Dopo lunghi restauri, è tornato a vivere a Francavilla di Sicilia l’orto botanico del convento dei Cappuccini. E così sono rinati conserve e rimedi medicinali delle antiche e segrete ricette

Un rifugio rigoglioso e austero, dove le piante aromatiche e officinali rispettano il pragmatismo degli orti medievali. Nel convento dei cappuccini di Francavilla di Sicilia, a cinque chilometri dalle Gole dell’Alcantara, c’è un “Giardino dei semplici” che è stato recuperato e riorganizzato grazie alla paziente dedizione di Salvatore Maugeri, che ha dedicato ogni scampolo del suo tempo libero a studi sul patrimonio artistico e ambientale del territorio. Originario di Acicastello, presidente del consiglio comunale di Motta Camastra per quindici anni, un passato da sottufficiale di marina preceduto da un’incursione nel disegno d’alta moda negli anni ’80, Maugeri si definisce “il tutore del convento”.

Un luogo che risale al 1570, costruito dal visconte Antonio Balsamo e arricchito poi dai Ruffo. Dal terrazzo la vista spazia fino al mare di Naxos e alla vallata dell’Alcantara, una piccola gemma sottratta all’abbandono e conosciuta grazie all’amicizia di un frate, “Padre Concetto Lo Giudice, l’anima del convento – spiega Maugeri – con lui decidiamo di recuperare uno spazio museale al piano terra, avviando un restauro conservativo che prevede anche un piccolo Giardino dei Semplici che abbiamo chiamato Herbarium Cappuccinorum”. I lavori iniziano nel 2001, finanziati dalla Regione con centocinquanta milioni di vecchie lire, tra scetticismo e lungaggini burocratiche che non scoraggiano Maugeri, che in proposito cita Sant’Agostino: “Datemi il guscio di una noce e ci metterò tutta l’acqua del mare”.

La natura impervia e ripida del luogo li costringe a ricorrere persino all’aiuto di un mulo per portare i sacchi di sabbia necessari. Dalle tre aiuole originali si passa a trenta, con lavori di sbancamento a mano che salvaguardano la natura del terreno e il contesto. Nelle aiuole si alternano chiome argentee ed essenze tipiche del clima mediterraneo e piante come la saponaria, il mirto, l’achillea, l’iperico, l’acanto o la citronella. “Con padre Concetto, liquorista iscritto alla Camera di Commercio – prosegue Maugeri – decidiamo quali piante autoctone inserire”.

Inizia una lunga ricerca tra conventi “ma pochi rispettano l’equilibrio tra chimica, natura e lo spirito dei luoghi”, ricette lasciate dal frate dopo la sua morte, ed esperimenti con la cosmesi. Nascono cosi i primi unguenti, oleoliti e marmellate di arancia amara, bergamotto o conserve dagli accostamenti inconsueti, come rovo e prugne. Per ogni essenza una spiegazione e una cura dei particolari che racconta un amore e un rispetto sedimentato negli anni e nell’arenaria ad opus incertum che ricopre le aiuole. Sorride delle mode del momento Maugeri: “Oggi abbiamo la chimica di sintesi, ma prima tutto nasceva all’interno di conventi e abbazie – dice – Chiedono tutti l’aloe, ignorando che la volgare pala di ficodindia vanta maggiori proprietà. O temono il veleno della cicuta non conoscendo l’estrema tossicità di fiori e foglie d’oleandro. Ma non esiste una pianta che non abbia una proprietà curativa: prendiamo la velenosissima Belladonna, utile agli occhi. Bisogna chiedersi se il gioco di acquisire il principio attivo vale la candela”.

Ricette, proprietà e rimedi medicinali e cosmetici accuratamente descritti anche in un libro “I segreti delle piante e della cucina dei conventi”, edizioni il Convivio, che lo stesso Maugeri ha scritto. Un vero trattato dove oltre a indicazioni su come “guarire con i vegetali” sono descritti i metodi di estrazione delle essenze, le piante del convento, ma anche ricette come le “frittelle ai fiori di sambuco”. Le piante si snodano lungo un sentiero che dal convento porta alla “Garitta spagnola. A Francavilla, infatti, Spagnoli e Austriaci si sono contesi il possesso della Sicilia – racconta – in una battaglia sanguinosa che ha avuto il suo fulcro nel convento e che il 20 giugno 1719 contò oltre 15mila morti tra i due eserciti. Qui si sono conservati i ruderi della trincea spagnola”.

In quest’oasi gelosamente custodita da una sapienza antica, si susseguono alberi di chinotto, Qumquat, ulivi, varietà di rosa canina, piracanta, sambuco, giuggiolo, liquirizia, ruta, valeriana e carrubi. “Carrubo deriva dal greco ‘Keration’, carato – osserva Maugeri – Pochi sanno che i semi equivalevano ai carati, perché avendo pressappoco lo stesso peso, in assenza di bilance di precisione venivano usati come pesi per l’oro e le pietre preziose”. Nel giardino ci sono anche ortaggi, alcuni antichissimi ma meno noti, come il “Ramolaccio, esistente da almeno settemila anni, poco in uso nella Valle dell’Alcantara, ma coltivato nell’orto del convento, ottimo rimedio per i problemi di fegato”. E per chi volesse cimentarsi in sciroppi, conserve o preparati cosmetici, ci sono le ricette del libro che racconta la passione filologica e il rispetto per questo scrigno dell’Alcantara o i prodotti in vendita al convento, dagli unguenti per la cellulite o per i dolori articolari, ai liquori e alle marmellate. Con un paio di avvertenze al “turista di buon gusto”, però: “Ho l’onore di pregiarmi della fiducia dei frati. Noi non siamo Amazon – avverte Maugeri – non spedisco nulla a chi non conosco o non è mai venuto in visita qui. Se non ci fosse il contatto umano e la curiosità per la natura dei luoghi tradirei la credibilità dei cappuccini che mi hanno affidato questo posto storico”.

Ne sanno qualcosa alcuni malcapitati avventori che questo garbato tutore ricorda, strappando un sorriso: “Una signora aveva chiesto di soggiornare, a patto ci fosse l’idromassaggio. Un altro signore, molto interessato, era con moglie e figli, ma di fronte all’idea di lasciare una piccola offerta per la tutela del convento ha iniziato a lamentare un dolore improvviso e terribile alle gambe. Allora l’ho aiutato a sedersi sui sedili in pietra davanti l’ingresso, ma appena mi sono girato l’ho visto correre verso la macchina. Il dolore, come per incanto, era sparito”. Il giardino è aperto al pubblico dalle 11 alle 13 e dalle 15.30 alle 19, da pasqua al 31 ottobre. Dopo, le visite si svolgono su prenotazione, chiamando al numero del convento: 094 2981017.