale, ho lavorato sulla fiducia in me stessa. Perché quando sei sulla scena e tutti ti stanno guardando hai una responsabilità molto forte e devi mettercela tutta”.

Quando è cominciata la sua passione per la danza?
Sono nata con questa passione. Mia madre aveva un negozio di abbigliamento a Palermo, al piano superiore c’era la scuola di ballo di Marisa Benassai. Ricordo che, piccolissima, salivo le scale per guardare le bambine più grandi di me che si esercitavano. E non mi bastava. Litigavo spesso con mio fratello Giuseppe, con cui ho sempre avuto un rapporto di grande complicità e ironia, per che cosa vedere in tv. Lui voleva vedere le partite di calcio, io invece i miei video di danza. Mamma era ed è una donna forte, con una personalità decisa, papà era affettuoso ma severo. La scuola di danza era a soli cento metri dalle elementari e non appena terminavano le lezioni scappavo a ballare dimenticandomi i compiti e tutto il resto. A volte riuscivo addirittura a intrufolarmi nella sala da ballo quando Marisa non era ancora arrivata, e sarei rimasta lì per sempre. La passione non mi ha mai abbandonato e mi ha permesso di superare ogni ostacolo, compresa la lontananza e la nostalgia della mia famiglia, che mi ha sempre sostenuta”.

Ecco, la nostalgia. Parigi l’ha adottata, ma è in Sicilia che lei ha trascorso l’infanzia. Che cosa le manca?
“La gente, il  tessuto sociale, il calore nei rapporti umani, la solidarietà. E poi il sentire le mie radici, saldamente ancorate alla terra. Il mio luogo del cuore è la spiaggia di Mondello. Spesso nella solitudine delle mie notti gelide a Parigi, pensavo a questo angolo di paradiso e subito mi sentivo riscaldata. Quanto mi mancava a Parigi il rumore del mare, il suo odore salmastro che si percepisce ovunque e avvolge le strade”.

Non ha citato il cibo, fonte consueta di ogni rimpianto…
“Già. Mia nonna era una cuoca straordinaria e adoravo starle vicina quando cucinava. Forse il piatto che  amo di più è la pasta con le melanzane. Anche il cibo mantiene il mio legame, che non si è mai spezzato, con l’Italia e con la Sicilia in particolare. Continuo a sentirmi siciliana e italiana in tutto, anche in cucina.

Nonostante i lunghi anni trascorsi in Francia prediligo ancora  i piatti tradizionali della mia terra, come la pasta al forno e la pasta con i broccoli arriminati , uvetta e pinoli. Spesso la propongo ai miei amici francesi con grande soddisfazione, loro e mia. Quando ho girato il 7 e l’8 con Ficarra e Picone, oltre a vedere angoli e quartieri che non conoscevo affatto, ho pure messo qualche chilo a furia di mangiare cannoli. Irresistibili..”

Cosa non le piace invece della Sicilia?
“La disorganizzazione e l’incapacità di fare progetti a lungo termine, perché non consentono di uscire da un individualismo troppo diffuso che imprigiona un po’ tutta la regione”.

Fu Roland Petit, il suo Maestro, a portarla via dalla Sicilia, in Francia, quando nel 1990 la scelse per il ruolo di Aurora bambina nella sua versione de La Bella addormentata nel bosco. Lei aveva appena undici anni.
“Lo ricordo con grande affetto, era molto esigente, mi urlava dietro, ma gli sono grata: nella vita è fondamentale avere qualcuno che ti sproni. Mi diceva che Parigi era inarrivabile, per un’italiana era impensabile, invece ce l’ho fatta. Due anni fa al Teatro Massimo di Palermo, sono tornata a ballare alcune sue coreografie con un po’ di malinconia, perché lui non c’è più, ma felice di interpretare ancora i suoi capolavori”.

E proprio la nomina a étoile, nel 2013, l’ha ricevuta sul palco dell’Opéra, dopo l’ultima della Carmen di Roland Petit. La prima straniera a potersi fregiare di questo titolo. Adesso, con la sua nuova onorificenza sul petto, si prepara a due nuovi spettacoli.
“A breve ballerò Robbins, un creatore geniale, il primo grande coreografo americano, anche se la sua famiglia di origini ebraiche arrivava dall’Europa dell’Est. Quanto a La Dame aux Camelias per la coreografia di John Neumeier e musica di Chopin, è uno dei primi balletti che ho danzato all’Opéra de Paris e che continuo a danzare con grande trasporto. Mi piace molto la storia di Alexandre Dumas e trovo sempre interessante interpretare il personaggio di Marguerite Gautier, un’eroina che sa rendere palpabili le sue emozioni in modo straordinariamente coinvolgente. Inoltre io adoro i costumi, sono la mia passione, e ne La Dame aux Camelias ci sono ben dodici cambi. Una bellezza per me”.

Ritorna volentieri in vacanza in Sicilia?
“Purtroppo i miei impegni di lavoro e familiari non mi consentono di tornare in Sicilia quanto vorrei. Appena mi è possibile amo trascorrere qualche giorno alle Eolie, dove mi rigenero e mi sento lontana da ogni difficoltà. Il contatto con la natura di quelle isole mi dà sempre una grande energia. Inoltre, non avendo la possibilità di tornare spesso a Palermo, i miei figli conoscono poco la città, ma sono sicura che ne avranno presto l’opportunità. Un’autentica immersione nella storia e nell’arte”.

In siciliano si dice cu niesce arriniesce, cioè bisogna andare via per affermarsi. È ancora così?
“Io penso che bisogna avere la forza di seguire i propri sogni, ovunque essi siano, vicini o lontani. L’importante è riuscire”.

Quindi il suo futuro potrebbe anche essere a Palermo…
“Al momento sono molto concentrata sul mio impegno di direttrice del Corpo di Ballo al Teatro dell’Opera di Roma, ma in futuro chissà!”