Venti anni fa in un lussuoso albergo sul lago di Ginevra si è tenuta una riunione segreta tra i potenti del mondo. Politici, imprenditori e banchieri si sono riuniti per prendere importanti decisioni sul futuro dei loro affari…

di Maurizio Carta

Venti anni fa in un lussuoso albergo sul lago di Ginevra si è tenuta una riunione segreta tra i potenti del mondo.

Politici, imprenditori e banchieri si sono riuniti per prendere importanti decisioni sul futuro dei loro affari, sentendo l’approssimarsi della fine delle grandi risorse pubbliche, dovendo gestire la dismissione delle fabbriche, impauriti dalla contrazione della rendita fondiaria. In quella riunione cupa, per non perdere il loro potere e la capacità di gestire gli affari più profittevoli dello sviluppo, inventarono i “rigeneratori urbani”, schiavi obbedienti cui affidare il recupero non remunerativo dei luoghi dismessi, cui attribuire il carico della cura dei luoghi, sulle cui spalle mettere l’oneroso welfare di comunità.

Per crearli hanno preso il generoso corpo del volontariato e vi hanno innestato innovatori sociali e attivisti politici, qualche amministratore illuminato e professionisti coraggiosi. Hanno cucito insieme mecenati, architetti, urbanisti e designer con orticoltori, attivisti e artisti. Il risultato fu straordinario e furono prodotti migliaia di rigeneratori urbani, con un processo spesso autopoietico. E mentre i rigeneratori urbani con amore e fatica si sono presi cura degli spazi inutilizzati, il potere tradizionale ha continuato a occuparsi degli affari ben più remunerativi e ricchi di rendita, intercettando le poche risorse pubbliche rimaste nei grandi progetti.

Dopo venti anni l’esperimento, come sempre accade, è sfuggito al controllo degli inventori, e i rigeneratori urbani si sono emancipati, alimentati dalla potente energia culturale e sociale dei luoghi e delle comunità di cui si prendevano cura. Gli erano state lasciate le parti meno succulente del frutto urbano, ma piene di semi che, sotto le loro cure, sono diventati germogli e poi rigogliosi campi per coltivare il diverso presente: Farm Cultural Park a Favara, Periferica a Mazara del Vallo, Crezi Plus e Piazza Mediterraneo a Palermo, Librino a Catania, il Rabato a Troina e decine di altri sono i figli siciliani dei rigeneratori urbani.

Oggi è venuto il momento di prendere coscienza del valore sociale ed economico prodotto e liberare tutto lo straordinario dividendo della rigenerazione urbana e umana che in questi anni di esperimento genetico è stato creato. I rigeneratori urbani sono stati creati per occuparsi dei margini del profitto, ma oggi possono essere gli epicentri di una nuova catena del valore. E, quindi, reclamano nuove leggi, procedure e strumenti fiscali che riconoscano il valore della rigenerazione urbana per la progettazione del futuro delle nostre città in metamorfosi.