Visita guidata nel cuore della città tra archeologia, arte, urbanistica e storia

di Adriana Chirco

A partire dalla seconda metà del XVI secolo Palermo visse un nuovo risveglio e, attraverso grandi riforme urbanistiche, fu rinnovato il volto della città.

L’aristocrazia si contese gli affacci migliori su strade e piazze per i propri prestigiosi palazzi e l’architettura civile si arricchì di elementi di arredo urbano come statue e fontane. Il Cassaro, via Vittorio Emanuele, già asse portante del nucleo antico, divenne fulcro della viabilità e delle attività cittadine. Fu rettificato nel 1567 e prolungato fino al mare, tra il 1568 e il 1581; qui, secondo criteri di allineamento e regolarità rinascimentali, fu aperta porta Felice, aderendo già a ideali prospettici tipici della monumentalità barocca. Oltre le mura fu sistemata la passeggiata alla Marina, detta Strada Colonna, dal nome del viceré.

Altri interventi servirono a regolare e collegare i quartieri interni: la Discesa dei Giudici congiungeva dal 1508 il piano del Pretore con il quartiere Lattarini, determinando un incrocio ortogonale che inquadrava prospetticamente il Palazzo Pretorio; nel mercato della Vucciria fu completata la piazza, fu aperta piazza Garraffello e allargata via dei Cassari fino alla Cala. Tra il 1536 e il 1572 la cinta muraria fu dotata di baluardi e bastioni.

Fuori le mura sorsero nuovi agglomerati, come il Borgo Santa Lucia, o complessi monastici, e si andava intensificando l’edilizia lungo le strade di uscita dalla città. Tra il 1563 e il 1590 furono compiute opere di grande impegno civile tra cui la costruzione del molo nord del nuovo porto, che destò la meraviglia di visitatori e studiosi, e la bonifica delle zone paludose e alluvionali del Papireto e del Kemonia; quest’ultimi furono deviati e interrati consentendo, a settentrione, lo sfruttamento edilizio della zona alta del Capo e, a meridione, l’impianto della nuova strada “dei Tedeschi”, odierna via Porta di Castro. Fuori Porta Nuova, negli anni 1580-84 per volontà del vicerè Marcantonio Colonna, fu aperta, in asse col Cassaro, la strada per Mezzomonreale, odierno corso Calatafimi.

Nella seconda metà del XVI secolo fu accolto il linguaggio architettonico e decorativo rinascimentale ed è pienamente percepibile l’adesione al manierismo maturo, già prebarocco. L’esigenza di creare slarghi e di quinte prospettiche determinarono la sovrapposizione di un’edilizia formale su quella esistente in cui si manteneva l’impostazione medievale. Numerose abitazioni aristocratiche di grandi dimensioni furono costruite nella seconda metà del XVI secolo da quella nobiltà baronale che, ottenute le grandi proprietà terriere edificava nella capitale la propria dimora patrizia.