Prima donna a comporre musiche per l’Inda, l’istituto nazionale del dramma antico, cantautrice di successo, insegnante alla scuola del teatro Biondo di Palermo, performer. Storia di Serena Ganci, una donna dalle mille facce

di Alli Traina

La cantautrice palermitana Serena Ganci pare essere mille donne insieme, tante declinazioni di sé tenute insieme da un filo comune: la musica e il suo mistero. Quel mistero che le impone di dire sempre la verità e di cambiare quando non si rispecchia più nel suo lavoro. “Nella scrittura così come in scena sono esattamente me stessa. La verità avviene sul palco. Si scende ed è tutto diverso, si torna alla quotidianità ed è lì che si finge, si indossa una maschera, si gioca, si alzano muri”.

Una totale tensione verso se stessa che rende piacevoli le deviazioni come i ritorni. Lascia Palermo presto per intraprendere la carriera accademica a Parigi, consegue lì un dottorato di ricerca in musicologia con la sua tesi su I tre concerti sacri di Duke Ellington. Parte inseguendo la sua passione per il jazz e in sette anni nella capitale francese costruisce l’esistenza che aveva sempre desiderato. Di giorno insegna al Conservatorio del tredicesimo arrondissment e di sera si esibisce nei jazz club, suonando Luigi Tenco. Ma proprio nel momento in cui il suo progetto si realizza, capisce che quella vita non le appartiene più. “Suonando Tenco mi sono resa conto che la lingua italiana è la mia casa e che era a casa che volevo tornare”.

Nel 2008 pubblica il primo disco, Scirocco, distribuito da FNAC, adattandolo all’esperienza accademica del jazz, i testi sono in siciliano e il disco è il primo passo verso il ritorno. “Ho deciso di tornare in un momento straordinario per Palermo, intorno al 2008 c’era una scena musicale in fermento. Avevo lasciato una città meravigliosa come Parigi, ma avevo la sensazione che era già al completo, che tutto era avvenuto mentre a Palermo tutto doveva accadere. Nelle grandi capitali spesso non si riesce ad avere il senso di evoluzione che invece è determinante per il momento creativo. Se senti che qualcosa sta crescendo, per osmosi vivi questo bisogno di crescita. C’era una leva cantautoriale giovane che avrebbe presto guadagnato credibilità e risultati nel mondo della musica indipendente. Di Martino, i Waines, gli Akkura, Don Settimo, poco dopo sarebbero venute fuori le prime etichette discografiche, la Malintenti, la 800A Records. Tornata a Palermo ho sentito che la città richiamava creativi, gente che la potesse raccontare”.

Da allora non ha più lasciato Palermo. L’album Scirocco è ormai alle spalle e il ritorno nella propria città le ispira una scrittura più simile alla sua personale evoluzione. Scrive nuovi brani e con Addio nel 2010 vince Musicultura. Forma con Simona Norato il duo Iotatola e il primo album Divento Viola ottiene subito successo: ospiti di festival e programmi televisivi, dal Premio Tenco al Popkomm – l’esposizione internazionale berlinese legata alla musica – fino al programma televisivo Parla con me di Serena Dandini. Durante la lavorazione del secondo album Io da sola, nonostante il consenso di pubblico e critica, il duo si scioglie.

In quegli anni matura anche una nuova consapevolezza legata al ruolo della donna nel panorama musicale italiano. “Girando per festival, teatri e studi televisivi, ho capito che il mondo della musica è un contenitore pensato per gli uomini. La maggior parte delle musiciste italiane, ieri come oggi, sono delle interpreti. È raro che vi sia una cantautrice e anche quando una riesce a imporsi deve fare il doppio del lavoro per farsi apprezzare. È come se non ci fosse interesse per ciò che le donne hanno da dire. Ancora oggi nell’immaginario comune la donna ha il compito di abbellire, di enfatizzare, di mitizzare il lavoro dell’uomo, ma non di creare”. Proprio nel momento di crisi, all’indomani dello scioglimento delle Iotatola, avviene l’incontro con Emma Dante. Un incontro nato come esperimento e rafforzatosi fino a diventare un vero e proprio sodalizio. “Devo farti una proposta indecente”, le dice la Dante e le propone di comporre le musiche per lo spettacolo Io, Nessuno e Polifemo. Lì avviene ciò che la Ganci definisce l’illuminazione. Il teatro diventa il luogo ideale per la sua musica, inoltre le si svelano nuove muse: l’arte stessa e gli artisti con cui collabora. Grazie all’ispirazione che scaturisce dalle loro opere può creare qualcosa di nuovo. La sinergia con altre discipline artistiche diventa una delle cifre che definiscono la sua composizione.

Un’idea, racconta, nata dall’incontro con Giorgio Vasta, “avevo composto un brano per il suo libro Absolutely nothing e con lui abbiamo riflettuto su come la musica sia capace di raccontare in poco più di tre minuti ciò che in un libro necessita di molto più spazio e parole”.  L’idea della sinergia e della collaborazione le apre la strada a diverse esperienze, non solo con lo scrittore Vasta ma anche con Andrea Camilleri, con gli attori e registi Filippo Luna e Ugo Giacomazzi, con il regista Paolo Genovese che le fa firmare le musiche del suo film Tutta colpa di Freud. Una collaborazione che si estende anche a un settore lontanissimo dalla sua formazione, quello medico. È la prima a portare a Palermo il canto carnatico, un esercizio che rende più facile il parto perché insegna alle donne in gravidanza, attraverso le tecniche di canto, a lavorare coscientemente sul perineo. Nella clinica in cui tiene i suoi corsi, diverse donne hanno partorito cantando. “Mi piace portare la musica dove non c’è, dai teatri alle librerie fino alle sale parto”. Tra tutte le collaborazioni, quella con la Dante è la più solida e lunga.

Non soltanto comporrà le musiche per Io, Nessuno e Polifemo ma sarà anche performer in scena: sul palco con una loop station e un sintetizzatore scandendo il corso dello spettacolo. Successivamente comporrà le musiche per Odissea A/R e per Le Baccanti. “Parliamo lo stesso linguaggio usando due lingue diverse”, racconta la cantautrice pensando a Emma Dante. Un sodalizio che vede il suo culmine con Eracle, in scena al Teatro Greco di Siracusa nel 2018. La Ganci compone le musiche e torna sul palco. “L’emozione che dà un teatro unico al mondo come quello di Siracusa è enorme, un’emozione moltiplicata dalla consapevolezza di essere la prima compositrice donna a realizzare interamente le musiche da quando esiste l’Inda, l’Istituto nazionale del Dramma Antico, ossia da più di cento anni”.

Oggi, oltre alle collaborazioni – a dicembre sarà al Teatro India di Roma con Le Baccanti – lavora al suo nuovo album Musica da camera per canzoni semplici, con il contrabbassista Gabrio Bevilacqua e il chitarrista Gino Maria Boschi. La sua scrittura ha un suono in più, quello dei desideri che scavano dentro la coscienza. “Un progetto fuori moda, vintage – lo definisce – ma è così che mi sento per ora, nonostante questo vada contro tutte le logiche del mercato musicale. Mi sento come la spilla della nonna, un oggetto prezioso che di solito si tiene a casa e che si avvicina alla parte più intima di sé”. Insieme torna all’insegnamento, questa volta alla Scuola di Teatro del Biondo e a quella del Ditirammu. Il ritorno è fondamentale nella sua storia artistica, caratterizzata da una costante tensione verso l’esplorazione. Come recita il testo che ha scritto per Absolutely Nothing: “Torna dove non sei stato mai, si dice che si stia bene da morire”.  Così come è fondamentale il lavoro quotidiano: “Non si improvvisa niente e a insegnarlo è proprio la musica – conclude – chi crede che la musica sia soltanto una faccenda di talento si sbaglia. La musica infonde la disciplina, insegna a organizzare il pensiero e la creatività”.