Un romanzo di una attualità spiazzante

di Santo Piazzese

La capitale, del viennese Robert Menasse (Sellerio ed., trad. Marina Pugliano e Valentina Tortelli), è un romanzo di una attualità spiazzante, tanto più che non si tratta di un instant book ma di un libro che sembra molto meditato e frutto di conoscenze non superficiali del milieu in cui si svolge: Bruxelles, l’UE e la Commissione, intesa come governance dell’UE.

Il romanzo si apre con una sequenza dal taglio imaginifico: un maiale scorrazza per le vie del centro di Bruxelles e viene via via avvistato dai protagonisti principali della vicenda. È una presentazione originale e offre pure un assaggio dell’ironia che impregna la trama e che ogni tanto sconfina nel sarcasmo.

Il primo a notare il maiale è un anziano sopravvissuto ad Auschwitz, con ancora il numero di matricola tatuato sul polso. Poi tocca al tedesco Frigge, un burocrate dell’UE, seguito da una greco-cipriota, sua amante occasionale e a sua volta funzionaria della commissione cultura; e ancora a un ascetico, mistico, killer polacco che uccide su ordinazione (non svelerò la committenza per non guastare la sorpresa agli eventuali lettori, ma siamo a livelli che difficilmente si potrebbero immaginare più elevati). L’animale apparirà poi ad altri due funzionari UE e a un vecchio, lucido e appassionato professore di economia austriaco, invitato ogni tanto ai convegni UE in veste di esperto: inascoltato ma necessario per le ipocrite coperture culturali di cui la burocrazia si avvale, quasi in una prefigurazione di alibi.

Menasse mette gradualmente in scena la strategia del caos, sottoprodotto irrinunciabile di ogni iniziativa comunitaria suscettibile di alterare uno status quo che fa comodo a molti. Emblema della rappresentazione del caos è proprio il maiale, perché non si saprà mai da dove venga né la fine che farà. Ma darà modo ai tabloid di esercitarsi nella produzione massiva delle così dette shit-news, unica giustificazione per la loro esistenza in vita.

La storia ruota intorno alla proposta di celebrare il cinquantesimo anniversario della nascita della Commissione con un evento centrato su Auschwitz, la cui esistenza come campo di sterminio fu il catalizzatore per l’invenzione dell’UE: unirsi in comunità affinché non potessero più ripresentarsi altre Auschwitz. L’idea sembra entusiasmare molti. Ma c’è chi ha altri orticelli da salvaguardare.

Il romanzo è una messa a fuoco delle due visioni antagoniste dell’Europa, oggetto delle cronache politiche odierne: nazionalismi micragnosi a difesa di interessi particolari, versus la creazione di una vera unione delle nazioni europee. Perché, citando Jean Monnet: il nazionalismo porta al razzismo e alla guerra e la conseguenza più radicale è Auschwitz.