C’è una parte di Sicilia che è rimasta remota, nel senso che avrebbero dato a questo termine alcuni protagonisti delle avanguardie storiche intenti a rifondare il linguaggio, e con esso la visione, dell’uomo moderno

di Daniela Bigi

C’è una parte di Sicilia che è rimasta remota, nel senso che avrebbero dato a questo termine alcuni protagonisti delle avanguardie storiche intenti a rifondare il linguaggio, e con esso la visione, dell’uomo moderno. I tedeschi per esempio, che tornavano alle originarie tecniche incisorie, o i russi, che recuperavano i lubki dalla tradizione popolare.

Si tratta dei Nebrodi, un territorio scandito da ritmi lontani, aggregato intorno ad antichi riti, ad antichi versi, marcato da segni ancestrali. Qui qualsiasi istanza del nuovo, qualsiasi pensiero della modernità ha dovuto fare i conti con l’energia possente di una natura ancora naturans, ancora spesso indomita. Ed è a quell’energia che si aggrappa l’arte quando affronta quei luoghi. Diventa agreste, come la poesia di Lucio Piccolo, che sui Nebrodi visse e scrisse, senza mai lasciarli. La sua sostanza poetica vi aleggia ancora, e forse anche la sua eccentricità, che più che vezzo aristocratico potremmo ormai leggere, più semplicemente, come disappartenenza a un corso degli eventi che via via stava dimenticando la natura.

Ritrovo un tratto di eccentricità in un artista tra i più riconosciuti del panorama siciliano, Tothi Folisi, che ovunque si trovi temporaneamente a vivere, continua ad appartenere al mare e alla storia di quella terra montuosa. Spogliata dei rimandi al cliché dell’intellettuale otto-novecentesco, asciugata di qualsiasi orpello di mondanità appassita, la condizione di eccentricità, ovvero l’essere distanti dal centro, torna oggi ai nostri occhi come valore singolare.

Fin dalle prime mosse con il Laboratorio Saccardi, del quale ha fatto parte per circa un decennio, Folisi ha sempre coltivato una posizione non allineata, all’epoca pure irriverente. Poi, abbandonato il gruppo, non ha smesso di esprimere una distanza, di prediligere la solitudine, di scavare, a volte anche impietoso, dentro l’autenticità delle proprie radici, muovendosi dentro un registro sempre in bilico tra una malinconia tragica, un’ironia graffiante e una poesia leggera. Con curiosità analitica indaga il paesaggio e si riappropria della storia.

Quella personale, familiare – il nonno carbonaio, per esempio, intorno al quale nel 2014 ha imperniato un lavoro che rifletteva sulla relazione impenetrabile tra uomo e bosco e sul significato della ripetizione dei gesti in vista di un risultato – o la storia rurale e religiosa dei suoi Nebrodi, come nel progetto realizzato nel 2015 per Ficarra con una Via Crucis in cemento, monocroma, grave e muta, e l’invito ai Cantori di Galati Mamertino a solennizzarne l’inaugurazione richiamando la tradizione locale dei Lamenti.

Contemporaneamente, nutrendosi della linfa dei poeti, ha condotto una sofferta e liberatoria riflessione sul paesaggio attraverso esperienze immersive in territori disparati, fino alla Corea, dove è avvenuto l’incontro folgorante con i versi e la statura di Ko Un.

Possiamo sintetizzare il suo fare in tre pratiche ricorrenti, che egli adotta in modo istintivo per penetrare, studiare e poi interagire con i contesti prescelti. Innanzitutto il disegno e la pittura, l’uno lentissimo, l’altra molto veloce; gli sono di ausilio per l’analisi e soprattutto per l’archiviazione. Una sorta di diario di bordo per ogni lavoro, ma anche – aggiungerei – per l’esistenza. Poi l’uso della parola sotto forma di poesia, inserita in molti casi dentro meccaniche performative in cui è l’artista stesso a leggere il testo. Vi riconosco lo spazio della deriva, della libertà e anche del rito.

Infine l’intervento site specific, che spesso mima contesti di vita all’aperto, con tende da campeggio o ricoveri improvvisati nel cuore della natura. Siamo giunti al nocciolo: qui costruisce la distanza, introduce il passaggio ad una dimensione differente, in cui il massimo raccoglimento unito alla più giocosa levità aspirano alla contemplazione.