Una proposta di rassegna

Chinadaily.com.cn – Cina
Li Wenrui – 17 agosto 2018
Amori e cinema, ecco Realmonte
Nella mitologia cinese, il festival Qixi, nel settimo giorno del settimo mese lunare, celebra l’incontro di Niulang, il mandriano, e Zhinu, la giovane tessitrice. Per riunirsi, i due amanti camminano attraverso la Via Lattea lungo un ponte formato da gazze. Questa fiaba cattura ancora l’immaginazione di molti cinesi.

Quest’anno, perché non far decollare l’amore in un’avventura romantica, in una destinazione lontana con cucina esotica? Ecco allora alcui luoghi di straordinaria bellezza, ambientazione di film romantici di grande successo, scenario ideale per portare gioia nella propria storia d’amore della vita reale. Uno è la Scala dei Turchi di Realmonte. Nel film Malèna l’eroe dodicenne Renato guarda sempre il tramonto con i suoi amici seduto su queste marne bianche.

Westdeutsche Zeitung – Germania
Deutsche Presse Agentur – 5 giugno 2018
Quando Tokyo diventa come la Sicilia
L’estate in Giappone è implacabile. Le ondate di calore con alti tassi di umidità trasformano ogni anno grandi città come Tokyo, con i suoi 35 milioni di abitanti, in forni di cemento. Se il termometro sale oltre i 35 gradi aumenta il rischio di shock termico, soprattutto per i turisti impreparati. Secondo i vigili del fuoco, oltre 50.000 persone sono state ricoverate in ospedale tra maggio e settembre dell’anno scorso. Una cinquantina non sono sopravvissuti al caldo micidiale.

Col boom di turisti stranieri, legato anche alle Olimpiadi di Tokyo 2020, il governo ha prodotto volantini informativi in inglese in cui si avverte del rischio di colpo di calore e consiglia di bere acqua, anche se non si ha sete, di mantenere la temperatura della stanza sui 28 gradi, di usare un parasole, mangiare in maniera equilibrata e indossare abiti larghi. In ogni caso, bisogna prepararsi a temperature estreme. Molti non sanno che Tokyo si trova sulla stessa latitudine della Sicilia o di Teheran.

Montreal Gazette – Canada
Bill Zacharkiw – 30 marzo 2018
La gloria autoctona dei vini siciliani
Sarà pure un’isola, ma in termini di vino la Sicilia è un continente. Quello che mi piace di più è che, pur avendo un’incredibile varietà di terroir, che consente di coltivare diversi tipi di uve internazionali, a prevalere sono quelle autoctone. Ciò che impressiona è non solo la qualità dei vini, ma anche i prezzi, relativamente bassi. Molti associano la Sicilia al vino rosso, ma la gran parte della produzione è di bianchi. Nomi difficili: Grillo, Catarratto, Grecanico, Inzolia, Zibibbo, Carricante. La mia più grande scoperta è stata il Grillo.

Un tempo quasi esclusivamente usato per i vini fortificati, ora le cantine stanno capendo che può costituire un’uva di punta per l’isola. Eccezionale il Carricante. Produce bianchi molto eleganti che invecchiano bene. Nell’universo del vino bianco, sono unici. Tra i rossi, le principali uve autoctone sono il Nero d’Avola e il Nerello mascalese. Non potrebbero essere più diversi. Il primo è il cavallo di battaglia, si trova quasi ovunque e produce vini potenti, di un fruttato scuro, pepato e con tannini rustici. Ricorda il Montepulciano. Quando si fonde con il Frappato, dal frutto molto aromatico, il risultato è un vino delizioso e raffinato. Stile Beaujolais. Vero gioiello dei rossi è il Nerello mascalese. Molti produttori dicono che è il Pinot nero o il Nebbiolo della Sicilia: i suoi aromi sensuali, i tannini sottili come rasoi e la capacità di invecchiare con grazia parlano della sua grandezza.