In un libro di Ines Testori, docente di Psicologia sociale all’Università di Padova, ho trovato una tesi che fa riflettere: la Sicilia non è una delle regioni più arretrate dell’Occidente, bensì una sorta di avanguardia in cui si è già realizzato il destino del mondo capitalistico

di Augusto Cavadi

In un libro di Ines Testori, docente di Psicologia sociale all’Università di Padova, ho trovato una tesi che fa riflettere: la Sicilia non è una delle regioni più arretrate dell’Occidente, bensì una sorta di avanguardia in cui si è già realizzato il destino del mondo capitalistico.

La ragione? In essa sarebbe emerso, e si sarebbe radicato, il “nichilismo mafioso” che riduce le persone (specialmente le persone di sesso femminile) a “cose”, a oggetti da utilizzare e – quando ormai inservibili – da gettar via. Questo modo di concepire la vita, e di trattare gli altri, lungi dall’essere residuo di un passato atavico, risulta tremendamente attuale: tutto il mondo globalizzato, in-dustrializzato, super-tecnologicamente  avanzato tende, infatti, a condividerlo. L’autrice de La frattura originaria. Psicologia della mafia tra nichilismo e omnicrazia non si limita alla diagnosi e pro-pone una complessa e articolata terapia (che in queste poche righe non posso neppure sfiorare). Mi soffermo dunque solo sulla diagnosi: che pensarne?

Da una parte direi che aiuta il turista, e più in generale lo straniero, a non supporre che la Sicilia, in quanto ancora infestata da organizzazioni criminali, sia una giungla selvaggia con una popolazione bloccata – mentalmente e nei costumi – a qualche secolo fa. La perversa genialità dei mafiosi si rivela appunto nel saper intrecciare la fedeltà alla tradizione con l’adattamento alle novità. Tecnica e capitalismo non solo non hanno sradicato la mafia, ma l’hanno resa più forte e più insidiosa. D’altra parte, però, confesso di avvertire delle resistenze ad accettare un’interpretazione della mafia che le conferisce un rilievo che non merita. Una cosa, infatti, è sostenere che mafia e capitalismo mirano agli stessi traguardi (il profitto e il potere) e un’altra cosa è sostenere che la mafia sia la quintessenza del capitalismo.

Che cosa li differenzia? I mezzi. La mafia mira al denaro e al dominio ricorrendo alla violenza fisica come metodo e strumento privilegiato (anche se non unico: cerca il consenso con la corruzione e altre forme di seduzione); un metodo che al capitalismo viene precluso dalle normative statali. Mentre un capitalismo “dal volto umano”,  “ben temperato” da un potere politico democratico  e da una maturazione etica generale,  è – almeno in linea teorica – ipotizzabile, la mafia è costitutivamente inemendabile. Sino a che sarà mafia, sarà disumana e incorreggibile.

Siciliani e non-siciliani potranno estirparla solo a patto di rivedere l’idea sbagliata che si tratti di un relitto ottocentesco e di capire la sua abilità nel manovrare i computer e nel trasferire, con un click,  i capitali sporchi da una banca all’altra.