Come ogni pomeriggio, a Palermo, da uno dei palazzi che sta sopra la fattoria didattica di Danisinni, una donna si affaccia per osservare ciò che sta avvenendo giù. “Posso scendere?”

testi Alli Traina
foto Rossella Puccio

Come ogni pomeriggio, a Palermo, da uno dei palazzi che sta sopra la fattoria didattica di Danisinni, una donna si affaccia per osservare ciò che sta avvenendo giù. “Posso scendere?”, chiede la bambina accovacciata ai suoi piedi – la fronte appoggiata sulla ringhiera per guardare meglio, capelli biondi, occhi grandissimi, tuta da ginnastica – e gli artisti del circo permanente l’accolgono a braccia aperte.

“Già questo è un traguardo”, spiega Daniele Nash, artista formatosi in Svizzera che ha deciso di tornare a Palermo ed è tra le anime del circo. “Per tanto tempo Danisinni era frequentata soltanto da chi ci abitava”. Quei palazzi un tempo parevano montagne che dall’alto nascondevano e isolavano Danisinni, oggi sembrano palchi da cui la gente si affaccia per vedere ciò che è riuscita a creare la sinergia tra la comunità della parrocchia di Sant’Agnese e artisti, associazioni, gente comune.

Il primo passo di un lungo processo verso la rinascita del rione. Un processo iniziato con fra’ Enzo Marchese e poi con fra’ Mauro Billetta, da quattro anni parroco della chiesa di Sant’Agnese. Frate cappuccino e psicoterapeuta, al suo arrivo ha voluto simbolicamente riportare in superfice l’acqua del fiume Papireto che, interrato, ancora scorre nel sottosuolo rendendo il terreno fertile. La ricchezza d’acqua ha storicamente caratterizzato Danisinni, un rione di origine araba, che si trova sulla depressione data dal letto del fiume. Il toponimo deriva proprio dalla sorgente che gli arabi chiamavano Ayn Abu Said, fonte di Abu Said, dal nome del condottiero che nel 916 dopo Cristo governava Palermo. Col tempo quel nome divenne Danisinni.

“Qui c’è un’enorme ricchezza sommersa che merita di essere riscoperta. Bisogna ripartire dalla bellezza del territorio e dalla sua riqualificazione per generare un’economia capace di cambiare il volto del rione e contrastare il disagio”, spiega fra’ Mauro. In sinergia con la gente del quartiere e con l’Accademia delle Belle Arti di Palermo, nel 2015 recupera alcuni terreni abbandonati, impianta l’orto sociale e la fattoria che diventano un luogo dell’anima per tutta la comunità. Si crea un’economia di comunione, i prodotti coltivati sono a disposizione di tutti e tutti lavorano affinché l’orto sia rigoglioso e curato, gli animali della fattoria sono parte integrante di quel mondo, accuditi e rispettati.

Se a pochi passi gli edifici abbandonati sono lasciati all’incuria, la fattoria rimane un luogo protetto dalla stessa comunità. Come spesso avviene la bellezza genera bellezza, richiama persone e progetti. Alla storica associazione “Insieme per Danisinni”, formata dalla gente del rione e al Centro Tau che nella vicina via Cipressi accoglie da trent’anni i ragazzi del quartiere, se ne aggiungono altre. Si consolida il contributo dell’Accademia delle Belle Arti, con il progetto artistico e di inclusione sociale ideato dai docenti Enzo Patti e Valentina Console, che sotto il nome di Rambla Papireto e con la collaborazione di Circ’All, Circ’Opificio e Neu e il patrocinio del Comune di Palermo, realizza tanti interventi volti a creare una rigenerazione sociale attraverso l’arte e la cultura. Come, nel 2017, i murales. Grazie alla progettazione partecipata, sono stati gli stessi proprietari degli edifici che hanno deciso insieme agli artisti cosa dipingere sulla loro facciata: a Danisinni le case parlano, ma solo se le si sa ascoltare, e raccontano la storia di chi ci abita. A dare l’avvio è stato l’artista Marco Mirabile cui poi se ne sono aggiunti tanti altri da ogni parte del mondo.

A maggio 2018 è stato montato il tendone di Danisinni Circus, il primo circo sociale permanente in città – rigorosamente senza animali – e sono partiti gli spettacoli e i laboratori. Il circo e la fattoria non sono visibili dalla piazza: ancora una volta, bisogna conoscere il rione per poter godere della sua bellezza e fare quei passi in più verso il campetto, lo storico luogo di aggregazione che conduce in fattoria. Vale lo stesso per il Museo sociale che già conta più di cento opere donate da artisti di diverse parti del mondo e la LudoBiblioteca.

A questi progetti se ne sono aggiunti tanti altri. L’ultimo in ordine di tempo è quello dell’associazione culturale In Medias Res: un giardino della biodiversità proprio di fronte al circo. “Siamo tornati da Trento per valorizzare la nostra città, vogliamo credere nelle potenzialità del suo terreno. Danisinni è il luogo ideale per sintetizzare le nostre idee”, raccontano Daniele Saguto e Ariele Pitruzzella. Danisinni accoglie tutti. Accanto ai ragazzi che stanno realizzando il giardino, due uomini in regime di semilibertà prestano il loro lavoro in fattoria, mentre la gente del rione si prende cura dei tanti animali. Donne nordafricane si preparano a tenere il loro corso di arabo per insegnare la lingua a chi ne è interessato. Alcuni bambini aspettano l’inizio del corso di karate.

Piazza Danisinni circonda l’edificio abbandonato e vandalizzato dove fino a dieci anni fa c’era l’asilo comunale Galante e il consultorio. Non ci sono insegne, non ci sono negozi, non ci sono cartelloni pubblicitari a Danisinni. Se si escludono le due taverne, non ci sono attività commerciali. L’edificio occupa tutto lo spazio della piazza e la piazza diventa una strada, una corda che gli si stringe attorno. Luigi D’Aleo abita in una delle case di fronte all’ex asilo. “Ho cinque fratelli – racconta – mentre noi grandi abbiamo potuto usufruire dell’asilo nido, i più piccoli no”. La madre di Luigi è riuscita a iscriverli in un altro istituto ma sono moltissime le donne che non lo fanno, con il risultato che per molti bambini il primo ingresso a scuola avviene direttamente a sei anni.

Privi di una scolarizzazione di base e abituati a stare sempre in movimento tra la piazza e il campetto vicino alla parrocchia, è difficile inserirsi in un mondo sconosciuto come quello della scuola e spesso già dalle elementari si abbandona il proprio percorso di studi. Le battaglie per riavere l’asilo e il consultorio stanno ugualmente a cuore a Giuseppina Cardinale, una delle donne che meglio rappresenta Danisinni. Lunghi capelli neri e carnagione scura. Sembra un’indiana d’America, ne ha la forza e la combattività. “Sono nata qui, mio marito è di qui e non vorrei abitare in nessun altro posto”, dichiara. Tra le altre cose Giuseppina si occupa di mediazione comunitaria: una risoluzione pacifica e partecipativa delle controversie che si formano all’interno del rione. “Sono l’unica di Danisinni tra le dieci mediatrici che si occupano di mediazione quindi facilito anche l’attività delle altre. Un compito molto importante che svolgiamo dentro la parrocchia di Sant’Agnese”.

Con Giuseppina, Luigi segue DanisinniLab, il laboratorio teatrale di comunità condotto dall’attore e regista Gigi Borruso con la collaborazione di Stefania Blandeburgo e promosso dal Museo Sociale Danisinni e dal teatro Biondo. “Una riscoperta interiore, non un semplice corso di teatro ma molto di più”, raccontano.

“Sogno spesso di viaggiare, è una delle mie grandi passioni – rivela Luigi – ma per ora non ho la possibilità di farlo. I laboratori artistici insieme ai tanti turisti che da quest’anno frequentano il rione mi fanno sentire in viaggio. Scopro nuovi mondi dentro e fuori di me e mi piace fare da guida alla gente che viene qui. Perché il vero cambiamento è dato dalla conoscenza reciproca”. Oggi, dopo il diploma in Accoglienza turistica all’istituto alberghiero, Luigi svolge il servizio civile del programma Garanzia Giovani al Centro Tau, ed è perfetto per il compito: sulla base della peer education, l’educazione fra pari, può comprendere il linguaggio e i metodi da usare con ragazzi che conosce bene e di cui fino a qualche anno fa faceva parte. E può soprattutto contribuire a ciò che rappresenta l’obiettivo principale del Centro: la qualificazione e valorizzazione dei giovani.

Perché è proprio nell’educazione e nell’istruzione che si gioca un’importante battaglia per la rinascita di Danisinni, insieme alla necessità di un piano di sviluppo del territorio. Sono necessari interventi strutturali senza i quali è impossibile pensare a una ripartenza. “Voglio restituire ciò che gli operatori hanno dato a me – racconta Luigi – mi piacerebbe che ogni ragazzo scoprisse la propria strada e che quella strada diventasse il luogo capace di esprimere i propri sogni. Bisogna mettere ognuno nelle condizioni di capirlo da sé. Io so che il nostro territorio ha moltissime risorse, basti pensare che fa parte dell’itinerario arabo normanno, oppure osservare la sua vegetazione e credo che se sfruttate bene tutte queste caratteristiche potrebbero creare lavoro per noi ragazzi del quartiere. Già molti in maniera spontanea raccontano ai turisti ciò che veramente è Danisinni”.