Nella home page del sito ha dovuto mettere un avviso: non si forniscono info a chi vuole cambiare vita. Vito Taormina vive di fronte Cozumel

di Simonetta Trovato

Nella home page del sito ha dovuto mettere un avviso: non si forniscono info a chi vuole cambiare vita. Vito Taormina vive di fronte Cozumel. Appena si pronunzia, appaiono amache dondolanti, baretti, spiagge lunghissime.

Vito ride: figlio d’arte (il padre era il giornalista siciliano Salvatore Taormina) editore, si divide tra New York e lo Yucatàn, dove vive, gestendo da qui il quotidiano degli italiani negli States, America Oggi. Anni fa ha aperto un sito bilingue, soleditalia.com, che raccontava l’Italia ai messicani e il Messico agli italiani. “Nel sito abbiamo pubblicato una serie di interviste a vip che venivano in Messico, da Red Ronnie a Renzo Arbore – racconta – tutti arrivano con la stessa domanda, c’è un modo per restare? La risposta è in una comunità italiana di 20 mila presenze, la più numerosa dopo gli stessi messicani”.

Siamo sulla lingua di sabbia che corre da Cancun a Tulum, Playa del Carmen è la seconda città al mondo per incremento demografico. “Quando anni fa Cousteau fece conoscere Cozumel al mondo, il villaggio di pescatori di Playa, venne preso d’assalto. Prima gli hippie, poi gli investitori. Gente che arrivava con quattro soldi e dopo sei mesi aveva perso tutto; altri che si inventavano un business anche piccolo, un hotel, un ristorantino, e vivevano bene; qui non sei a New York e non vuoi sfondare il mondo”. Insomma il paradiso esiste? “Sul giornale ero bombardato da gente che voleva cambiare vita e chiedeva consigli. Ma per aprire il famoso baretto sulla spiaggia, ormai ci vuole un milione di dollari. Qui ti devi adeguare alla ‘onda’, è un paese lento, ti immergi e rallenti. Se arrivi con spirito occidentale, rimbalzi e devi andare via”.

Non ti serve un business plan, ma la morbidezza. “Playa non è Cancun che ormai è cementificata e dove il mare appartiene solo ai resort. Playa ha un piano regolatore, non puoi costruire edifici alti più di tre piani. Ha una qualità “urbana” migliore. Chi cerca una realtà rurale più eco-chic, raggiunge Tulum, la porta della civiltà Maya; oppure Cobà dove le rovine sono già dentro la giungla. A un’ora da Playa, sempre nello Yucatàn, c’è il sito archeologico di Chichén Itza; o la coloniale Valladolid, fondata nel 1500 dai Gesuiti che scacciarono i Maya che però riuscirono a riconquistarla. È il regno dei “mestizos” (i meticci) dove si parla il maya che è una lingua a sé”. Un posto del cuore.

“I Cenotes Azul: lo Yucatàn ne è pieno, grotte calcaree, vere piscine d’acqua dolce all’aria aperta, profondissime, connesse tra loro… O Isla Contoy, dove ti accarezzano le razze…”.