A Palermo non c’è solo “Manifesta”, anzi, se volete scoprire il meglio degli artisti dell’Isola dovete visitare il Museo Riso, una grande istituzione palermitana in pieno fermento

Dal dopoguerra la Sicilia ha espresso nell’arte contemporanea esperienze uniche e originali, il cui denominatore comune è l’essersi costruite attorno a singoli e solitari esempi di mecenatismo siciliano con i loro “progetti ideali”, da Gibellina a Fiumara d’Arte. Il Museo Riso, sin dal momento della sua nascita dieci anni fa, s’è messo lì a dialogare e a sviluppare una allora inedita partnership territoriale sui temi dell’arte contemporanea. Museo diffuso, così voleva essere conosciuto. Quindi ha svolto – a volte bene, altre meno – una funzione di correlazione tra elementi isolati uno dall’altro, seppur con ragioni e modalità differenti. Oggi germogliano collaborazioni, scambi con le fondazioni come con le scuole, per la divulgazione dell’arte contemporanea e del suo linguaggio, si ospitano concerti.

“Io sono subentrata nel 2013 – spiega Valeria Li Vigni, direttrice del Polo museale regionale d’Arte moderna e contemporanea che comprende Palazzo Belmonte Riso, Palazzo D’Aumale, Cappella dell’Incoronata, Palazzetto Agnello – e Riso era un’istituzione a luci spente. Abbiamo ricostruito il messaggio che è nel suo Dna, quello di essere diffuso, abbiamo intensificato i rapporti all’interno dell’Isola, l’abbiamo ricaricato di realtà, imponendo un passo diverso, dando spazio agli artisti siciliani come Simeti che aveva esposto ovunque nel mondo tranne che a Palermo. L’arte contemporanea ha sempre contrassegnato al Sicilia in maniera innovativa, dobbiamo mantenere questo primato, senza perdere la memoria”.

Attualmente (fino al 26 agosto, ndr) sono una sessantina le opere, pittoriche e grafiche, dagli anni ’80 alla fine dei ‘90, allineate al Museo Riso e firmate da Gino De Dominicis. Seguono un percorso coerente dal punto di vista stilistico e concettuale, concentrato sui temi mitologici e dell’immortalità, lavori di respiro internazionale che mostrano tutta la complessità dell’artista. La mostra s’intitola “GDD – Genio della Dimensione”, è curata da Vittorio Sgarbi ed espone per la prima volta anche un’inedita opera, “Il guerriero”, proveniente da collezione privata siciliana. Il fitto calendario prosegue. Dal 15 settembre all’8 dicembre, ecco “Foresta urbana”, curata da Paolo Falcone: “Intende costruire una costellazione di espressioni linguistiche, una foresta di interpretazioni sulla natura attraverso la visione che oggi hanno gli artisti internazionali, da Saraceno a Olafur Eliasson a Rondinoni. Una foresta contemporanea, nella quale il binomio natura e cultura viene sviluppato secondo i codici estetici emersi nel nuovo millennio”, commenta la Li Vigni.

Una settimana di tempo per smontare e rimontare, ed ecco pronta (fino al 24 febbraio 2019) “Croce Taravella”, curata da Sergio Risaliti: “Presenta opere inedite dell’artista siciliano appartenenti all’ultimo ciclo, “Cronotipo”: una disseminazione di più immagini che si scontrano e dialogano tra di loro come un quark spaziale che, materializzandosi, forma un unico scenario armonico”. Ma dobbiamo fare un passo indietro perché il 30 settembre (fino al 25 novembre) con “Archeologia dello sguardo” di Rossella Leone, si inaugura la nuova ala espositiva del Museo: “Ci era stata consegnata nel 2014 ma senza l’impianto elettrico, antincendio e antifurto e anche priva di climatizzazione.

Ho chiesto inutilmente i finanziamenti per affrontare queste spese senza ricevere nulla fin quando Vittorio Sgarbi ha trovato la cifra necessaria per completare, e aprire, due spazi belli e ampi, sopra l’ex foresteria, che destineremo a mostre temporanee, mantenendo nella palazzina centrale la collezione permanente, con le nuove acquisizioni, donazioni degli artisti in residenza, Cossyro, Turi Simeti, Canzoneri, insieme all’opera regalata dagli eredi di Pupino Samonà”. Dal 2013 la collezione permanente si è incrementata del trenta per cento. Inoltre Riso ha implementato gli ingressi in maniera esponenziale, circa il quaranta per cento. “Credo che chiuderemo quest’anno a novantamila presenze. C’è bisogno, invece, di promuovere Palazzo D’Aumale a Terrasini che soffre di mancanza di pubblico”.

Torniamo a Taravella: “L’esposizione, curata da Manlio Brusatin, Salvatore Silvano Nigro, Franco Rella, è appositamente pensata per questi spazi dall’artista siciliano, con un articolato e complesso sistema di lavori interagenti tra loro su diversi livelli espressivi e di percezione, da quello visivo a quello sonoro”. C’è fermento anche alla Cappella dell’Incoronazione, dove è in corso (fino al 24 agosto) “Giacomo Rizzo, Inner Sculpture/Scultura interiore”: curata da Alba Romano Pace, racchiude le creazioni degli ultimi anni e un’istallazione site specific immaginata come un percorso sensoriale. Rizzo, attraverso la sua arte, vuole preservare la memoria e l’identità della natura difendendone i valori contro ogni distruzione ambientale”. L’artista palermitano ritorna anche nel “Cantiere del Contemporaneo”, un progetto di residenza del Polo museale che ha per protagonisti anche altri siciliani, Guido Baragli e Croce Taravella con un focus sul variegato volto di Mondello, in grado di attivare un dialogo creativo tra gli artisti e il territorio per coglierne quegli aspetti salienti che restituiranno, nei rispettivi linguaggi, sotto forma di creazione artistica.

Dopo la residenza al Palace Hotel di Mondello – una fase creativa a cantiere aperto nel corso della quale i tre artisti del Museo Riso, Sportello per l’Arte contemporanea della Sicilia, hanno realizzato le loro opere con la partecipazione interattiva del pubblico – tutto il lavoro prodotto entrerà a far parte della collezione permanente del Museo, ma resterà in mostra fino al 31 agosto al Palace Hotel. Per Riso costituisce un’opportunità l’anno di “Manifesta”? “Abbiamo fatto delle proposte – conclude la Li Vigni – ma forse non c’era la volontà di condividere. Mi sembra una manifestazione avulsa dal territorio, un po’ una colonizzazione che impone regole proprie. Che tipo di crescita ricaviamo da questo passaggio?”.