Poteva diventare un’altra cattedrale nel deserto, invece quello stabilimento nell’area industriale di Catania è diventato un grande centro di ricerca. Con una nuova tecnologia sviluppata da Enel produrrà pannelli solari ad alta efficienza. Un simbolo di rinascita

di Fabio Albanese

E dire che tre anni fa c’era chi ormai suonava la marcia funebre per quell’enorme edificio di cemento e vetro, per chi ci lavorava dentro e per ciò che rappresentava. E invece, proprio nella disastrata zona industriale di Catania fatta da tanti capannoni abbandonati, strade mal messe e torrenti che a ogni pioggia si ingrossano fino ad allagare ogni cosa, quella grande costruzione si è trasformata nel simbolo di come una saggia visione del futuro possa cambiare il destino di un luogo: Catania ha un cuore ad alta tecnologia che fa invidia a mezzo mondo e che si trova proprio in mezzo alla derelitta zona industriale.

Lo chiamano “3Sun” ma il suo vero nome è Enel Green Power, la divisione “ecologica” del grande gruppo che produce elettricità in Italia, e non solo in Italia. Costruisce pannelli solari, ma con una tecnologia messa a punto proprio qui e che ora desta l’attenzione, e probabilmente pure qualche invidia, perfino dei maggiori produttori mondiali di pannelli solari: i cinesi. Se ne è accorto pure il New York Times che l’estate scorsa ha gettato uno sguardo sulla “3Sun” di Catania, spiegando che la Sicilia è stata tra le prime sostenitrici dell’energia solare e che Enel «concentrandosi sulla tecnologia ad eterogiunzione, può permettersi di costruire pannelli qui ed evitare una guerra dei prezzi», ritenendo che «i suoi prodotti, capaci di catturare più energia dai raggi del sole rispetto a quelli dei rivali, possano offrire più valore aggiunto rispetto ai modelli più economici» e, se costruiti su larga scala, l’azienda potrà competere con i cinesi che producono il 65 per cento dei pannelli solari a livello mondiale.

«Quell’articolo prima o poi lo dovremmo incorniciare», dice Antonello Irace, responsabile dell’unità 3Sun parlando con un suo collaboratore. Lo mostra, quell’articolo, e si capisce che dietro c’è l’orgoglio di una scommessa un po’ folle e di un gruppo di lavoro che crede nel progetto. Nel 2015 qui sembrava che tutto stesse per finire, visto che il grande progetto del 2010 frutto di una joint venture tra Enel Green Power, Sharp e St Microelectronics (quest’ultima è l’altro cuore hi-tech di Catania) per sviluppare le energie alternative, era morto. E, peraltro, con un drammatico strascico fatto di lavoratori lasciati a casa.

Invece le cose sono andate diversamente. Enel ha fatto tutto da sé, ha rilevato il sito industriale che una quindicina d’anni fa era stato costruito da St Microelectronics come “modulo 6” per un suo progetto mai più sviluppato, ha salutato i suoi partner, ha riorganizzato uffici e, soprattutto, stabilimento di produzione, ha “armonizzato” i contratti di lavoro passando da quello dei metalmeccanici a quello degli “elettrici”, e ora è pronta a lanciare la sfida: «Tre anni fa abbiamo rilevato il cento per cento delle altre quote – spiega Irace – e abbiamo rilanciato con il progetto 2.0 cioè ricerca, innovazione e capitali; quindi abbiamo installato una nuova linea produttiva e ora cominciamo a fare sul serio».

Cosa voglia dire «sul serio» lo si può capire nell’enorme capannone – collegato alla palazzina uffici a forma di semicerchio – e dentro cui, mentre addetti dell’azienda lavorano ai primi pannelli di ultima generazione, operai di ditte specializzate stanno montando le apparecchiature di una seconda linea di produzione, gemella a quella già in funzione. «Non possiamo concorrere con i cinesi sulla base dei volumi di produzione visto che loro fanno pannelli per due-tremila megawatt all’anno – avverte Irace – ma possiamo farlo sul piano dell’innovazione. Così, dopo un anno e mezzo di studi, a marzo dell’anno scorso è arrivato l’annuncio del presidente di Enel Starace di un investimento di 80 milioni di euro per questo sito e di altri 20 per il vicino Innovation hub & lab, sempre di Enel, a Passomartino. Da quell’annuncio abbiamo ordinato una serie di macchinari innovativi per un piano che prevede gradualmente la conversione completa di 3Sun da quella che era la produzione del vecchio pannello a silicio amorfo che facevamo prima con tecnologia Sharp, al futuro, cioè al nostro pannello a eterogiunzione con una tecnologia innovativa per la deposizione del silicio amorfo, che noi abbiamo e i cinesi non hanno.

Produrremo questo pannello da metà dell’anno prossimo in poi. Nel frattempo, per evitare un fermo produttivo di due anni che avrebbe coinvolto i 150 operai (qui siamo in trecento), abbiamo modulato il lavoro e iniziato con la parte finale del processo manifatturiero, cioè l’assemblaggio di celle acquistate sul mercato, non quelle che facciamo solo noi, ma comunque celle particolari perché sono bifacciali. Si tratta delle celle più avanzate tra quelle disponibili, e per ora le stiamo assemblando come fosse un esercizio, una tiratura limitata che facciamo adesso e che non faremo più perché il nostro obiettivo è quello, appunto, di produrre le nostre celle ad eterogiunzione». Che poi significa: la giunzione di due diversi tipi di silicio, l’amorfo e il cristallino, che consente al pannello solare performance superiori del 2-3 per cento rispetto a tutti gli altri pannelli esistenti; tecnologia alla quale si aggiunge l’aumento di superficie utile di celle solari grazie alla “bifaccialitá” del pannello.

Per questa lavorazione è in preparazione un nuovo settore, al terzo piano, mentre al piano terra c’è l’attività di assemblaggio, già in funzione. «Da qui alla metà dell’anno prossimo – spiega ancora Irace – passeremo da una produzione di cinquecento pannelli al giorno a 1300-1400. Porteremo questa unità produttiva a produrre circa duecento megawatt di pannelli a eterogiunzione all’anno; ovviamente il primo anno a regime sarà il 2020 visto che nel 2019 cominceremo a produrre da metà anno». Nello stabilimento si lavora giorno e notte e sette giorni su sette; come per un altoforno, infatti, non è possibile fermare le macchine, né con l’attuale produzione né con quella definitiva dell’anno prossimo.

Nei progetti di Enel lo stabilimento ad alta tecnologia di Catania servirà a produrre i pannelli solari per l’azienda: «Noi non vendiamo sul mercato, la scelta è di auto-produrre i nostri pannelli – spiega Irace – e siccome Enel Green Power ha un programma di circa mille megawatt all’anno in cinque continenti, e qui se ne faranno duecento, non c’è al momento l’interesse a entrare nel mercato con questo prodotto, anche se ci stiamo ragionando. Abbiamo dimostrato di saper fare questa tecnologia, se ci sarà un partner industriale che ha interessi di ampie vedute, parliamone. Comunque vada, Catania rimarrà sempre il laboratorio di eccellenza; il luogo dove sperimentare, sempre più, nuove tecnologie».